Utilità e contro indicazioni nell'impiego dell'Esercito in Ordine pubblico
- Michele Corrado
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di Michele Corrado

Si torna a parlare di in proseguo o di un termine all’impiego delle Forze Armate, Esercito nel particolare, in supporto alle Forze di Polizia per la gestione dell’ordine pubblico. Da un recente articolo de Il Sole 24Ore, si apprende che attualmente "l'Esercito impiega 6635 militari, nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”, suddivisi su 58 città italiane, a presidio di circa 1.000 siti e aree sensibili. Sono impiegati anche circa 150 militari di Marina e Aeronautica Militare".[1] Dunque, un numero rilevante di donne e uomini in divisa, posti alla sicurezza di un lungo elenco di siti, da quelli istituzionali ai luoghi d’arte e diplomatici, porti, aeroporti, stazioni ferroviarie e della metropolitana, valichi di frontiera, luoghi di culto e di interesse religioso, cui si deve aggiungere, si ricorda sempre nell'articolo sopra citato, "il controllo delle aree interessate al fenomeno dello sversamento illecito e ai roghi di rifiuti nella c.d. Terra dei Fuochi e delle zone evacuate a seguito di eventi calamitosi ed emergenziali".
Premesso ciò, è bene approfondire, per una reale comprensione della “problematica”, le competenze dei vari apparati dello Stato che intervengono in tale ambito.
La responsabilità dell’ordine pubblico, nei paesi avanzati dell’Occidente, è in carico alle Forze di Polizia a status civile che dipendono del Ministero dell’Interno. E sono completamente separate dalle Forze Armate ad ordinamento militare dipendenti dal Ministero della Difesa.
In caso di eventi eccezionali è possibile far intervenire assetti delle Forze Armate per la risoluzione di eventi che le Forze di Polizia non riescono a gestire, ma sempre con limiti di spazio e tempo ben determinati.
In Italia, all'opposto, è in atto una situazione particolare dove, oltre ad avere le due canoniche Forze di Polizia come la Polizia di Stato a livello nazionale e la Polizia Locale a livello comunale, vi sono anche l’Arma dei Carabinieri (ex prima Arma dell’Esercito, poi elevata al rango di Forza Armata), a status militare, ma in servizio permanente di pubblica sicurezza dipendente dal Ministero della Difesa (perché appartenente alle Forze Armate) e dal Ministero dell’Interno (in quanto in servizio permanente di Pubblica Sicurezza) e la Guardia di Finanza (Corpo militare di polizia finanziaria), dipendente dal Ministero delle Finanze.
Pertanto è normale (ma unicamente in Italia), vedere impiegati reparti costituiti ed organizzati per l’impiego in ordine pubblico appartenenti a tre Ministeri diversi. Quando questo tipo di sistema risulta non sufficiente per il mantenimento degli standard minimi di ordine pubblico richiesto, allora si opta anche per l’impiego di reparti Esercito che vengono temporaneamente messi alle dipendenze dell’organo prefettizio di competenza.
Utilizzare assetti di Forza Armata per esigenze di ordine pubblico, inevitabilmente, comporta effetti collaterali del tipo:
- delegittimazione professionale degli organi di Polizia, che vengono percepiti dalla popolazione come non adeguati a mantenere il livello di ordine pubblico richiesto;
- sotto utilizzo di reparti, in questo caso Esercito, organizzati e costituiti per condurre operazioni di combattimento contro un nemico esterno;
- necessità di riportare tali reparti al loro standard di capacità previsto, dopo il periodo di impiego come “ausiliari” di Forze di Polizia.
Si giustifica questo stato di cose come un effetto derivante dagli insufficienti livelli organici delle Forze di Polizia. Ci si dimentica, però, e non si tratta di un elemento periferico in questo discorso, che il controllo del territorio, per essere tale, è dipendente dalle norme che regolano l’impiego delle Forze di Polizia e dal loro atteggiamento. Nel senso che se non si prevedono procedure adeguate al livello di “intensità” degli eventi delittuosi, è inutile aumentare i numeri, e se si opta per un atteggiamento pro-passivo (intervento su richiesta), invece che pro-attivo (condotta di azioni continue tendenti al controllo costante del territorio assegnato e alla repressione degli elementi criminali che vi insistono), non si raggiungerà mai il livello si sicurezza pubblica richiesta e percepita dai cittadini.
In concreto, l'utilizzo di reparti dell'Esercito in funzione di ordine pubblico può concorrere a una maggiore percezione di sicurezza; tuttavia è altrettanto doveroso ricordare che nel reale non è la presenza a determinare la sicurezza, bensì la capacità d'intervento che quei reparti possono esprimere.
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