top of page

Il Pci e la nascita della Repubblica: due giornate di studio a Castellazzo Bormida

Ne parla lo storico Alexander Höbel, docente all'Università di Sassari

di Alberto Ballerino


Un convegno per ripensare la nascita della Repubblica italiana e il ruolo avuto dal Partito Comunista in questa fondamentale passaggio storico. A promuoverlo la Fondazione Longo, l’associazione Enrico Berlinguer e Futura Umanità a Castellazzo Bormida in via Baudolino Giraudi 421 nelle giornate dell’8 e del 9 maggio. ‘1946 – 2026. Il Pci, l’avvento della Repubblica, l’Assemblea Costituente’ è il titolo dell’iniziativa, che gode del patrocinio del Comune di Castellazzo Bormida e della collaborazione dell’Associazione Memoria della Benedicta e dell’associazione Gioco dl Mondo. Venerdì 8 maggio, si inizierà alle 17: dopo i saluti istituzionali, interverranno Carlo Felice Casula (Università Roma 3), Pierluigi Totaro (Università di Napoli Federico II), Michele Prospero (Università Sapienza di Roma)  e Fiammetta Balestracci (Consulente della Commissione Europea). Alle 21 si terrà un ricordo di Aldo Tortorella e Carla Nespolo. Il giorno dopo, a partire dalle 9,30,parleranno Sergio Gentile (associazione Futura Umanità), Alexander Höbel (Università di Sassari), Francesca Chiarotto (Università del Piemonte Orientale) e Margherita Bassini (Fondazione Longo).

Un ruolo chiave nell’organizzare sul piano scientifico di queste due giornate è stato svolto dal professore Alexander Höbel. “In occasione dell’ottantesimo del referendum del 2 giugno e della nascita della Repubblica  - dice – abbiamo pensato di approfondire il ruolo del Pci sia nella lotta per la Repubblica sia nei lavori per la Costituente. Ricordiamo che Togliatti in particolare è stato un padre costituente e che a lui dobbiamo molti degli articoli più significativi della carta costituzionale. Una parte del convegno sarà dedicata alla costruzione del Pci come partito di massa”.

Interessante è capire su quali aspetti della Costituzione ha più inciso Togliatti. “Sono soprattutto gli articoli sui rapporti economici e sociali, in particolare quelli relativi alle forme di proprietà come il 41, 42, 43, 44. In questa parte la nostra Costituzione chiarisce che in Italia non è lecita solo la forma  privata di proprietà dei mezzi di produzione   ma anche quella pubblica e di comunità di lavoratori e di utenti. Prevede inoltre che in alcuni casi, per scopi di interesse generale, lo Stato può espropriare, salvo indennizzo, industrie o settori industriali di particolare rilievo strategico. Sono gli articoli della Costituzione più innovativi perché delineano il quadro di un’economia mista in cui ci sono anche la proprietà pubblica e quella cooperativa, dando allo Stato delle leve per intervenire sull’economia e tutelare l’interesse collettivo. Senza questi articoli, difficilmente sarebbe stato possibile, per esempio, nazionalizzare l’industria elettrica all’epoca del primo centro sinistra all’inizio degli anni Sessanta. Dunque non sono rimasti solo su carta, diventando fattori molto concreti della nostra storia politica e sociale, quando in una certa fase la parte pubblica ha rappresentato una parte consistente del mondo produttivo ed economico italiano, anche nel credito”. Sono in fondo le parti in cui in anni più recenti si sono fatti molti passi indietro. “Questo modello di economia mista ha fatto andare avanti il paese per tanto tempo, poi è stato gradualmente smantellato in nome di dogmi neoliberisti e non mi pare siano venuti effetti benefici né sul piano sociale della redistribuzione dei redditi  né su quello della crescita economica”.

Il convegno inevitabilmente porrà l’accento sulla diversità del Pci rispetto agli altri partiti comunisti. “È stato l’unico nell’Europa Occidentale ad essere effettivamente una forza costituente, collaborando concretamente alla stesura di una Costituzione democratica. C’è un elemento di originalità del comunismo italiano, che è stato riformatore e ha scelto la via democratica fin dal 1944. È andato avanti sulla base anche della via gramsciana della costruzione di un’egemonia nella società civile che doveva porre le basi per una partecipazione politica e dunque al governo del paese. Questa è una peculiarità italiana. Certo ci sono tratti comuni in particolare con i comunisti francesi ma in Italia, per il contributo di Togliatti, il Pci è andato maggiormente avanti su questa strada sia dal punto di vista dell’elaborazione sia da quello storico per il ruolo giocato nella società. Tanto che a lungo si sono cercati vari strumenti per emarginarlo. Se effettivamente l’esclusione dal governo del paese è riuscita nel quadro degli equilibri della guerra fredda non così è stato nella società dove, pur rimanendo all’opposizione, si è radicato in modo capillare. È  riuscito a giocare un ruolo anche sul piano parlamentare e legislativo, contribuendo alle fasi di riforma più significative. Penso in particolare al periodo della Solidarietà nazionale nella seconda metà degli anni Settanta in cui vengono varati il Servizio Sanitario Nazionale, l’equo canone, la legge 180, il diritto all’aborto e così via”.


Commenti


L'associazione

Montagne

Approfondisci la 

nostra storia

#laportadivetro

Posts Archive

ISCRIVITI
ALLA
NEWSLETTER

Thanks for submitting!

Nel rispetto dell'obbligo di informativa per enti senza scopo di lucro e imprese, relativo ai contributi pubblici di valore complessivo pari o superiore a 10.000,00, l'Associazione la Porta di Vetro APS dichiara di avere ricevuto nell’anno 2024 dal Consiglio Regionale del Piemonte un'erogazione-contributo pari a 13mila euro per la realizzazione della Mostra Fotografica "Ivo Saglietti - Lo sguardo nomade", ospitata presso il Museo del Risorgimento.

© 2022 by La Porta di Vetro

Proudly created by Steeme Comunication snc

LOGO STEEME COMUNICATION.PNG
bottom of page