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Un libro per voi: "L'ultima domenica del Pci"

a cura di Piera Egidi Bouchard


Ma cosa successe veramente quella domenica 12 novembre 1989 alla Bolognina, che, prima di passare alla storia, per “la Svolta” del Partito comunista italiano era solo un quartiere popolare di Bologna? Walter Dondi, giornalista de “l’Unità “ è in redazione, e scorre i giornali, tutti dedicati da tre giorni al crollo del Muro di Berlino. D’improvviso una telefonata del capo della cronaca, che annuncia il non programmato arrivo alla Bolognina del segretario del Pci Achille Occhetto (oggi, 3 marzo ha compiuto 90 anni) - che in un articolo precedente esultava per “la fine della guerra fredda” - onde presenziare alla celebrazione dei 45 anni della importante battaglia partigiana lì avvenuta. Dondi si precipita in taxi alla Bolognina: nell'affollata sala del quartiere c’è un giovane collega dell’Ansa, Giampaolo Balestrini, anche lui mandato dai suoi capi all’ultimo momento.

Occhetto si riferisce al quadro internazionale, in cui ”finisce davvero la Seconda Guerra mondiale”, e, tra gli applausi dei presenti conclude che “è necessario andare avanti con lo stesso coraggio che allora fu dimostrato nella Resistenza”. I due giornalisti si fanno largo tra la folla per una breve intervista, in cui Dondi fa la domanda cruciale: “Segretario, quindi il Pci cambierà nome?” Dopo un attimo di esitazione, Occhetto risponde: ”Tutto è possibile”, e lo ripete a una seconda domanda dello stupefatto giornalista, concludendo: “Scrivete che tutto è possibile”. I giornalisti si controllano gli appunti: sì, è proprio così, scriverlo è uno scoop, poi di corsa vanno ciascuno alla propria redazione, ciascuno proponendosi di fare prima dell’altro, normale concorrenza tra colleghi.

È domenica, le 12,30, e alla redazione centrale dell’Unità di Roma c’è soltanto il poco più che trentenne Marco Demarco, che anch’io ho conosciuto e stimato quando collaboravo alle pagine culturali sulla ”questione femminile“ e poi su temi religiosi e sull’ecumenismo: se si vuole capire come funzionava un grande giornale “di partito”, pur con la sua indipendenza val la pena leggere questo breve, agile, documentatissimo libro. Così come val la pena rileggere l’articolo di Michele Serra che ci commosse - pubblicato in appendice - anche quando sulle conclusioni eravamo magari dubbiosi...

Mentre i tempi di un quotidiano sono ovviamente più lunghi, intanto il “lancio” dell’Ansa non esce, nonostante che il cronista abbia mandato subito il suo pezzo esatto; esce parecchio dopo: la risposta alla domanda sul cambio del nome è generica, non c’è quel lapidario “Tutto è possibile”. Anche i tg tacciono l’argomento. A questo punto ci sono mille illazioni: forse Occhetto ha smentito (per il giorno dopo aveva già indetto la riunione della Segreteria, poi quella della direzione del partito), forse è intervenuto un suo portavoce; forse, forse forse... eppure le parole dette e ripetute erano proprio quelle, segnate da ambedue i cronisti: l‘etica del giornalismo, la deontologia... Bisognava pubblicare: ma da chi avere il placet? Tutti i capi – in ordine gerarchico - risultavano irraggiungibili: era una domenica, pomeriggio e non c’erano ancora i telefonini...

La decisione spetta a Demarco, vice redattore capo, e la mattina dopo l’Unità esce in prima pagina, col titolo: “Occhetto ai veterani della Resistenza: “Dobbiamo inventare strade nuove”, e sopra nell’occhiello le famose parole: “ A chi chiede  se il Pci cambierà nome risponde: “Tutto è possibile”. Risposta che diviene il titolo di un importante articolo nella pagina di politica interna. È l’inizio di un’altra storia.

Walter Dondi – come in un romanzo giallo [1] – va alla ricerca di che cosa è successo: sì, l’Unità ha fatto lo scoop, (e anche il suo dovere deontologico) ma gli altri giornali? e l’Ansa? E i dirigenti del Pci? Cosa era successo, dietro le quinte? Confronta i ricordi dei protagonisti, e alla fine pubblica una lunga recente intervista con Occhetto, che gli conferma il ricordo: da attento giornalista non si era sbagliato!

Questo libro si legge gradevolmente, inquadrando la vicenda in sé – che pure è preziosa – nell’insieme delle vicende storiche di quegli anni, in cui “il mondo e l’Italia erano cambiati profondamente, eravamo entrati in un’altra epoca”. Quella di oggi, in cui sono state soffocate tante speranze e il mondo è buio, ma noi siamo attrezzati comunque a resistere...


[1]Walter Dondi, “L’ultima domenica del Pci”, Biblioteka Edizioni, 2025

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