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Hyrox: l'ultimo sport estremo nato per mettersi in gioco

Dopo Verona e Torino, a fine maggio nuova e attesissima tappa a Rimini


di Rosanna Caraci


Non solo una gara, ma un’autentica festa del corpo e della motivazione. Dopo aver fatto tappa in tutto il mondo, l’ultima in Italia è stata proprio a Torino (le foto si referiscono all'appuntamento che si è tenuto dal 30 gennaio al primo febbraio scorsi) e ha visto le presenze di 4.500 atleti e oltre 15mila spettatori, la Fiera internazionale del wellness e fitness di Rimini è pronta per accogliere nei suoi padiglioni una nuova tappa di Hyrox nel Bel Paese. E sui social, l'edizione sulla riviera romagnola, che si terrà per quattro giorni nell'ultimo fine settimana di maggio, è annunciata come la più imponente di sempre.

Ma che cosa è Hyrox? La disciplina nasce ad Amburgo nel 2017 da un’idea di due sportivi tedeschi, l’olimpionico Moritz Fürste e il manager Christian Toetzke. Il loro obiettivo era creare una sfida che riscoprisse il piacere dell’allenamento, rompesse la monotonia delle palestre e fosse allo stesso tempo un evento degno di essere raccontato online e offline.

Il format è semplice e magnetico: si corre per 8 chilometri, intervallando ogni chilometro con una stazione di esercizi funzionali — dal sled push ai wall ball, dal rowing al farmer’s carry. La sequenza è identica in ogni città del mondo, creando la sensazione di far parte di qualcosa di globale.


In Italia, la tappa che ha preceduto quella subalpina è stata ospitata da Verona, per la prima volta lo scorso dicembre. Nella città degli innamorati sono arrivati nel week end dell’Immacolata almeno 10 mila atleti. Diverse categorie in gara: dai singoli Open e Pro alle coppie Doubles (maschili, femminili e mixed) fino alle staffette a quattro. Hyrox ha una divisione Adaptive inclusiva, pensata per atleti con disabilità fisiche o sensoriali, che possono così partecipare alla gara in un contesto competitivo, strutturato e ufficiale, ma con adattamenti mirati alle prove. Stesso spirito, stessa distanza, stessa esperienza, ma esercizi modificati per essere accessibili e sicuri.

È uno sport che non si limita ai professionisti: ci sono atleti di alto livello, certo — come quelli che dominano le classifiche maschili e femminili — ma anche persone che lo affrontano come una sfida personale, più simile a una maratona di senso moderno che a una gara tradizionale.

In ogni tappa una forte partecipazione femminile, soprattutto nei team Doubles mixed e nelle staffette, che spesso aggregano amici, coppie e colleghi. Il pubblico di Hyrox, infatti, è eterogeneo: giovani adulti entusiasti, quarantenni in cerca di nuove sfide, ma anche persone sopra i 50 anni che si avvicinano a questa esperienza come un’avventura.


Più di uno sport: una comunità nella quale non c’è da stupirsi se, al confine delle stazioni di gara, c’è chi incoraggia con un emozionato “Forza mamma”, fidanzati o fidanzate che spronano anche con cartelli dando vita con gli amici a un vero e proprio tifo organizzato, accanto a coach professionisti che incoraggiano e motivano e chi coach si scopre in quel momento, spiegando “come si fa” a chi sta sudando l’anima negli affondi con una pesantissima zavorra sulle spalle.

L’atmosfera è di quelle che nulla ha a che invidiare a un evento olimpico: adrenalina, aspettativa, emozione. Qui ci sono giovani e meno giovani che si sono posti un obiettivo, che non sono atleti, che vogliono esserlo o che già lo sono. In base alla categoria che gareggia, cambia il tipo di fisico, di approccio, di aspettativa. C’è chi è lì per divertirsi e c’è chi invece, già dalle categorie “libere” cioè non ancora professionista, dà tanto perché tanto si è allenato. Temi migliorati, tempi peggiorati, delusione ma alla fine vincono le lacrime per aver raggiunto l’obiettivo e il sorriso dopo la fatica che mai fa dire “non ce la posso fare”.

Hyrox da evento competitivo si trasforma in una sorta di festival del fitness: gente che si allena insieme, si prepara per mesi, documenta la propria progressione sui social, si sfida per obiettivi personali più che per medaglie e non a caso è spesso indicato come un ponte tra il fitness di tutti i giorni e il mondo delle competizioni: prende elementi dal functional training, dal mondo delle corse popolari e dal CrossFit, ma li amalgama in un formato che è accessibile, riconoscibile e fotogenico — perfetto per i reel e le storie Instagram.


Per molti, questa disciplina è una risposta a un desiderio più ampio: quello di appartenere a qualcosa, di superare i propri limiti e di essere parte di una comunità globale. Ci si allena, ci si confronta con sé stessi, ma anche con migliaia di altri. Ci si prepara per mesi, ma poi si vive il weekend di gara come un’esperienza collettiva. E alla fine, il sigillo della finisher patch o la foto col cronometro diventa un simbolo riconoscibile di impegno e passione. È diventato anche un terreno di conquista fortunata per molti atleti che spopolano sui social e che diventano influencer seguitissimi, come il professionista svedese Hugo Hugemarq non solo vincitore dell’ultima tappa Hyrox in Italia ma dominatore internazionale incontrastato.

In un mondo in cui il fitness si intreccia sempre più con identità e racconto personale, Hyrox sembra incarnare perfettamente lo spirito del tempo: sportivo, sociale, performativo. 

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