SETTIMANA FINANZIARIA. Petrolio verso i 100 $. al barile
- a cura di Stefano E. Rossi
- 16 ore fa
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a cura di Stefano E. Rossi

Nelle ultime notizie c’è poca economia e tanta guerra. Sempre di più, gli affari si fanno (e si disfano) guardando alle aree di combattimento. Le bombe si scaricano sui nemici, ma anche sugli ex amici. Si preferisce mantenere il regime di dazi per gli (ex) amici, ma si tolgono gli embarghi ai nemici.
Sono le restrizioni sulle importazioni delle fonti di energia fossile dalla Russia a saltare. Il segretario del Tesoro Usa Scott Bessent annuncia lo sblocco temporaneo per 30 giorni del greggio già imbarcato, ma fermato dai suoi precedenti provvedimenti. Il costo del petrolio chiude la settimana a 98,71 dollari al barile. I trasporti e la logistica vanno in tilt. Così, il Presidente Usa si fa piacere ogni scorciatoia possibile, persino quella che, solo pochi giorni fa, gli serviva per giustificare le ritorsioni commerciali all’Europa. E poco conta che si era addirittura arrivati ad arrembare le petroliere nelle acque internazionali. A queste contraddizioni, quasi non ci si fa più caso.
Per compensare un mese di chiusura dello Stretto di Hormuz occorre reperire altrove il 20% delle spedizioni petrolifere marittime globali. Sono 6-700 milioni di barili di petrolio. Ed ecco quanto è tutto questo flusso di petrolio dalla Russia, che nelle intenzioni dovrà calmierare i prezzi. Si tratterebbe di 124 milioni di barili, l’equivalente di una fornitura settimanale proveniente di norma dal Golfo Persico. Poca cosa, dicono gli analisti, convinti che la scelta avrà il risultato di rafforzare l’avversario, più che l’effetto desiderato sui prezzi. Perciò, gli uffici di ricerca si attendono il riaffacciarsi dell’inflazione. L’indicatore più evidente è dato dalla pressione sui titoli di Stato a tasso fisso. Rincarano negli Usa e in Europa: il costo per un Btp con scadenza 10 anni sale in settimana del +4,52%, in un mese del + 12,67% (nuovo rendimento annuo 3,80%), il T-Bond americano fa in cinque giorni un +3,70% (rendimento 4,285% annuo).
Effetto farfalla e le vibrazioni della voce di Trump
Volatilità e tassi d’interesse in salita spingono Trump all’attacco. Il Financial Times azzarda una parafrasi. Il Board of peace (l’ormai noto fronte di pace) diventa il Bored (annoiati) of peace. Ma chi si sta annoiando della pace non lo sarà mai per gli affari. E allora, siamo semplicemente tornati alla più classica matrice anglosassone del business is business? Forse no. Sembrerebbe, invece, la sregolata versione predatoria del più forte che si impone sul più debole, mentre entra sfacciatamente in affari col nemico che non può sottomettere.
Ora, dopo queste notizie, i lettori comprenderanno quanto sia tutt'altro che peregrina l'ipotesi di rivedere la notas teoria del caos di Edward Lorenz. La ricordate? È quella del battito d’ali di una farfalla in Brasile che può scatenare una tempesta in Texas. Ma c’è qualcosa che riesce a fare di più: la vibrazione delle corde vocali di Donald Trump. Di sicuro, l’effetto su Wall Street è superiore a mille battiti d’ali di farfalla. Quando da noi è appena passata la mezzanotte, a New York la borsa chiude. Ma restano aperti i pensieri tempestosi degli operatori finanziari. L’insicurezza per le ultime scelte dei brokers è al massimo. Si apre un week end troppo lungo perché qualcosa di totalmente imprevedibile non si verifichi, scatenando un nuovo caos.
Ecco un paio di scivoloni del lunedì sulle bucce di banana lanciate dalla Casa Bianca. A gennaio Trump vuole la Groenlandia, ma l’Europa non cede e prepara l’invio di militari. Nel terzo week end dell’anno minaccia nuovi dazi all’Europa, tra il 10 e il 25%. Il 19 gennaio il FTSE Mib interrompe la sua fase ascendente, in tre giorni perde il -2,51%. Sabato 28 febbraio Trump dà il via all’intervento Usa in Iran insieme a Israele. Marzo inizia nel peggiore dei modi. In due giorni Milano perde il -5,58%. Se andiamo indietro nel tempo, non mancano gli esempi. Tenere a freno le decisioni sbalorditive e il linguaggio eccessivo del nuovo Superuomo planetario si rivela impossibile. Per incastrare il prossimo tassello dentro il puzzle del nuovo ordinamento mondiale non servirà nemmeno scomodare l’iraniano Zarathuštra, il profeta ispiratore del caos teorizzato da Nietzsche. Basterà aspettare i post sui social e le dichiarazioni alla stampa del fine settimana e dirsi: così parlo… Donald Trump.
