Lo Russo attacca in Sala Rossa: Torino violentata da violenti, ora dalle strumentalizzazioni
- La Porta di Vetro
- 23 ore fa
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Le comunicazione del sindaco in Consiglio comunale sugli scontri e vandalismi di sabato scorso

Non c'è spreco di citazioni, appena tre in tutto: Norberto Bobbio, Aldo Moro e Tucidide, cioè un filosofo e giurista torinese, uno Statista che ha dato la vita per lo Stato, e lo storico per eccellenza dell'Antica Grecia che con la sua Guerra del Peloponneso continua ad esercitare un fascino irresistibile quando si tratta di coniugare il passato al presente. Il resto sono riflessioni e analisi personali che non concedono sconti a chi vuole sfruttare gli incidenti di sabato scorso mettere sotto accusa e processore il diritto al dissenso.
È quanto si ritrova nelle comunicazioni che il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha offerto al Consiglio comunale in Sala Rossa, raccontando i fatti pre, durante e dopo la manifestazione di solidarietà al centro sociale Askatasuna e contro la politica del riarmo di sabato 31 gennaio, culminata nella violenza di pochi a danno di molti, cioè di un'infima minoranza di teppisti che si travestono e si muovono come guerrieri di un cartone animato credendosi i nuovi samurai. Peccato che siano digiuni di quel codice d'onore che nel loro caso implicherebbe almeno un principio di seppuku, volgarmente occidentalizzato in harakiri...
L'ordinanza della Questura
Ma non è proprio questo il tema affrontato dal sindaco Lo Russo, preso dalla necessità di descrivere le iniziativa prese dalla Città per rispondere in primis all'ordinanza del Questore "con la quale veniva richiesto all’Amministrazione comunale di provvedere alla realizzazione di diversi interventi, motivo per cui è stato predisposto un piano operativo integrato finalizzato a garantire l’incolumità pubblica, la tutela delle infrastrutture e la continuità dei servizi essenziali attraverso la costituzione, su iniziativa e coordinamento della Direzione Generale e di intesa con il Comando della Polizia Locale, di un tavolo di raccordo interdipartimentale che ha operato in fase preliminare recependo le indicazioni della Questura ed assumendo una serie di iniziative preventive...".
In altre parole, la regia era nelle mani del Questore e, dunque, del Ministero dell'Interno, del ministro Matteo Piantedosi, di colui che da ieri non perde occasione di rivolgere un chiaro monito alla magistratura affinché faccia il suo dovere. Succoso antipasto di che cosa verrà con la riforma della Giustizia se dovesse passare il Sì al referendum.
Sostiene infatti Lo Russo che "Sono state, di conseguenza, recepite esattamente le aree indicate dalla Questura
e adottate le relative ordinanze dirigenziali ai sensi del Codice della Strada con il relativo posizionamento della segnaletica stradale in corrispondenza delle località individuate dalla Questura. Parallelamente medesime attività sono state messe in campo da GTT con l’adeguamento dei propri servizi... e da Iren con interventi di illuminazione straordinaria e da Amiat per lo spostamento dei contenitori mobili dei rifiuti e lo svuotamento di quelli fissi eventualmente presenti lungo le vie indicate dalla stessa Questura. Al fine di consentire la più ampia e tempestiva diffusione delle decisioni assunte dalle Autorità di Pubblica Sicurezza, nonché di garantire un adeguato flusso informativo verso il tessuto produttivo cittadino, nel pomeriggio del giorno 30 l’Amministrazione comunale ha ritenuto opportuno convocare un’apposita riunione con le principali categorie economiche della città". Morale: l'amministrazione comunale non ha nulla da rimproverarsi.
