La rivoluzione fuori tempo e la storia mummificata
- Alberto Scafella
- 13 ore fa
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Note sul viaggio dell'eurodeputata Ilaria Salis a Cuba
di Alberto Scafella

Mentre il Medio Oriente brucia e il mondo trattiene il fiato davanti a un possibile salto di scala del conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti, una parte della politica europea sembra vivere in un’altra epoca storica. Non in un altro continente: proprio in un altro secolo. Così accade che Ilaria Salis parta per Cuba, come se il mondo fosse ancora quello dei poster di Che Guevara nelle università occupate, delle assemblee permanenti e delle
rivoluzioni romantiche raccontate nei cortei.
Il problema non è il viaggio in sé. Il problema è il tempo storico in cui avviene. Oggi le faglie del pianeta si aprono altrove: nello stretto di Hormuz, nel Mar Rosso, nelle trattative sotterranee tra potenze nucleari, nelle rotte energetiche che tengono in piedi le economie europee. La politica internazionale è tornata ad essere ciò che è sempre stata nei momenti seri della storia: potere, sicurezza, equilibrio tra Stati.
Eppure una parte della nostra classe politica continua a muoversi come se la geopolitica fosse un accessorio del
dibattito ideologico. Cuba diventa così non un luogo reale, con le sue difficoltà economiche e il suo regime immobile, ma un simbolo da cartolina, una reliquia identitaria da esibire. È la politica trasformata in nostalgia.
Non c’è nulla di rivoluzionario in tutto questo. Anzi. È la forma più prevedibile e rituale di propaganda.













































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