Trump e il Venezuela: la forza non garantisce un futuro di pace
- Beppe Borgogno
- 3 giorni fa
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Aggiornamento: 2 giorni fa
di Beppe Borgogno

Nessuna simpatia per Nicolas Maduro, è ovvio, ma questa storia, come tante altre del tempo che stiamo vivendo, ci ricorda che bisogna sempre guardare oltre il dito.
Forse è vero, la stagione del diritto internazionale, costruito secondo i principi della democrazia liberale e dei suoi presìdi sta proprio finendo. Dalla Seconda guerra mondiale (evocata da Trump con ben altre finalità, tra l'altro) fin qui, forse abbiamo davvero vissuto un'eccezione della storia.
Ce ne eravamo già accorti con l'invasione russa in Ucraina, ora con l'attacco americano al Venezuela, passando attraverso quello che è accaduto e accade a Gaza e in Cisgiordania, e in Iran: a stabilire torti e ragioni non sono più le regole e il diritto condiviso per garantirle, se necessario anche con la forza, ma l'esercizio della forza e della potenza di chi le possiede entrambe, senza mediazioni. Non credo che questo garantirà un futuro di pace, come vorrebbero dimostrare le dottrine neobulliste americane, anzi: accettare il principio per cui se ho i mezzi per prendermi qualcosa (il petrolio? le terre rare? un pezzo di territorio sovrano? i diritti di un popolo?) allora posso prendermelo, semmai rischia di condannarci a un conflitto eterno.
Il rischio è che il nostro futuro, ma soprattutto quello di chi è più giovane di noi, stia su un piano inclinato davvero pericoloso. Ad inclinarlo ogni giorno di più, poi, ci pensano le bugie della propaganda e la semplificazione, in molti casi senza dubbio dolosa, della narrazione.
Così succede che per dare una patina di giustificazione storica all’intervento americano si scomodi la Dottrina Monroe, che però, nella prima metà dell’800, serviva all’allora Presidente degli Stati Uniti per difendere i processi di indipendenza e di liberazione in America Latina dalla repressione europea, spagnola in particolare: non proprio in linea con la scelta americana di oggi, tutto sommato. E succede che nella conferenza stampa di Trump successiva all’intervento, la colpa del Venezuela diventi, più che l’accusa a Maduro di essere a capo del cartello del narcotraffico, quella di avere nazionalizzato il petrolio, di cui proprio il Venezuela possiede le maggiori riserve al mondo.
Contemporaneamente non possiamo dimenticare la confusione che accompagna il racconto della traballante trattativa per la fine della guerra in Ucraina, scambiando la pace con la resa e mostrandoci ogni giorno il volto e le parole di chi dice di voler trovare una soluzione, e mai le responsabilità di chi scientemente ne sabota gli esiti. E di sicuro non possiamo esserci dimenticati di tutte le volte in cui si è usato l’argomento “Israele è uno stato democratico” per giustificare ogni suo eccesso nella risposta alla strage perpetrata da Hamas il 7 ottobre 2024, fino al genocidio dei palestinesi di Gaza.
Il risultato è una realtà distopica, in cui si tenta, incuranti del danno profondo che si crea, di giustificare ogni cosa ed il suo contrario. A farne le spese sono le persone: i popoli, compresa gran parte di quello venezuelano che forse oggi festeggia, ma che ignora come potrà determinare il proprio futuro.
Ecco: nel guardare oltre il dito forse bisognerebbe ripartire dal pericolo reale che abbiamo di fronte, e tentare di riportarlo al centro della riflessione di ognuno di noi. E a costo di apparire degli ingenui e degli inguaribili romantici, chi come noi ha vissuto in un'epoca di pace deve avere il coraggio di schierarsi. A cominciare da chi, nonostante tutto, crede nella democrazia e nell'importanza di far prevalere il diritto sulla forza. E a cominciare dall' Europa, dalle sue istituzioni e dai suoi governi. Se non si trova una ragione per esistere nelle pagine migliori della propria storia, non so davvero dove si possa trovarla. Soprattutto se questa ragione è la condizione stessa per la propria sopravvivenza.













































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