Detto in pochissime parole. Dietro quel "c..." c'è solo la Sicilitudine di Ignazio La Russa
- Indiscreto controcorrente
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Aggiornamento: 50 minuti fa
di Indiscreto Controcorrente
Adesso si sta davvero esagerando sul web con questa opera di sistematico rimprovero e di attacco mediatico alla Seconda carica dello Stato, l'avvocato Ignazio Benito Maria La Russa, nato a Paternò (Catania) il 18 luglio del 1947, dal 13 ottobre 2022 presidente del Senato della Repubblica nella XIX legislatura, dopo essere stato nella precedente Vicepresidente, reo di avere dato del "c......e" a un senatore del Pd, durante il dibattito seguito alle comunicazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Ora lui, e vi preghiamo di prendere fiato nella lettura che segue, ex ufficiale di complemento dell'Esercito, ministro della Difesa nel governo nel Berlusconi IV, un cursus honorum di granitica fede destrorsa con tanto di busto del Duce sulla scrivania, che a ritroso nel tempo lo vede Presidente di Fratelli d'Italia, Presidente di Alleanza Nazionale, Consigliere regionale lombardo, deputato del Movimento sociale italiano-Destra nazionale, esponente di rilievo del Fronte della Gioventù (i neo fascisti con i calzoni corti ) a Milano negli anni Settanta, involontario attore in una ripresa del film di Marco Bellocchio Sbatti il mostro in prima pagine (nel fotogramma), organizzatore della manifestazione non autorizzata del 12 aprile a Milano che presentava il noto "boia chi molla" al secolo Ciccio Franco, corteo che si evolse nella morte dell'agente di PS Antonio Marino, colpito da una bomba a mano SRCM mod. 35, assassinio per il quale furono condannati Vittorio Loi (figlio dell'ex campione di pugilato Duilio) e Maurizio Murelli, ebbene, dopo questo po' po' di medaglie al valore da fare invidia a un centurione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, fiore all'occhiello del Regime fascista, lo si può davvero mettere alla gogna per quell'epiteto di uso corrente?

E poi, siamo sicuri che quel "c......e" rivolto con fare apparentemente distratto dall'alto del suo scranno ad un senatore non abbia altri risvolti, magari introspettivi e di altra natura, che non la semplicistica svalutazione in un contesto politico? Intanto vediamo a chi è stato indirizzato. Il destinatario è Antonio Nicita, senatore del partito democratico. Che non è uno qualunque. Nato a Siracusa il 10 febbraio del 1968, è figlio d'arte del fu Santi Nicita, presidente della Regione Sicilia dal 19 ottobre 1983 al 21 marzo 1984, democristiano doc, tessera Pd alla nascita del partito. E non solo. Nicita junior per rami familiari è cugino di Stefania Prestigiacomo (e per effetto transitivo nipote di Santi Nicita), nata a Siracusa il 16 dicembre 1966, famiglia di imprenditori, deputata di Forza Italia nei governi Berlusconi II, III, IV.
Ecco spiegato l'arcano. Siamo dinanzi a uno dei tanti bisticci, dispetti, regolamenti di conti, che attraversano l'essere siciliano fino al midollo spinale, come lo è il Presidente del Senato, anche se si è vissuti la maggior parte della propria vita al nord o in qualunque altra parte dell'emisfero, come ha fatto Nicita junior, soggiornando all'estero per i suoi numerosi master.
Insomma, è la sicilitudine, di cui parlò e scrisse Leonardo Sciascia in un saggio degli anni Cinquanta del Novecento. Nel caso del c...e, è la variante pubblica estesa all'ingiuria sarcastica, al vocabolo pepato, al desiderio di ricordare in dolce stil novo sempre e comunque con chi si ha a che fare e che trova sbocco nella denigrazione all'italiana soltanto e unicamente perché comprensibile a mondo e dintorni e a favore di telecamere e microfoni anche in Continente.
Siamo sinceri: chi avrebbe mai compreso se il nostro Presidente del Senato avesse usato le pittoresche locuzioni Essiri 'na minchia carricata di passulisi (essere una persona inutile) o va scassacilla a laigga!!! (Vai a romperla al largo). Peggio, ancora, se gli avesse dato del babbignu...?
Note














































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