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A scuola con l'elmetto, fratello d'Italia perfetto...?

di Antonio Balestra


Questi primi cento giorni del governo Meloni sono stati caratterizzati da dichiarazioni ed uscite che spesso, con grande difficoltà, non siamo riusciti a ricondurre a proposte credibili ma a semplici boutade provocatorie. In molti casi oggetto delle dichiarazioni, alquanto fantasiose, è stata la scuola da sempre terreno di prova per personaggi di ogni tipo: improvvisatori, provocatori e politici d’assalto. In questo quadro si inserisce l’uscita di qualche giorno fa del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari che auspica un progetto per l’insegnamento del tiro a segno nella scuola. Affermazione che nel tardo pomeriggio di oggi, 7 febbraio, Giorgia Meloni ha personalmente smentito. Ne prendiamo atto, ma ciò non ci esime da alcune riflessioni.

Non possiamo escludere che all’interno di una delle quasi 8500 scuole italiane ci possa essere un progetto di avvicinamento al tiro a segno. Uno dei tanti progetti costruiti sugli studenti tenendo conto delle condizioni, del contesto, delle risorse e degli obiettivi che si vuole perseguire. Questo rientra nella progettualità di ogni singola scuola sancita dall’autonomia scolastica. Ma pensare di inserire l’apprendimento dell’utilizzo delle armi da fuoco in percorsi istituzionali è perlomeno inquietante. Se poi ad avanzare questa proposta è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, indicato come il factotum di Giorgia Meloni l’inquietudine si trasforma in vera preoccupazione.

Il senatore Fazzolari, dopo avere smentito parzialmente le sue frasi, ha affermato che il tiro a segno rientra fra gli sport olimpici. Vero, così come gli altri 39 che sono presenti ai Olimpici. Uno sport sicuramente meritevole della stessa dignità degli altri ma forse da proporre con massima prudenza in percorsi educativi rivolti ad adolescenti all’interno delle nostre scuole.

L’esponente politico del partito della presidente del Consiglio ha una particolare sensibilità verso le armi ed un certo fastidio verso regole che possano limitarne il possesso e la diffusione, come dimostra un video con una sua intervista alla fiera di EOS 2022 dello scorso maggio, dove auspicava una riduzione delle limitazioni nella concessione delle autorizzazione al possesso di armi. Tra l'altro, ricordiamo che grazie ad un emendamento di Fratelli di Italia, di cui lui era primo firmatario, è stato abolito a fine 2021 il divieto di utilizzo civile e sportivo di armi e munizioni calibro 9x19 (conosciute come parabellum).

Qualche tempo fa lo stesso Fazzolari aveva dichiarato che la liberalizzazione delle armi non porterebbe a situazioni incontrollate in stile Stati Uniti, perché “chi fa tiro sportivo sa che non può sgarrare, altrimenti perde il porto d’anni”. Sicuramente Claudio Campiti autore della strage di Fidene si sarà visto ritirare il permesso di possesso della sua pistola sportiva con la quale si allenava al poligono, stessa sorte sarà certamente toccata all’omicida della povera Martina Scialdone. Ma non ci pare una grande soddisfazione per i familiari delle vittime.

Ma se questi come altri tragici avvenimenti dovrebbe portare ad una seria riflessione sulla necessità di limitare il più possibile il possesso di armi sportive, a maggior ragione è inaccettabile che la scuola possa diventare l’anticamera dei poligoni di tiro. Andrebbe ricordato al senatore Fazzolari che la scuola non è terreno di propaganda e che il mandato principale che la nostra Costituzione - guarda caso la stessa Costituzione al suo 75° anniversario associata in conferenza stampa da Amadeus alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella stasera al Festival di Sanremo - dà ai docenti è quello di formare i cittadini del futuro, cittadini che si riconoscano nei valori della convivenza civile. Più che di elmetti avremmo bisogno di teste pensanti e critiche, in grado di costruire il proprio futuro e non di distruggere quello degli altri.

Tutto questo si inserisce in un contesto sociale preoccupante di cui la scuola ne è indirettamente lo specchio. Dovremmo ricordare l’aumento della baby gang presenti sul territorio nazionale e come, secondo il rapporto della Direzione centrale della Polizia criminale di fine anno, è aumentato del 14,3% il numero dei minori denunciati e arrestati.

Si registra inoltre un preoccupante aumento dei casi di aggressione ai danni dei docenti e compagni da parte di alunni, di atti di bullismo e di vandalismo. Così mentre il ministro all'Istruzione e al Merito Giuseppe Valditara è impegnato ad esprimere la propria solidarietà alla professoressa colpita al volto in classe da un suo studente con una pistola di pallini di gomma, il suo collega di governo chiede per gli stessi un corso per migliorare la propria mira.

La scuola in questi anni, come presidio educativo spesso esclusivo per molti adolescenti, è stata chiamata a dare una risposta ad un’emergenza sociale rappresentata da numeri preoccupanti, riconducibili non solo alla passata pandemia. Il supporto psicologico all’interno delle scuole è ormai diventato strutturale e la necessità del sostegno è emerso anche da un report dell’Ordine degli psicologi che ha rilevato un aumento delle terapie per gli under 18 anni del 31%. I reparti di neuropsichiatria infantile hanno visto aumentare in maniera significativa i ricoveri così come purtroppo si è registrato un preoccupante aumento dei suicidi dei minori. I docenti devono fare quotidianamente i conti con un aumento dei casi di ansia, di depressione e di autolesionismo.

La scuola ha il dovere di accompagnare i propri studenti lungo una strada di crescita e di consapevolezza sempre più impervia. Per fare questo ha bisogno di dignità e del riconoscimento del suo prezioso ruolo sociale non certo di armi, con buona pace per il Senatore Fazzolari.


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