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Torino, speranze di oggi e intuizioni delle Giunte Rosse

  • Vice
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 2 giorni fa

di Vice


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Pomeriggio con il passato e il presente allo specchio, ieri, 27 novembre, nella sala Colonne del Municipio di Torino. Nel convegno, promosso dai consiglieri emeriti del Comune, c'era posto per il ricordi delle Giunte rosse che governarono la città per un decennio dal 1975; dall'altra, per i propositi con lo scenario e i suoi interrogativi sul futuro di una Torino profondamente cambiata: non più capitale dell'auto, né dell'industria e, se diamo una sbirciatina alla recente cronaca, a rischio di perdere l'innovazione di Italdesign, quella straordinaria vetrina di modelli a quattro ruote che negli anni Sessanta si era inventata Giorgetto Giugiaro.

Una ragione in più per non abbandonare il settore automotive, "che deve rimanere una importante direzione di marcia", è stato detto all'unisono nella seconda parte del dibattito, che ha visto al tavolo insieme con la giornalista Stefania Aoi, l'economista Pietro Garibaldi e il docente del Politecnico di Torino Giovanni Durbiano. Il presente e il futuro, è stato ancora detto, deve svilupparsi anche su altre verticali, oltre all'automotive, e cioè l'industria aerospaziale, formazione e università, settore assicurativo e finanziario, il terziario con il turismo. Si tratta dello sviluppo di processi industriali e finanziari, su cui si ritorna in ogni convegno e dibattito, da cui volente o nolente dipende comunque la ripartenza della città. Vuoi perché da qualche parte è necessario partire, vuoi perché i margini di tempo, soprattutto per alcune fasce di cittadini, sono in via di esaurimento con gravi ripercussioni della qualità della vita, in particolare nelle periferie, dove al degrado si somma l'invadenza della criminalità che pregiudica la sicurezza quotidiana. All'amministrazione comunale del sindaco Stefano Lo Russo (assente ieri per le conclusioni, perché costretto da impegni inderogabili) si deve riconoscere l'impegno nel PNRR, che non è una valvola di sfogo o una soluzione tampone, ma è un concreto asse strategico d'investimenti sul quale innestare gli altri progetti di trasformazione urbana che andranno visti e scoperti nella loro complessità per essere apprezzati.

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Esattamente come accadde con le Giunte rosse guidate da Diego Novelli (da alcuni giorni in ospedale e al quale auguriamo di ristabilirsi rapidamente), che riuscirono a far risalire la china alla città. Era la Torino che cominciava a perdere alcune certezze e si dibatteva nel mezzo di una incipiente crisi economica. A soccorrerla furono intuizioni rivoluzionarie sul piano urbano, perché tali apparirono le prime pedonalizzazioni delle vie del centro storico, ostracizzate da importanti categorie economiche. Al rilancio contribuì anche l'esplosione di un'immagine conquistata con sperimentazioni e innovazioni culturali di alto profilo, che altre città avrebbero successivamente adottato. Non ultimo, divenne centrale per l'organizzazione della città il potenziamento dell'amministrazione pubblica e una politica di assistenza sociale che fece scuola. Nel complesso, fu un lavoro produttivo, secondo il sociologo Sergio Scamuzzi, uno dei partecipanti alla prima parte del convegno, che seppe con lungimiranza preparare il passaggio verso la terziarizzazione con la costituzione del CSI, i cui primi cinquant'anni sono stati celebrati ieri, 27 novembre, al Lingotto di Torino.


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I protagonisti dell'epoca, dall'allora capogruppo del Pci Giancarlo Quagliotti, al vicesindaco Marziano Marzano, e all'assessora Eleonora Artesio, intervistati dal giornalista Luciano Borghesan, hanno concordato su un merito non secondario delle Giunte rosse, che può essere equamente diviso tra la caratura dei partiti di governo cittadino (Pci e Psi), unita alla qualità della dialettica politica con le opposizioni, come ha ricordato Giuseppe Accattino (Dc), e il carisma espresso da Diego Novelli. Un binomio da cui nacque un rapporto empatico con la città, diventato in quegli anni fondamentale e con un prodigioso effetto di trascinamento per fare riconoscere il lavoro dell'amministrazione. E che divenne, nel momento del maggiore e più feroce attacco del terrorismo alla città, a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, uno degli argini-chiave per resistere e battere l'eversione. Una violenza che colpi l'industriale e poi vice sindaco nella seconda metà degli anni Ottanta Aldo Ravaioli che ha raccontato la vigilia del suo agguato, a cena proprio con Diego Novelli. Aneddoti di un passato davvero lontano.


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