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Alberto Trentini, un anno e 14 giorni nelle carceri venezuelane


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Qualcosa si muove. Lentamente. Alberto Trentini, l'operatore umanitario, 46 anni, rimane nel carcere di El Rodeo I. Ma lo sfogo della madre, Armanda Colusso, che il 15 novembre scorso, ad un anno dall'arresto del figlio, ha accusato il governo di inazione, ha dato una scosso all'esecutivo, che è uscito allo scoperto. Ieri l'altro, l'incaricato d'affari d'Italia a Caracas, Giovanni De Vito, ha incontrato Trentini, insieme con un altro detenuto Mario Burlò, imprenditore torinese, da mesi detenuto in Venezuela. Al diplomatico, Trentini e Burlò sono apparsi "in condizioni di umore migliore, rispetto alla precedente visita", avvenuta il 23 settembre scorso. In quella circostanza, i nostri connazionali avevano riferito di essere in buone condizioni di salute, di mangiare regolarmente, di godere di un'ora d'aria e di essere accusati insieme con altri detenuti politici dei reati di terrorismo e cospirazione. Sugli ultimi avvenimenti, si registra una nota del vice ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Edmondo Cirielli, in cui si ricorda la conversazione telefonica con la sua omologa venezuelana, Andrea Corao, e i ringraziamenti espressi dal Governo italiano per la visita consolare che l’Incaricato d’Affari a Caracas a Trentini e Burlò, con l'auspicio di ulteriori passi in avanti per la soluzione della doppia vicenda.


Tensione nei Caraibi

Sullo sfondo rimane elevata l'incertezza sulla situazione venezuelana, alle prese con l'offensiva militare Usa che ha dispiegato nel mar dei Caraibi una flotta che non lascia presagire nulla di buono, formata dalla portaerei Gerald R. Ford, navi da guerra, un sottomarino a propulsione nucleare, marines pronti allo sbarco, mentre il comandante in capo delle forze armate statunitensi, il presidente Donald Trump, non lesina minacce al presidente Maduro, e non nasconde al mondo la possibilità di realizzare un rovesciamento del governo attraverso la CIA.

Secondo tradizione, ha affermato Josep Borrell, ex Alto Rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari Esteri. La natura imprevedibile del presidente Donald Trump, autorizza a ipotizzare qualunque scenario, ha detto Borrell, aggiungendo che "non ci sarà un'invasione in stile Normandia, con barche che sbarcano sulla spiaggia, ma gli Stati Uniti hanno una lunga storia di destabilizzazione dei regimi latinoamericani. Non avevano bisogno di sbarcare in Cile: organizzarono un colpo di stato", lasciando a Pinochet di eliminare l presidente Salvador Allende. Infine, sul ruolo degli europei nella crisi venezuelana, e questo ci riporta a Trentini e Burlò, Borrell è stato categorico: "L'Europa non gioca alcun ruolo in questo. Non è mai stata una priorità dell'UE e, al Parlamento europeo, la questione si è ridotto a a un dibattito interno tra partiti spagnoli".

E ciò spiega la modesta eco rimbalzata in Europa delle notizie diffuse sia dal Washington Post, sia dal New York Times, sull'uccisione di due sopravvissuti nell'attacco missilistico nel mar dei Caraibi ad un'imbarcazione di presunti narcotrafficanti, avvenuto nel settembre scorso. Nel citare due fonti a conoscenza diretta dell'operazione, il Washington Post descrive l'atto secondo dell'operazione: l'uccisione di due membri dell'equipaggio che si aggrappavano ai rottami dell'imbarcazione, in linea con l'ordine del Segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, di eliminare l'intero equipaggio della nave.


Telefonata tra Trump e Maduro

La tensione tra Venezuela e Usa rimane elevata, anche se alterna preoccupazioni a passi diplomatici per raffreddarla, in un girotondo a dir poco schizofrenico. Ieri, venerdì 28 novembre, il ministro degli Esteri venezuelano Yván Gil ha reso pubblico l'incontro di giovedì sera con il Coordinatore Residente delle Nazioni Unite in Venezuela, Gianluca Rampolla, al quale è stato espresso l'obiettivo "di rafforzare la nostra cooperazione, basata sul rispetto della sovranità e sulla leadership del popolo venezuelano, insieme alle preoccupazioni per le minacce militari che colpiscono i Caraibi".  Peraltro, non è stato fatto mistero che il Venezuela concorda con l'ONU per adottare urgentemente una posizione ferma nella difesa dell'America Latina e dei Caraibi di fronte alle continue minacce degli Stati Uniti nella regione. Nello stesso tempo, il Venezuela ha revocato le concessioni operative alle compagnie aeree straniere Iberia, Air Europa, TAP, Avianca, LATAM, Turkish e GOL, che hanno sospeso il traffico aereo nel Paese, accusando le compagnie di “unirsi alle azioni terroristiche” sponsorizzate da Washington.

In contemporanea, i quotidiani venezuelani si soffermano su notizie della CNN. L'emittente di Atlanta ha riferito di un colloquio telefonico intercorso la settimana scorsa tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Nicolas Maduro. Oggetto, un possibile incontro negli Stati Uniti. La notizia è stata riportata ieri anche dal New York Times, che si affida a fonti anonime, direttamente implicate nella questione. La telefonata sarebbe diventata poi a "tre" per l'inclusione del Segretario di Stato USA Marco Rubio, ma non avrebbe portato a piani concreti per l'incontro.

Intanto, le Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) proseguono le esercitazioni difensive a Caracas, che hanno avuto un momento istituzionale ieri l'altro, 27 novembre, per la celebrazione della Giornata dell'Aviazione Militare Bolivariana.



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