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Un libro per voi: "Gli zar della Casa Bianca. Come i presidenti del passato aiutano a capire l'America di Trump"

Ad Alessandria l'incontro con l'autore, Antonio Di Bella


di Alberto Ballerino

 

Quanto sta avvenendo è davvero un qualcosa di completamente estraneo alle linee politiche di lungo periodo degli Stati Uniti? È la domanda che si pone uno dei volti più autorevoli del giornalismo italiano, Antonio Di Bella, con il suo ultimo libro Gli zar della Casa Bianca. Come i presidenti del passato aiutano a capire l'America di Trump edito da Solferino. Domani, giovedì 23 aprile, alle 18, Di Bella sarà ospite ad Alessandria nella sede di Cultura e Sviluppo in piazza De André per un incontro dedicato agli Stati Uniti e alle grandi questioni della politica internazionale. Dialogherà con lui Stefano Saluzzo, docente dell’Università del Piemonte Orientale.

L'autore vuole confutare una tesi troppo diffusa secondo cui gli Stati Uniti sono un’isola meravigliosa in cui è arrivato un orco cattivo che ha distrutto tutto. In realtà, studiando la storia americana, si vede che altre volte nel passato ci sono stati presidenti con pulsioni autocratiche simili a quelle di Trump. Per esempio, quando parla di annettere Groenlandia o Canada, ripete quanto fece il presidente Polk nell’Ottocento invadendo New Mexico e California, appartenenti al Messico, e annettendoli agli Stati Uniti. Invece quando parla di dazi si rifà a McKinley che bloccò il commercio internazionale, dicendo che il dazio era la parola più bella del mondo, tesi peraltro già avanzate su questo sito.

Anche il populismo contro le élite non è una novità. Ed il riferimento, osserva Di Bella, va a Jackson e a tanti altri presidenti che hanno fatto del popolo il loro mantra. Anche in questo caso ci si abbevera a filoni antichi della politica americana, addirittura con episodi molto simili. Theodore Roosevelt fu vittima di un attentato e mostrò la ferita, dicendo ‘Credete che basti una pallottola per uccidere un alce maschio?’. Esattamente come quando Trump ha mostrato il pugno quando è stato ferito ad un orecchio da un attentatore. C’è poi l’imperialismo rispetto all’America latina. In questo caso, si è coniato addirittura il neologismo della dottrina Donroe, mettendo insieme Donald e Monroe. Quest’ultimo aveva teorizzato che il Sud America fosse il giardino di casa degli Stati Uniti, Trump ha rispolverato questa teoria, parlando di Panama e facendo un blitz in Venezuela, catturando il presidente Maduro e la moglie.

Le tensioni in politica interna possono ricordare invece il maccartismo. Fu un episodio di intolleranza e caccia alle streghe con i comunisti visti ovunque in un clima parossistico, suggerisce ancora Di Bella, che rivive oggi con la caccia al liberal e al democratico. Come sempre ci si aspetta che nella politica americana ci sia una reazione. Proprio all’epoca del maccartismo nacquero dei fronti di resistenza di gruppi dei diritti civili che si sarebbe espansi nei decenni successivi. Nel famoso film degli anni Settanta, Come eravamo, con Barbra Streisand e Robert Redfort, si realizza un forte richiamo a quell'epoca di resistenti liberal contro il senatore McCarthy. Di qui, la conclusione dell'autore che anche questo periodo sia incubatore di movimenti che si dispiegheranno compiutamente nel giro di qualche anno, portando a una nuova classe dirigente.

Trump insomma appartiene a una dialettica interna al mondo americano. Amplificata dai new media, cioè dai social, che fanno da moltiplicatore, rendendo ogni situazione molto più eclatante rispetto al passato, sottolinea Di Bella nel suo libro, aggiungendo che il presidente non fa che riproporre con il testosterone pulsioni che ci sono sempre state. Basti pensare a Richard Nixon che aveva anch’esso come nemici giurati le Università e la stampa. Trump  allo stesso modo cerca di perseguitare gli atenei e di controllare i mezzi di informazione. Nixon fu sconfitto con lo scandalo Watergate dal Washington Post. Una conclusione analoga la si può ipotizzare anche per Trump. Si può pensare a un impeachment? Del resto, c’è già stato per l’assalto a Capitol Hill, e verrà sicuramente perseguito dal prossimo Congresso che a novembre, secondo il giornalista sarà a maggioranza democratica. Questo non vuole dire che Trump sarà rimosso perché occorrerebbero i 2/3 del Parlamento che in ogni caso non ci saranno. Ma sarà un elemento di azzoppamento. Trump dopo novembre sarà un’anatra zoppa e quindi comincerà il suo declino che si dovrebbe concludere nel 2028 con le elezioni, sempre che di Democratici sappiano trovare una leadership unitaria e un candidato in grado di vincere.

Una novità è la questione dei problemi mentali. Sull'argomento si rispolvera un tentativo di ricorrere al venticinquesimo emendamento che prevede la destituzione di un presidente incapace di intendere e volere e la gestione degli affari correnti da parte del suo vice. Non c’è la maggioranza necessaria e soprattutto la volontà del suo vicepresidente J.D. Vance di ricorrere a questa opzione. Nonostante i forti dubbi sulla tenuta psicologica di un presidente così evanescente e cervellotico, l'autore non crede che si debba attribuire alla pazzia il comportamento, ma a un filone politico tutt’altro che improvvisato. Crea però danno agli stessi interessi profondi degli Stati Uniti e questo incomincia a essere discusso dalla stessa base elettorale che lo ha portato al trionfo.

Un elemento di rottura con la storia americana è l’atteggiamento negativo verso la Nato. Errore grave per Di Bella, perché la rottura dell’alleanza costruita da Truman nel 1946 è un danno per gli Stati Uniti. L’Alleanza Atlantica, nata per controbilanciare il potere dell’Unione Sovietica, rafforza sicuramente l’America. Nella sfida con l’emergente Cina, gli Usa possono prevalere solo continuando  o ripristinando con un futuro presidente l’alleanza ora incrinata con Europa, Canada, Australia e Giappone, cioè con le democrazie. E ciò nell’interesse degli Stati Uniti, perché non si tratta di un’alleanza basata solo sulla potenza economica e militare, ma che ha le sue radici nelle due rivoluzioni, americana e francese, ponendo i diritti individuali al centro e la struttura parlamentare a fondamento dello Stato. In altri termini, un’alleanza che va al di là del singolo e momentaneo interesse, da ripristinare con la sconfitta di Trump, è la conclusione di Di Bella.    

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