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Spie vecchie e nuove, segreti di Stato e ombre pesanti sulla democrazia

Aggiornamento: 26 apr

di Marcello Croce


Non c’è niente da fare, ormai apparteniamo da tempo a una democrazia mediatica. L’aggettivo non deve essere inteso nella banalità semantica degli attributi aggettivali scaduti a ovvietà. Si tratta invece di una connotazione altamente problematica, perché è un epiteto che trasforma profondamente il sostantivo a cui si riferisce. Oggi il mondo della comunicazione definisce l’essenza della relazione umana in quasi tutte le sue espressioni, ben compresa quella politica.

Per capirci, oggi l’intero spazio relazionale del pensiero umano (il pensiero è sempre relazione con alcunché, è sempre intenzionale, ossia relativo a qualche oggetto) è occupato stabilmente dai media: da “ciò che sta nel mezzo”. Si sovrappongono, cioè, al senso di realtà che ognuno di noi possiede naturalmente (ognuno entro i propri limiti, si capisce), determinando un senso di realtà estremamente eterogeneo, incoerente, mutabilissimo; al di sotto (si fa per dire) del quale il soggetto individuale è continuamente sollecitato e mobilitato. Quella che comunemente chiamiamo società della comunicazione è la bolla semantica che scopre (nel senso di svelare, far apparire) la sequenza quotidiana, o anche ora per ora, degli “avvenimenti”: di quel che succede nel mondo, o in Italia, o a Torino. In tal senso si direbbe che oggi tutto si è fatto visibile, tutto è accessibile, tutto accade nei media.


Strani episodi, incidenti e coincidenze

Proprio tutto? Il mio richiamo all’evoluzione mediatica della democrazia si collega a un paio di notizie entrate nella bolla (appunto!) di recente, che fanno invece appena intuire l’esistenza di un sottosuolo inquietante. Una ramificazione di cunicoli sotterranei nasconde la storia italiana dal lontano dopoguerra in modo quasi ossessivo: le trame dei servizi segreti internazionali e/o nazionali. Si direbbe che la coltre mediatica che col suo flusso semantico incapsula e ingloba l’accadere nel mondo, si lasci sfuggire e anzi copra un nascosto fermento di azioni sovente torbide o addirittura criminali, che si svolgono nello spazio di oscurità che ogni apparizione produce (per capirci, come il sole oscura le altre stelle).

La prima notizia. che per brevità sintetizzo, è stata riportata dal Sole 24 Ore dello scorso 22 aprile. Nell’affondamento, avvenuto nel Lago Maggiore il 28 maggio 2023, della barca a vela da 16 metri “Good...uria” (sic!), morirono quattro delle ventitré persone a bordo. Ventuno di queste persone, tutte tranne lo skipper Claudio Carminati, sopravvissuto al naufragio e la sua compagna, la russa Anna Bozhkova, morta invece nelle acque del Verbano, erano agenti dei servizi segreti, israeliani e italiani. Il silenzio su questo grave incidente è stato assordante.

Ma David Barnea, direttore del servizio segreto esterno israeliano, il Mossad, lo ha appena svelato nel corso di una cerimonia in ricordo dei caduti, citando un certo M., morto nel naufragio. Barnea ha tessuto l’elogio di questo anonimo M. che perì nel naufragio mentre attendeva, con il resto dei partecipanti alla “gita”, alla preparazione di operazioni militari contro l’Iran. I giornali israeliani, riferendo sulla cerimonia, hanno aggiunto che l’agente del Mossad era morto «mentre lavorava con l’intelligence italiana per impedire a Teheran di ottenere armi avanzate».

Fatto curioso, aggiunge il Sole 24 Ore, è che il citato Carminati «poco più di un mese prima del naufragio aveva costituito insieme alla sua compagna una società con un capitale sociale irrisorio, 475 euro, per l’organizzazione di escursioni, attività ricettive e imbarcazioni». Lo studio notarile a cui si era rivolto, in Alessandria, si trova «nello stesso stabile dove, al quinto piano, mercoledì scorso è stato trovato senza vita il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, il notaio Luciano Mariano».


L'inchiesta romana su Giuseppe Del Deo

Al contrario di questa vicenda, passata quasi di soppiatto e in punta di piedi attraverso i notiziari, emersa comunque su questo sito, una seconda ha avuto invece ampia diffusione, e riguarda l’indagine aperta dalla procura di Roma a riguardo della scoperta di “operazioni di spionaggio illegale e di altre operazioni illecite legate alla sicurezza nazionale”. È noto a tutti che le tecnologie digitali possono servire agli interessi del crimine organizzato, consentendo la raccolta e la gestione di “dati” relativi a persone o cose: a scopo di minaccia o di ricatto. Si tratta (perciò) di strumenti molto consoni al settore legale e illegale dello spionaggio. Non c’è tanta differenza, a ben vedere, fra questo caso e quello che abbiamo citato, quando pensiamo ai fatti oscuri legati alla figura di Epstein e ai suoi legami con il mondo politico americano e israeliano.

