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Aggiornamento: 5 mag

Uno sconosciuto di nome Robert Allen Zimmerman in arte Dylan

a cura del Baccelliere


Bob Dylan, prossimo agli 85 anni il 24 di questo mese, è un mistero, al di là del suo contributo fondamentale alla storia della musica, ai più è sconosciuto. Questo ha a che fare con la sua personalità. Ha scritto un’infinità di canzoni e ci devono bastare quelle. Robert Allen Zimmerman, come si chiama all’anagrafe di Duluth, Minnesota, ha fatto il possibile nella sua lunga vita per vivere nascosto, a dispetto della sua immagine pubblica. Mostrarsi il più sfuggente possibile gli ha permesso di essere sempre un passo avanti rispetto all’idea che ne avevano il pubblico, i discografici, la critica.

L’artista è generoso, fra dischi, concerti, collaborazioni, canzoni. Non si sottrae al pubblico, ma rifiuta di essere fissato in un’identità o in un significato univoco: lascia che siano le sue opere a parlare, mentre lui, anche quando si espone, rimane volutamente elusivo.

Dylan all’inizio era voce, chitarra e armonica, tutto rigorosamente acustico. Poi sono arrivati il folk rock e le chitarre elettriche - Like a rolling stone[1] con la Stratocaster di Mike Bloomfield a tessere mosaici. L’evoluzione, necessaria, gli fruttò un’accusa di tradimento della purezza delle origini. Al festival di Newport nel 1965 fu contestato sonoramente. Le cronache raccontano che abbandonò in lacrime  - o forse solo scosso - e tornò per suonare una versione acustica di It’s all over now baby blue. La leggenda vuole che, non trovando un’armonica a bocca in do come nell’originale, l’abbia suonata in mi.

Questo pentimento apparente non significava che fosse tornato sui suoi passi. Dylan rimase fedele a se stesso. Vennero alcuni dischi fondamentali culminati in Blonde in blonde.[2] Poi arrivò l’incidente in moto del 1966 che segnò un ulteriore cambiamento nel modo di porsi. La sosta forzata lo restituì più riflessivo, meno prigioniero di un ruolo, quello di voce di una generazione, che gli andava piuttosto stretto. Recuperò sonorità country. Nashville skyline fu la metafora dei suoi nuovi orizzonti.

Gli anni ‘70 lo videro ancora protagonista. Prima la colonna sonora di Pat Garrett and Billie the Kid - sapeva fare anche questo, nonostante non fosse Morricone. Poi Desire, con la cavalcata di Hurricane.[3] La conversione e qualche disco un po’ così. Progressivamente la sua musica non nasceva più dal dialogo con l’epoca, ma da una dimensione personale e stilistica che continuava ad esistere anche quando il mondo andava in un’altra direzione.

Probabilmente era diventato meno impetuoso, non aveva più l’impatto culturale esplosivo degli anni ’60–’70, quando ogni sua mossa spostava davvero il baricentro della musica e dell’immaginario. Dagli anni ‘80 in poi Dylan non cercò più di fotografare un’epoca, accettando serenamente di essere fuori moda, il che non significava che fosse anacronistico, ma semplicemente teso a rivendicare la propria autonomia. Nel 1997 in piena epoca di britpop ed elettronica, Dylan pubblicò un disco come Time out of mind[4] lento, scuro, pieno di morte e memoria. Venne il Nobel e chi lo ha amato pensò fosse meritato nonostante le polemiche. Arriviamo così ai giorni nostri.

Lo spunto per ripensare Dylan oggi viene da una serie televisiva, quella dedicata a Lidia Poët, la pioniera dei diritti delle donne, prima avvocata ad essere ammessa a far parte dell’ordine professionale. La sigla dell’episodio conclusivo dell’ultima stagione è una cover, cantata da una voce femminile di The Times they are a-changing[5]. Nella serie il tema della parità di genere e della sua evoluzione è affrontato in termini romanzati ma comunque forti. Il fatto che sia stata scelta questa canzone di Dylan è significativo. Il suo è diventato un linguaggio condiviso, un codice, una voce del passato che il presente impiega per dare forma al bisogno di cambiamento. Al di là dell’istituzionalizzazione che il Nobel ne ha dato, questo rappresenta uno dei più rilevanti segni di sopravvivenza culturale attiva. Molti premiati con il tempo si sono scoperti meno centrali e influenti. Dylan, lo sconosciuto, è ancora presente e, dopo aver attraversato epoche diverse, continua ad avere significato.


Note

[5] https://youtu.be/MqYb16K1J28?si=7HgQkfN0GeU5Nfb4 si tratta dei Fort Nowhere , band britannica nota per aver composto e riarrangiato temi per accompagnare serie televisive.

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