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Viaggio nell'Italia insolita e misteriosa

Aggiornamento: 1 nov 2025

Il coccodrillo sull’altare: nel Mantovano a Curtatone il sorprendente santuario della Madonna delle Grazie


di Ivano Barbiero


Sono ricordi e legami personali quelli che scivolano delicatamente nel racconto che ci propone oggi il nostro infaticabile viaggiatore Ivano Barbiero alle prese con i misteri della Bassa Padana, tra le brume del Mantova e storie che ci appaiono impossibili.

Siamo a Curtatone, una manciata di chilometri da Mantova, terra dei Gonzaga, luogo caro anche alle nostre reminiscenze di scuola per i suoi richiami risorgimentali. Ricordate gli studenti toscani protagonisti nella battaglia di Curtatone e Montanara, nella Prima guerra di Indipendenza, 29 maggio 1848.



Che cosa ci fa un coccodrillo del Nilo, imbalsamato e appeso con catene, nella prima campata del santuario della Beata Vergine delle Grazie? Lo stupore è più che legittimo, ma non è l’unica sorpresa di questo sorprendente luogo di culto e devozione che si trova a Curtatone, a soli nove chilometri da Mantova. Confesso che quest’anno mi è sembrato quasi d’obbligo andarci, per vedere anche dove i miei genitori si erano sposati nel lontano 1951 e di cui tante volte avevo sentito parlare come luogo di pace e serenità. Infatti, secondo molti mantovani, questa chiesa è tuttora considerata un’oasi spirituale dove i fidanzati e i giovani sposi potevano e possono affidare il loro futuro alla protezione della Vergine Maria. In effetti, il luogo è molto suggestivo, ma a tratti inquietante e la sua storia è storia ricca di arte, miracoli e curiosità.

Costruita su un promontorio tra zone palustri alimentate dal fiume Mincio, da fuori può sembrare una chiesa gotica come tante, ma l’interno sorprende e affascina per la ricchezza decorativa. L’edificio attuale fu eretto tra il 1399 e il 1406 come ex voto alla Madonna, per scongiurare la peste che colpiva Mantova. L’atto di fondazione è comunemente attribuito a Francesco Gonzaga. Questi gli elementi che la rendono piuttosto singolare: la parte centrale della navata è fiancheggiata da un’impalcata lignea che ospita fino a ottanta nicchie (originariamente) con statue di notevoli dimensioni, rappresentanti figure che avrebbero ricevuto grazie, miracoli, o che volevano rendere un voto alla Madonna.



Oggi ne restano circa quaranta. Le statue erano realizzate in materiali vari: tela, gesso, imbottite in bambagia, e successivamente dipinte. Nello specifico si vedono condannati a morte scampati all’impiccagione, allo schiacciamento del cranio con un enorme martello di legno o destinati a perire tramite squartamento, decapitazione, bollitura dentro un pentolone e altre atrocità. Tra le pareti e gli spazi residui si trovano numerosi ex voto anatomici: mani, piedi, seni, occhi, cuori, parti del corpo modellati in cera o altri materiali. Questi ex voto simboleggiano richieste di guarigione o ringraziamenti per grazie ricevute.


Al centro della navata, pendente dal soffitto, c’è il coccodrillo imbalsamato. La sua collocazione sarebbe simbolica: questo animale (o creature simili come draghi/serpenti) erano visti come simboli del male, e appenderlo sopra le teste dei fedeli rendeva visibile il “male sconfitto” o “dominato”. Dunque, un simbolo medievale apotropaico del “male vinto” per intercessione della Vergine. Il significato? Entrare in chiesa per “lasciare fuori dolori e paure, allontanare ogni altro mostro dallo spazio sacro, affinché la fede prenda il sopravvento”. Ci sono varie leggende su come il coccodrillo sia arrivato in questo luogo sacro: una narra che fosse un animale che attaccò un barcaiolo sul Mincio e venne ucciso per intercessione della Madonna; altre versioni lo collegano a possedimenti dei Gonzaga o altri retroscena “esotici”.  


All’interno del santuario (che è anche basilica minore) si trovano cappelle laterali di rilievo, dalla cappella Bertazzolo alla cappella Aliprandi, con l’immagine lignea della Madonna con Bambino più pannelli con altri santi (opera di Giovanni Battista Viani e Antonio Maria Viani). Notevole la cappella di San Bonaventura, con il mausoleo di Baldassarre Castiglione e la moglie. Autore di questo monumento funebre è lo scultore Giulio Romano, allievo di Raffaello, che attorno al 1529-1530, la realizzò su commissione della famiglia e con approvazione del marchese di Mantova. Sul basamento del mausoleo si trova un’iscrizione latina composta da Pietro Bembo, celebre umanista e amico di Baldassarre. È considerata una delle epigrafi più eleganti e toccanti del Rinascimento italiano. Questa la traduzione: “Qui giacciono le ossa di Baldassarre Castiglione, figlio di Asdrubale. Visse 51 anni e 3 mesi. Morì nell’anno del Signore 1529.

Colui che le virtù, la bellezza del volto, la grazia dei costumi, l’erudizione, la prudenza nelle armi e tutte le qualità che possono conferire decoro e dignità a un uomo adornarono, qui riposa.

Pietro Bembo pose questo, in segno di amicizia”.

Nella navata sinistra si trova una pala di San Sebastiano attribuita a Francesco Bonsignori, recentemente ricollocata nel santuario.  Gli affreschi della volta della navata, con decorazioni floreali, anche essi testimoniano influssi rinascimentali. Vi erano quattro chiostri originari del complesso conventuale; oggi rimane solo una parte (il chiostro della porta e l’ala est).


Da segnalare che alcuni membri della famiglia Gonzaga sono sepolti nel santuario o vi hanno fatto lasciti. La cappella di Castiglione già menzionata è un chiaro collegamento fra arte, devozione e committenza nobiliare. Nel corso dei secoli il santuario ha subito spoliazioni (specialmente in epoca napoleonica), riduzioni e modifiche. La chiesa era stata usata come ospedale in alcune fasi storiche. Restaurazioni moderne hanno interessato l’impalcata, la sagrestia e il recupero delle decorazioni votive

Ogni anno qui si svolge la Fiera delle Grazie che quest’anno ha compiuto 600 anni.  Si tratta di una festa multicolore, tra sacro e profano, voluta da Francesco Gonzaga che dichiarò che il piazzale davanti alla chiesa fosse luogo di “libero mercato delle merci”. Durante la Fiera (quest’anno dal 14 al 17 agosto) si è svolto come parte integrante l’incontro nazionale dei Madonnari che ha festeggiato la sua cinquantunesima edizione. Il concorso/confronto madonnaro ha origine nel 1973: da allora ogni anno decine (a volte centinaia) di artisti madonnari si incontrano per disegnare col gesso immagini sull’asfalto del piazzale. Il soggetto delle opere madonnare è spesso la Vergine (o temi sacri), cosa che rende particolarmente significativo il legame con il santuario stesso. La manifestazione attrae migliaia di visitatori. Le opere, un museo a cielo aperto, vengono realizzate dalla sera del 14 agosto fino al pomeriggio del 15, poi spesso vengono distrutte dalle intemperie (pioggia, vento). Il valore è effimero, rimane la memoria e la testimonianza fotografica.

(Continua/1)

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