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Detto in pochissime parole. Da Auschwitz alle "gite" verbali della ministra Roccella

di Indiscreto controcorrente


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Ma cosa le dice il cervello? Reazione d'impeto (espressa con la massima deferenza), parafrasando il titolo di un film di alcuni anni fa interpretato dalla brava Paola Cortellesi, alle parole pronunciate dalla ministra della Famiglia e delle Pari opportunità Eugenia Maria Roccella sui metodi adottati della scuola italiana per far conoscere agli studenti la Shoah attraverso visite ai campi di sterminio: i viaggi della Memoria.

Quel metodo scientifico, perché la storia è scienza sociale, non ha convinto la ministra, che lo ha derubricato come "gite" scolastiche, quindi eguale a divertimento da fancaz... , soltanto funzionale a una posizione di rendita intellettuale e politica dell'antifascismo. In altri termini, che l'antisemitismo è collegato unicamente al fascismo.

Con estrema serietà, le ha già risposto la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, con una frase che suona come una scudisciata: “La memoria della verità storica fa male solo a chi conserva scheletri negli armadi". Riferimento alle complicità di tutti i fascismi europei con le SS nella deportazione e sterminio degli ebrei.

La ministra ha replicato che il suo pensiero è stato strumentalizzato. Non è la prima volta. La ministra Roccella, infatti, è una simpatica eterodossa, il che facilita equivoci e incomprensioni. Insomma, non è una che le manda a dire e non appena vede rosso prende cappello, e non perde occasione di stuzzicare la sinistra su uno dei suoi terreni di elezione, appunto l'antifascismo. Cioè su quel valore etico, morale e politico che permette alla ministra Roccella di esprimere liberamente le sue opinioni.

Per dirla con le parole autorevoli di Vittorio Foa nel rivolgersi al senatore, reduce della Rsi, combattente della X Mas, Giorgio Pisanò: " Se aveste vinto voi, io sarei ancora in prigione. Siccome abbiamo vinto noi, tu sei senatore. Questa è una differenza capitale”.

Quindi, alla ministra Roccella i democratici italiani devono l'obbligo del ringraziamento, perché oltre a ricordarci i numerosi scheletri nell'armadio di una parte politica, è talmente onesta da avvertire tutti noi che di alcune persone è sempre meglio non fidarsi. Non cambieranno mai.


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