Nel caso odierno è emerso un ex-agente dei servizi segreti italiani (ma l’altro caso ci avverte che i nostri servizi segreti forse non sono mai solo italiani), indagato per la violazione della legge che precetta il funzionamento dei servizi segreti e accesso abusivo a sistemi informatici. Con l’ipotesi del reato di truffa e peculato. Il suo nome alle cronache ufficiali è Giuseppe Del Deo, personaggio che si dichiara, ça va sans dire, pronto a dimostrare la sua estraneita ai reati che la Procura gli addebita. Ma è solo parte di una vicenda che investiva un imprenditore nel settore della cybersicurezza, un ex-generale della Guardia di finanza, un altro ex-agente dei servizi segreti e quant’altri.

Quello che preoccupa è il fatto che tutti quanti, per ragioni operative, erano personaggi contigui e/o a contatto dei nostri governi nazionali. E questo a partire almeno dal 2011. Si fa strada il sospetto che la banda abbia saccheggiato via via segreti di Stato, trafugato archivi telematici riservati, intercettato o registrato persone a fini di ricatto installando dietro compenso dei software di spionaggio nei computer e negli smartphone di esponenti e responsabili di governo: tutto mediante la raffinatissima strumentazione di cui sono dotate le forze dell’ordine, evidentemente con fini ben diversi da quelli della nostra sicurezza nazionale! Povera Italia!

Il bello è che l’ex-agente Del Deo, quando era dirigente del reparto economico finanziario dell’AISI (l’agenzia di intelligence interna, cioè addetta alla protezione del sistema operativo e delle persone fisiche del governo), addirittura era in possesso di deleghe per operare direttamente sul conto corrente intestato alla presidenza del Consiglio! Si dubita che abbia praticato un traffico di acquisti di Stato con fini speculativi. Qualcosa di simile accadde anche al Contrammiraglio Wilhelm Canaris, quando dirigeva i servizi segreti della Repubblica di Weimar, un secolo fa...


Le bombe della Strategia della Tensione

Ma osservavo più sopra che la vicenda delle trame oscure – al di sotto o al coperto della comunicazione mediatica – occupa l’intera nostra storia fin dal dopoguerra, quando l’Italia ne uscì con le ossa rotte e divenne campo di scontro fra tre grandi potenze sovranazionali, quella americana, quella sovietica e quella (millenaria e pacifica) del papato. Fu un miracolo se come nazione (solo) unitaria abbia potuto mantenere la parvenza di una

sovranità. Ma non c’era nemmeno ancora la televisione.

Si sa che le convulsioni della politica internazionale di continuo attraversarono il Mediterraneo, incrociandosi sull’Italia e sulla politica italiana, che oltre allo scontro fra i due blocchi ebbe anche a che fare con la mafia, il terrorismo e i drammi ininterrotti della Palestina. Forse fu proprio l’altra sponda del nostro mare, con i paesi arabi e il conflitto palestinese, a coinvolgere il nostro territorio attraverso una pressione ininterrotta della potenza d’oltreoceano e di quella d’oltrecortina, e con essa una serie di vicende occulte, ma sensibili disseminate di attentati criminali, individuali e di folla.

Le bombe nelle piazze e sui treni (Milano 1969, Gioia Tauro 1970, Brescia 1974, San Benedetto Val di Sambro 1974, Bologna 1980), le uccisioni nelle strade – fra le quali emblematica fra tutte quella del rapimento di Moro (1978) – segnarono di sangue una guerra segreta che non ebbe mai o quasi mai un volto preciso, ma che facilmente porta il marchio della guerra fredda e del più atroce dei conflitti del dopoguerra, almeno in questa parte del mondo – quello palestinese. Processi e condanne confermarono semplicemente tesi politiche compiacenti o comunque evasive, ovvero dettate da slogan come “opposti estremismi” o “terrorismo nero”, facilmente scaricabili su individui isolati e in pratica indifesi. Si ignorò per principio, da parte dei tribunali, la politica: quella vera, che in Italia non poteva essere che quella internazionale – per la posizione geopolitica di Paese soggetto a condizioni di sovranità limitata, cioè di interferenza continua, quasi sempre costituita da veti o da ricatti. E questo induce a pensare che anche allora nel sottosuolo del nostro Paese sia stato rappresentato un copione molto diverso da quello recitato quotidianamente dalla nostra giovane televisione.





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