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Detto in pochissime parole. Creta, desiderio inconfessato di Netanyahu

Aggiornamento: 4 ore fa

di Indiscreto controcorrente


Le mire espansionistiche di Israele e del suo premier sono di dominio pubblico. Domandare per sapere e chiedere per avere notizie ai palestinesi della Cisgiordania, a gazawi e libanesi. Ma, ora, dopo il recente blitz notturno della marina militare di Tel Aviv nelle acque internazionali davanti all'isola di Creta, la comunità internazionale è seriamente preoccupata per le possibili prossime mosse in grande stile di Netanyahu.

A nessuno sfugge che gli epigoni di Barbanera e di Drake abbiano agito a circa 120 miglia dalle coste israeliane. Non a caso, è stata un'operazione definita dai più un "atto di pirateria" che ha portato al blocco di decine di imbarcazioni della Flotilla con rotta sulla Striscia di Gaza per soccorrere con aiuti alimentari la popolazione e al fermo di quasi duecento attivisti, tra cui 23 italiani, "trattati" alla stregua dei peggiori criminali.

In particolare, si teme che il metodo che contraddistingue la politica del governo israeliano, cioè quella di anticipare gli eventi, possa portare all'occupazione di Creta per garantirsi l'ombrello della sovranità territoriale con cui non limitarsi soltanto a bloccare, ma ad affondare direttamente le imbarcazioni di passaggio con l'imperativo della sicurezza dello Stato, che per il governo di Israele equivale alla famosa locuzione "l'unico nemico buono è quello morto".

Ora, nell'attuale e generale situazione di genuflessione internazionale ai voleri di Netanyahu, le forze armate israeliane sono davanti a un solo e unico interrogativo: come si procede all'occupazione dell'isola? Con un'operazione dal cielo, col lancio di una brigata di parà preceduto da un preventivo e massiccio bombardamento delle coste di Creta o, dopo l'utilizzo di droni e l'abituale pioggia di missili di cui è maestro l'IDF, con lo sbarco di mezzi anfibi, versione D-Day?

L'ultimo precedente storico della guerra moderna fu l'Operazione Mercurio definita dallo stato maggiore della Wermacht nella Seconda guerra mondiale per dare il benservito dall'Egeo, non dal Mediterraneo, alla Home Fleet. Ma per i tedeschi si rivelò un bagno di sangue. I britannici grazie alle intercettazioni di Ultra "attesero" le truppe aviotrasportate nemiche e le fecero a pezzi. Hitler, nonostante la conquista dell'isola, ebbe una crisi di nervi e visse la distruzione dell'unità paracadutista, fiore all'occhiello della Wermacht, come il segno premonitore che le invasioni non fossero proprio il punto di forza tedesco. E così, l'obiettivo della conquista di Malta per il controllo del Mediterraneo fu, per fortuna di Churchill e dell'Impero Britannico, cancellato dall'agenda nazista.

Chi comanda in maniera autocratica o quasi in nome della guerra permanente uno stato democratico non ha però tali problemi. Sa bene che nessuno si frapporrebbe all'invasione di Creta: l'esercito greco al massimo potrebbe usare qualche cerbottana. E i silenzi dell'Europa e del mondo dinanzi alla continua violazione dei diritti umani, al genocidio di Gaza e ai quasi tremila morti in due mesi di guerra nel mezzo di una finta tregua in Libano, sono la migliore autorizzazione a procedere a fare quello che si vuole con la forza su scala internazionale. La paura fa novanta. Esattamente come quando si pensa a Netanyahu e ai suoi complici.



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