L'EDITORIALE DELLA DOMENICA. Lo Russo, il bis non sarà una passeggiata
- Gian Paolo Masone
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di Gian Paolo Masone

La questione sulla sua candidabilità alle elezioni del 2027, dopo una serie di fiammate (con qualche lieve ustione, Askatasuna in primis) nei mesi scorsi, è sembrata volutamente "silenziata" dalla coalizione che lo sostiene; quasi una tacita strategia di estraniazione dal contesto, per contribuire al rilancio di un'immagine più empatica nei rapporti con i torinesi. Operazione più che legittima e comprensibile, ma che si giustifica sul piano politico solo a patto che la polvere non si metta sotto il tappeto. Di qui una ripresa sulla questione, perché sarebbe un grave errore sottostimare gli inciampi che oggi come ieri si frappongono sulla strada verso una possibile rielezione di Stefano Lo Russo a sindaco di Torino. Inciampi che rendono il cammino tutt’altro che agevole. È opportuno analizzare, seppur brevemente, le principali criticità che si frappongono tra il sindaco uscente e la riconferma alla guida di Torino.
Ostacoli di natura politica
In primo luogo, il bacino dei potenziali elettori rischia di essere eroso da difficoltà di natura prettamente politica. La prima è costituita dalla mutata identità del Partito Democratico che, negli ultimi anni, ha indebolito sia il collegamento con il mondo del lavoro (storica eredità dei DS, prima ancora del Pds), sia il legame con il popolarismo cattolico proveniente dalla Margherita. Questi scollamenti, evidenti soprattutto a livello nazionale, devono essere recuperati localmente con tempestività, anche attraverso azioni simboliche.
Il secondo scoglio, sotto gli occhi di tutti, è rappresentato dal rapporto con il Movimento 5 Stelle. Al di là della collocazione politica degli eredi di Grillo che si riconoscono nella leadership di Giuseppe Conte, che non può essere definita di sinistra tout court, i Pentastellati nutrono verso il PD torinese e verso la figura del Sindaco un’atavica conflittualità, difficilmente superabile.
Ostacoli che nascono dai vissuti
È ormai opinione condivisa che, tra le forme di democrazia oggi diffuse in Occidente, il modello ideale sia quello "deliberativo" teorizzato da Habermas e Rawls, che considera il cittadino un interlocutore stabile piuttosto che un mero elettore. In tale contesto, il voto dovrebbe essere il punto di arrivo di un confronto articolato, basato su argomentazioni solide e razionali, nonché sulla consultazione di dati e documenti resi fruibili. Il consenso dovrebbe, conseguentemente, premiare chi dimostri di perseguire il bene comune anziché interessi di parte.
Nella realtà, tuttavia, l’esito delle urne dipende spesso da elementi che esulano dalla pura razionalità e anche dall’appartenenza politica. Tra questi, spicca l’importanza dei vissuti. Con questo termine si indica la dimensione soggettiva dell’esperienza — quella che comunemente chiamiamo percezione: una sfera emotiva che muta legittimamente da individuo a individuo di fronte al medesimo evento. Una volta che tale percezione si è sedimentata, essa non cerca più di trovare conforto in elementi oggettivi: resta radicata nella coscienza e diventa difficile da rimuovere, a meno che non intervengano sugli stessi temi nuovi vissuti di segno opposto.
Con questa breve premessa, ecco alcune convinzioni profonde diffuse tra la cittadinanza che potrebbero penalizzare Lo Russo:
1) Il vissuto del disinteresse: la durata quasi "biblica" di alcuni cantieri (come il sottopasso del Lingotto o i lavori della Metropolitana) ha generato la percezione di uno scarso interesse per la fluidità della vita quotidiana. Parallelamente, nelle periferie è maturata la convinzione che i quartieri meno centrali siano penalizzati dai grandi eventi che inevitabilmente coinvolgono più la ZTL.
2) Il vissuto dell’insicurezza: la Polizia Locale è sempre meno visibile nel presidio del territorio, salvo che per interventi legati alla viabilità principale. Si nota, di contro, una certa accondiscendenza verso fenomeni di disordine urbano, come la sosta selvaggia dei mezzi di soccorso stradale, percepita come una zona d'ombra nella legalità quotidiana.
3) Il vissuto della trascuratezza organizzativa: anche tra i cittadini più a favore di una città inclusiva che accolga le fragilità anche nel centro storico, si sta consolidando l’idea che l’inclusività debba essere accompagnata dalla gestione dei problemi conseguenti (non è accettabile, ad esempio, che le entrate dei parcheggi più frequentati dai turisti siano ridotti permanentemente a latrine.
4) Il vissuto dell’eccessivo ossequio per Stellantis: una parte della cittadinanza percepisce una devozione talvolta eccessiva e mai ricambiata verso le dinamiche del mondo Agnelli-Elkann.
5) Il vissuto dell'eccessiva sovrapposizione con il Presidente della Regione: il rapporto con il Presidente Alberto Cirio sembra andare oltre la necessaria concordia istituzionale; si fatica a ricordare, negli ultimi anni, una reale divergenza di vedute su temi cruciali, dando l'impressione di un eccessivo appiattimento delle distinzioni politiche (… se la pensano nello stesso modo, perché non votare per un candidato apparentato a Cirio?).
Se questa analisi coglie nel segno, la corsa di Stefano Lo Russo verso Palazzo Civico dovrebbe subito curarsi di correggere i vissuti negativi e di valorizzare quelli positivi che pure non mancano: tra questi quello di un sindaco retto che ha saputo attirare, mantenere e valorizzare i cosiddetti grandi eventi e non solo, con la barra sempre ben ferma sui valori della Costituzione, dell'antifascismo e della Resistenza.
Senza questa attenzione il consueto giro dei mercati rionali negli ultimi giorni di campagna elettorale, sia pure accompagnato da plurime asfaltature di strade e piazze, questa volta potrebbe non essere sufficiente alla riconferma.













































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