Chi ha paura di Israele?
- Vice
- 9 ott 2024
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 10 ott 2024
di Vice

"Gli atti ostili compiuti e reiterati dalle forze israeliane contro la base 1-31 potrebbero costituire crimini di guerra e sicuramente rappresentano delle gravissime violazioni del diritto internazionale. Italia e Nazioni Unite non possono prendere ordini da Israele". Il ministro della difesa Crosetto dixit, nelle ore successive all'attacco dell'esercito israeliano alle tre basi in Libano dell'Unifil, il contingente di pace schierato dall'Onu.
Il mondo ora scopre che il Governo dello Stato di Israele non è minimamente interessato a guardare in faccia nessuno, a fare distinzioni tra amici e nemici, se ci si frappone tra l'iniziativa militare e i piani d'annientamento dei suoi nemici storici. L'esito è scontato: l'incauto è classificato d'ufficio come un nemico da neutralizzare. E che nessuno si illuda di sfuggire alla logica spietata dello Stato di Israele che mai ha lasciato in sospeso i conti, grazie a una straordinaria quanto implacabile memoria.
Agli italiani, che all'opposto non sono particolarmente competitivi quando si tratta di rimettere ordine nei ricordi, sarà sufficiente ricordare un anno, il 1973, e il nome di un elicottero, Argo 16, le inchieste del giudice Mastelloni, le accuse, i numerosi processi, le assoluzioni, le dichiarazioni dell'ex presidente Cossiga, per non irritare ulteriormente il Governo dello Stato di Israele. Ognuno al suo posto.
Anche il ministro Crosetto, costretto dagli eventi a convocare l'ambasciatore israeliano a Roma per notificargli una nota di protesta. Non sappiamo se lo ha fatto direttamente utilizzando il cellulare o se per prudenza non abbia preferito affidarsi a un corriere. Del resto, la prudenza non è mai abbastanza, soprattutto da quando l'ambasciatore israeliano all'Onu ha reso pubblica la raccomandazione all'Unifil, raccomandazione suonata come un diktat, di spostarsi di cinque chilometri più a nord per evitare i colpi dei carri armati Merkava.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha giudicato inammissibile l'azione militare di Tel Aviv. Singolare reazione. Perché, a essere onesti, chi avrebbe tutti i diritti di risentirsi è il governo dello Stato di Israele, cui è stato concesso dall'Occidente un assoluto laissez faire nel regolare la sua vendetta dopo l'eccidio del 7 ottobre. Oltre ai sussidi di dollari profusi dagli Stati Uniti per mantenere a regime massimo l'arsenale militare con cui imporre la legge del taglione a Gaza, in Cisgiordania, in Libano.
Ora, dopo la lezione su chi comanda davvero nel mondo, limitandosi a combattere in un fazzoletto di terra, Netanyahu ha più di un motivo per sentirsi orgoglioso e fiero del suo capolavoro politico: nessuno dei suoi predecessori era riuscito nell'impresa di rendere sicuro Israele provocando la paura totale negli altri, alleati inclusi.













































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