Più va giu... l'Euro, e più ti tira su... la benzina
Ritorniamo alle borse. Il Vix, l’indice di volatilità delle borse quotato a Chicago, chiude a 27,19, dopo aver toccato in settimana 35,30. La percezione del rischio che cresce è palpabile ovunque nei mercati, persino in quello rionale di Porta Pila. E raccogliendo tutte le sensazioni, quindi, l’intonazione del Cboe-Vix (Chicago board options exchange Volatility index) resta quella di prima, a salire.
Il conflitto in Iran dimostra tutte le debolezze dell’Unione Europea. E il dollaro prende a volare. Di fronte, si trova la moneta di uno Stato non Stato, di una comunità sempre più fragile e divisa, di una semi-potenza solo economica, non certo militare, disorientata rispetto alla propria esigenza di proteggersi (non si sa più da chi). Quando vige la legge del più forte, l’euro si appiattisce e scende fino a 1,14.
Ma l’euro debole piace a chi vive di export. Le merci italiane ed europee ritornano convenienti per chi le deve pagare in dollari. Invece va male, ma proprio molto male, a chi deve rifornirsi di prodotti energetici e di tutte le altre merci denominate in dollari. L’accoppiamento tra il caro petrolio e la svalutazione della nostra moneta ne dà il senso. Spinge il prezzo dei carburanti alla pompa oltre la soglia dei due euro al litro.
Anche l’oro è alto, ma alla fine chiude in discesa a 5.022 dollari l’oncia (-2,96%). Pure il prezzo espresso in euro al grammo scende, ma un po’ meno della metà (-1,81%). Oggi costa 141,41 euro. È un ulteriore esempio dell’effetto cambio.
Carrello della spesa in crescita
L’Istat pubblica il consuntivo del 2025. Gli andamenti delle economie mondiali sono molto differenti: il Pil cinese aumenta, ricalcando gli obiettivi del governo (+5,0%), frenano la corsa gli Stati Uniti (solo +2,2%), mentre l’area euro si accontenta di un +1,3%, comunque superiore alle attese. Arriva gennaio a gelare ulteriormente gli animi. In Italia la produzione industriale scende a sorpresa per il secondo mese consecutivo (-0,6%). Si sono bloccati gli investimenti e c’è chi dice che sia per i ritardi dei decreti attuativi sulla misura dell’iper-ammortamento.
Intanto l’inflazione cresce e accelera a febbraio: +1,6% Pur restando al di sotto della media europea, le si avvicina velocemente ed erode il vantaggio accumulato. Il carrello della spesa è sempre la componente più cara. Sale del +2,2%, dopo essere cresciuta a gennaio del +1,9%.
Stellantis sempre più sbiadita
Piazza Affari prova a rialzarsi dalle recenti cadute, ma non ci riesce e sul finire della settimana si risiede là, dove era partita. Le vicende del petrolio mettono in luce Eni, che sale di un bel +8,89% e Saipem (+3,98%), favorite dal rialzo del greggio. Anche Leonardo continua la propria ottima performance sulle prospettive della crescita delle spese per la difesa. Ha presentato il piano industriale 2030, zeppo di ordini (32 miliardi di euro, rispetto agli attesi 25 del 2026) e ricavi (30 miliardi contro i 21 previsti). Altri dai tecnici: Ebitda quasi raddoppiato a 3,59 miliardi; idem il free cash flow operativo (2,06 miliardi).
Vero e proprio scivolone di Stellantis (-4,37%), il peggiore dell’automotive in Europa. Trapelano indiscrezioni sulla cessione delle attività europee, come Maserati, ai cinesi Xiaomi e Xpeng e, poi, la scissione di quelle statunitensi. La decisione punterebbe a rafforzare le attività europee in difficoltà, concentrando gli investimenti negli Stati Uniti, cedendo alle pressioni dei dazi con il compiacimento dell’attuale amministrazione nord americana. La società per ora nega.
Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB.
I Tori: Leonardo +9,31%, Eni +8,89%,
Gli Orsi: Stellantis -7,44, Diasorin -7,19%.
FTSE MIB: -0,05% (valore indice: 44.316)
I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.













































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