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Viaggio nell'Italia insolita e misteriosa

Il bestiario sacro delle chiese/1

 

di Ivano Barbiero


Non si esaurisce a Curtatone, nella Chiesa della Madonna delle Grazie,[1] il singolare percorso del nostro viaggiatore, Ivano Barbiero, alla ricerca dei casi di luoghi di culto in cui si affacciano dalle volte animali esotici impagliati o mummificati, diventati nei secoli una presenza sospesa tra il sacro e il profano, quanto la testimonianza diretta del costume delle varie epoche, e non solo sul piano delle credenze legate alla fede, e dell'espressione anche sul piano degli scambi commerciali all'interno della penisola. Così da Curtatone, in provincia di Mantova, antico territorio dei Gonzaga, Barbiero ci trasporta virtualmente in altre chiese, del nord e del centro Italia, per questa seconda parte del suo ennesimo viaggio tra i misteri che affollano il nostro Paese.  


A Curtatone, il celebre coccodrillo del Santuario della Madonna delle Grazie è certo una curiosità, ma non un caso unico. In Italia – e in tutta Europa (di cui si parlerà sabato prossimo, nella terza puntata) – diversi santuari e chiese conservano esemplari simili: rettili appesi, veri o impagliati, carichi di significati simbolici e leggendari.

A Ponte Nossa, in Val Seriana, nella provincia di Bergamo, nel Santuario della Madonna delle lacrime, un coccodrillo impagliato lungo quasi tre metri è sospeso nella navata destra (nella foto di testa). Documenti attestano la sua presenza già nel 1594, quando il vescovo denuncia l'“indegno ornamento per un luogo sacro”. Ma il rettore e i fedeli disobbedirono, e l’animale è rimasto lì fino a oggi.

Sulle sue origini circolano diverse versioni. Secondo una tradizione, sarebbe un ex voto di un pellegrino bergamasco, tornato dall’Egitto o dalla Terra Santa dopo essere sopravvissuto all’attacco di un “mostro del Nilo”. Per altri, rappresenterebbe il simbolo del male sconfitto: il coccodrillo appeso come emblema del demonio vinto dalla Vergine. Un’ipotesi più laica lo lega invece alla moda rinascimentale delle “mirabilia”: curiosità naturalistiche, spesso di provenienza veneziana o orientale, esposte in chiese e municipi come trofei del meraviglioso. Alcuni lo definiscono persino “il più antico esempio di tassidermia esistente”, con oltre cinque secoli di storia.



Un altro coccodrillo, probabilmente del Nilo, si trova a Macerata, nella Chiesa di Santa Maria delle Vergini. È uno degli esempi più enigmatici di animale “miracoloso” conservato in un luogo sacro. Appeso nella navata sinistra, vicino a un altare laterale, ha la pelle brunita e rigida, le mascelle serrate, e un’aura misteriosa.

Anche qui le leggende si intrecciano: per alcuni sarebbe il “Drago del Chienti”, un mostro che terrorizzava i contadini finché un devoto, invocando la Madonna, lo sconfisse e ne offrì il corpo come ex voto. Altri parlano di un missionario o navigante scampato a un attacco durante un viaggio in Oriente. È plausibile, tuttavia, che l’animale sia giunto per via commerciale, da Venezia o Ancona. Nella devozione popolare è anche considerato un portafortuna, “il drago che difende la Madonna”.

Un altro straordinario esemplare si trova a Verona, nel quartiere di San Michele Extra, nella chiesa di Santa Maria della Pace – detta anche “Madonna di Campagna”. Qui un coccodrillo del Nilo di circa cinque metri è sospeso in un ambiente accanto alla sacrestia. La leggenda vuole che un soldato o pellegrino veronese, scampato alla morte in Egitto, lo abbia donato come ex voto. In altri racconti è “il drago della Madonna di Campagna”, simbolo medievale del male vinto dalla fede. Secondo alcuni studiosi, invece, sarebbe arrivato come curiosità naturalistica tramite, come altri, commerci veneziani, poi divenuta oggetto di venerazione popolare.

Anche la Basilica di San Petronio, a Bologna, conserva un coccodrillo impagliato, risalente al XV o XVI secolo, appeso nella navata sinistra. Il suo aspetto scurito dal tempo ha ispirato numerose leggende. Una narra di un pellegrino bolognese che lo donò dopo essere scampato a un attacco lungo il Nilo; un’altra lo interpreta come simbolo del demonio sconfitto dalla fede. La presenza del rettile, visibile a tutti, rappresentava la vittoria della Chiesa sulle forze oscure.

Un ulteriore esempio si trova nel Santuario di Nostra Signora di Montallegro, sopra Rapallo. Qui, in una stanza annessa dove le suore vendono oggetti religiosi, è appeso un coccodrillo impagliato di circa tre metri. La leggenda racconta che fu portato da un comandante rapallese di ritorno da una spedizione in Amazzonia, forse tre secoli fa. Un’altra ipotesi lo interpreta come simbolo del male domato: un animale esotico e terrificante, sospeso come segno del potere divino sulla natura.

(Continua/2)


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