La manifestazione
Seguiamo il corteo partito alle ore 14.30 da Porta Susa: migliaia di manifestanti che da Corso Vittorio Emanuele II in direzione di Porta Nuova hanno sfilato in maniera del tutto pacifica senza alcun tipo di danneggiamento o imbrattamento lungo il percorso. Una lunga fila che su riuniva con altri due pezzi in piazza Vittorio Veneto, raggiungendo le 20 mila persone, secondo le cifre fornite dalla Questura. Ora parla il sindaco: "Attraversando Lungo Po Diaz e Lungo Po Cadorna, la manifestazione attraversava pacificamente Corso San Maurizio, dove poco prima di raggiungere l’intersezione con via Rossini (all’altezza del Rondò Rivella) è stato possibile rilevare che una parte del corteo si allontanava dal percorso stabilito e, anziché proseguire insieme alla maggior parte dei manifestanti verso corso Regio Parco, dopo aver acceso una fitta coltre di fumogeni, si travisava con abiti scuri, maschere, caschi e passamontagna, dirigendosi verso corso Regina Margherita in direzione dello sbarramento dei reparti posti a protezione dello stabile di corso Regina Margherita 47, mentre il resto del corteo rimaneva isolato all’imbocco di corso Regio Parco, permanendovi senza compiere alcun atto violento".

Secondo quanto riferito dalla Questura si è trattato di circa 1.500 violenti, che attraverso l’utilizzo di scudi protettivi in lamiera, pietre, pezzi di selciato, bottiglie, razzi, bombe carta ed artifizi pirotecnici lanciati sfruttando tubi di lancio artigianali hanno sferrato numerosi attacchi all’indirizzo dei contingenti delle Forze dell’Ordine su Corso Regina Margherita nel tratto tra via Montebello e via Guastalla per più di due ore. A seguito degli attacchi alle forze dell’ordine, nel corso dei quali sono rimasti feriti oltre un centinaio di agenti (96 poliziotti, 5 carabinieri e 7 militari della Guardia di Finanza), la Digos ha arrestato in flagranza di reato un 31enne e un 35enne italiani, ritenuti responsabili dei reati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale, oltre ad un 22enne, proveniente dalla provincia di Grosseto, in flagranza differita per concorso in lesioni personali ad un pubblico ufficiale. Il giovane è stato infatti individuato, attraverso l’analisi di alcuni filmati, tra i componenti del gruppo responsabile della violenta aggressione a un operatore della Polizia di Stato del Reparto Mobile di Padova. Sempre la Questura ha comunicato di aver identificato e denunciato a vario titolo 24 persone per resistenza a pubblico ufficiale, porto d’armi improprie, travisamento e inottemperanza ai provvedimenti dell’autorità. I diversi sopralluoghi effettuati al termine della manifestazione dai vari uffici della Città, hanno consentito di quantificare, allo stato attuale, costi derivanti dai diversi interventi preventivi e di ripristino di patrimonio pubblico, dovuti ai danneggiamenti, pari a circa 164.000 Euro.
Il quadro politico
Il giudizio del sindaco non può prescindere da una premessa: Torino è la vera vittima della violenza, ed è una città "ferita materialmente, nei suoi quartieri, nei suoi spazi pubblici. Ma soprattutto è stata ferita nella sua identità civile, da violenze che non hanno nulla di politico, nulla di ideale, nulla di nobile". Traduzione: non si può negare ai cittadini il diritto di manifestare pacificamente, per responsabilità di una infima minoranza di professionisti della guerriglia urbana. Di qui la citazione di Norberto Bobbio, maestro nel ricordare che "la democrazia è il metodo della convivenza civile che rifiuta la violenza". Di qui l'assunto che "Non c’è niente di rivoluzionario nel colpire in dieci un agente di polizia a terra. C’è solo vigliaccheria e delinquenza. A quelle donne e a quegli uomini in divisa va la solidarietà piena della Città. Una solidarietà che non è rituale, ma sostanziale. Lo dico anche come uomo, prima che come Sindaco: andare in ospedale, guardare negli occhi quei
ragazzi feriti, stringere loro la mano, sentire la loro voce spezzata ma composta, è stata un’esperienza che non si dimentica. In quegli sguardi ho visto paura, dolore, fierezza ma anche un senso profondo del dovere. E ho sentito, in modo molto netto, la responsabilità che ciascuno di noi ha verso di loro. Il sindaco intende proporre al Consiglio Comunale il conferimento di una civica benemerenza all’agente Alessandro Calista, colpito vigliaccamente durante gli scontri, e al suo collega Lorenzo Virgulti che lo ha soccorso e tratto in salvo, come segno concreto di gratitudine della Città e come riconoscimento simbolico a tutte le donne e gli uomini delle forze dell’ordine che hanno operato in condizioni difficilissime.

La violenza come favore alla destra reazionaria
[...] chi pratica quella violenza, consapevolmente o meno, fa un favore enorme alla destra più reazionaria, che su quelle immagini costruisce alibi per mascherare le proprie inadeguatezze, a partire da sicurezza ed economia. Va detto però, con altrettanta chiarezza: quando su fatti violenti esistono ambiguità, indulgenze o coperture politiche, queste finiscono per alimentare il problema. Ma proprio per questo considero politicamente rilevante un fatto che non va rimosso: questa volta tutte le forze politiche, a ogni livello, hanno preso unanimemente le distanze dalle violenze. Senza ambiguità. Ed è un dato che rafforza le istituzioni, non che le indebolisce. Detto questo, è altrettanto necessario affermare una verità che qualcuno, in questi giorni, prova scientemente a rimuovere: a Torino hanno sfilato decine di migliaia di persone in modo pacifico. Un corteo partecipato, composto, plurale, il cui significato è stato oscurato dall’azione di frange violente organizzate. La responsabilità collettiva è sempre l’anticamera dell’ingiustizia. Confondere tutto, mescolare tutto, usare un manganello politico al posto dell’analisi è una scorciatoia comoda, ma pericolosa. E soprattutto non serve alla città.
Non spetta alla persone pacifiche garantire l'ordine pubblico
Ruolo dello Stato e del governo rispetto alla vita pubblica: passaggio nodale per distinguere le responsabilità. Su questo Lo Russo è stato fermo nel delineare al crocevia del dissenso, la pratica dell'esercizio della democrazia attraverso il suo principale nettare: la partecipazione diretta dei cittadini a manifestazioni pubbliche che nulla hanno a che fare con la responsabilità della degenerazione di piazza. Perché non si può accettare, ha puntualizzato Lo Russo "che sui manifestanti pacifici venga fatto ricadere tutto l’onere di non aver isolato tempestivamente chi è arrivato con l’unico obiettivo di praticare violenza come qualcuno strumentalmente cerca di fare. Era noto da tempo che sarebbero arrivati gruppi organizzati di violenti. Non compete a me, né a questa Aula, la valutazione delle attività preventive o delle scelte operative: questo non è il mio ruolo istituzionale. Ma come cittadino, prima ancora che come Sindaco mi aspetto uno Stato che sappia intervenire e prevenire, soprattutto quando le informazioni ci sono e il rischio è conosciuto. È così che si tutela davvero nel concreto il diritto di manifestare pacificamente: separando chi dissente da chi delinque, prima che la violenza esploda e travolga tutti".

L'affondo (indiretto) su Viminale e Governo
Diritto al cuore del contenzioso. "Gli scontri non nascono sabato sera. E lo sgombero di Askatasuna non ha affatto evitato le violenze, come invece era stato teorizzato e affermato con grande sicumera da chi sosteneva che esisteva una relazione diretta tra la liberazione dell’immobile e il ripristino dell’ordine pubblico. Torino ha conosciuto violenze anche prima, quando il centro sociale era ancora occupato: un arco di quasi trent’anni nel quale la città ha registrato numerosi episodi di tensione, scontri e disordini, a dimostrazione del fatto che il problema non nasce oggi. I fatti dimostrano che quella correlazione tra sgombero e ripristino dell’ordine pubblico, presentata come automatica, semplicistica e rassicurante, semplicemente non esiste. Questo è un dato che non può essere rimosso dal ragionamento pubblico. Pensare che un immobile sia occupato o meno possa determinare l’ordine o il disordine di una città significa non cogliere la natura più profonda e complessa del fenomeno che abbiamo di fronte. Così come, per contro, chi oggi prova a raccontare una relazione meccanica, quasi automatica, tra uno sgombero e ciò che è accaduto, non descrive la realtà: la semplifica. E la semplificazione, in politica, è spesso la forma più elegante della strumentalizzazione. Sul tema delle presunte “aree grigie” o di letture rassicuranti, permettetemi una riflessione. Io sono, per indole, scettico verso chi esprime certezze assolute su fenomeni complessi. Soprattutto quando quelle certezze arrivano sempre dopo, a fatti avvenuti, e trovano spazio comodo sui giornali del mattino o in qualche post sui social.
La realtà è sempre più complessa delle idee che abbiamo per spiegarla. La storia non si ripete mai allo stesso modo, gli anni Settanta non tornano per fotocopia. All’epoca c’erano strutture ideologiche forti, organizzazioni riconoscibili, linguaggi politici condivisi, riferimenti chiari – per quanto sbagliati o pericolosi. Oggi ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso: una spinta antisistema che spesso non ha più basi ideologiche strutturate, che non si riconosce in un pensiero coerente, ma nasce da frammentazione, disagio, rifiuto, rabbia. Una spinta che attraversa i giovani in forme nuove, disordinate, talvolta contraddittorie.
Continuare a leggere tutto questo con le lenti degli anni Settanta non è profondità storica: è banale incapacità di cogliere ciò che sta realmente accadendo tra le nuove generazioni e nel mondo antisistema contemporaneo. È una semplificazione rassicurante che finisce però per deformare ciò che pretende di spiegare. E lo dico con il doveroso rispetto verso quei commentatori che spiegano tutto, sempre, dall’alto di una cattedra che non rischia nulla e non governa niente".
Le iniziative future su corso Regina Margherita 47
Le idee del sindaco. "Quell’immobile tornerà nella piena disponibilità della Città. È una scelta coerente con una linea che questa Amministrazione ha sempre tenuto: governare gli spazi pubblici, non abbandonarli, e riportarli dentro un perimetro di regole, responsabilità e interesse generale. Non verrà lasciato vuoto né abbandonato, perché l’abbandono è sempre terreno fertile per nuove tensioni e nuove fragilità. La Città dialogherà solo con chi è in grado di prendere una distanza netta, inequivocabile e credibile da ogni forma di violenza. Non può esserci interlocuzione con chi non si dissocia, o non è in grado di dissociarsi, da ciò che nega le regole fondamentali della convivenza civile. Verrà restituito al quartiere per usi pubblici quando i tempi saranno maturi, quando il clima sarà meno conflittuale, quando saranno individuati i modi, le formule giuridiche adatte e le risorse. Per dirla con le parole di Aldo Moro la politica è, prima di tutto, responsabilità verso il futuro e verso le istituzioni. Ed è con questo spirito che voglio richiamare anche il confronto avuto con la Presidente del Consiglio. Un colloquio corretto, rispettoso, nel quale ho riscontrato un livello di responsabilità e di misura che, mi permetto di dirlo, è apparso diverso – e migliore – rispetto a quello di alcuni suoi epigoni locali o di taluni ministri alla ricerca spasmodica di visibilità".
Una parola sulle richieste di “teste”, di epurazioni politiche, di rotture immediate
"Usare episodi di questa gravità per regolare conti politici è irresponsabile, perché piega i fatti a logiche di parte e alimenta ulteriormente la tensione. Ma è anche imprudente, soprattutto quando a farlo sono persone che ricoprono ruoli istituzionali dove servirebbero memoria e senso del limite. Sbilanciarsi oggi, con toni definitivi e giudizi sommari, più che una prova di forza, a mio avviso, è una prova di leggerezza. Torino non si difende urlando. Si difende tenendo insieme legalità e diritti, fermezza e misura, sicurezza e coesione. È una città che è stata violentata dai violenti, sì. Ma è anche una città che ha mostrato, ancora una volta, la forza silenziosa della sua parte migliore.
Come scriveva Tucidide non sono le mura a fare la città, ma gli uomini che la abitano. Ed è a quella Torino che dobbiamo continuare a parlare.













































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