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L'appuntamento di oggi: ore 17.15, Torino, Museo Fico, un ricordo di Francesco Vercillo

Aggiornamento: 2 ore fa

A dieci anni dalla sua scomparsa un incontro con la partecipazione di Sergio Chiamparino, Andrea Giorgis, Rocco Larizza, Francesco Salinas, Maria Grazia Mazza, Michele Ruggiero


Figura importante e riconoscibile per il suo lavoro politico "dal basso", di cui oggi si scopre sempre più l'importanza con una vena di nostalgia inevitabile. Francesco Vercillo, di cui Rocco Larizza traccia un affettuoso ritratto nelle righe che seguono, quel lavoro lo svolse nella "sua" Barriera di Milano, che dagli anni Cinquanta del Novecento fu uno dei primi luoghi di accoglienza degli immigrati. Erano migliaia di donne e uomini, soprattutto i secondi, dalla cui sistemazione e occupazione lavorativa dipendeva la successiva "riunificazione" delle famiglie, che scendevano alla Stazione di Porta Nuova dai cosiddetti "Treni del Sole".

Barriera di Milano, insieme con altri quartieri storici della città, Barca, Vanchiglia, Borgo San Paolo, e di altri che stavano sorgendo, come Santa Rita dal nome del Santuario, e ai comuni della prima e seconda cintura del capoluogo da sud a nord, Moncalieri, Grugliasco, Collegno, Settimo Torino, rappresentarono i punti di sviluppo e di grande trasformazione urbanistica e, soprattutto, divennero laboratori embrionali di superamento di luoghi comuni per avviare a pieno titolo la cucitura di bisogni collettivi che impone la convivenza civile del tessuto cittadino. Un'operazione che non fu indolore, perché si trascinò dietro per lustri prezzi nelle relazioni umane che soltanto il tempo concorse a stemperare.

Ma, fu proprio grazie all'impegno di persone, anonime o destinate a ricoprire ruoli politici come Francesco Vercillo - un impegno che trascende dalle ideologie e dalla fede politica, e che vide in prima fila in quegli anni gli oratori delle parrocchie, l'associazionismo cattolico nella cornice voluta dalla ventata di modernità nel solco del Concilio Vaticano II promossa dall'allora vescovo, poi cardinale nominato da Paolo VI, Michele Pellegrino, dalle numerose associazioni laiche, dalla capacità di aggregazioni dei sindacati - che si riuscì ad attenuare e riparare i guasti sociali di una vertiginosa crescita demografica a Torino: nell'arco di vent'anni, la città passa dagli oltre 700mila residenti (popolazione sottostimata all'epoca) del 1951 fino a sfiorare il milione e duecentomila nel 1971. Spirito collettivo di abnegazione oggi inimmaginabile, purtroppo, con il gelo e la crudeltà che dominano le classi dirigenti e i potenti della Terra, schiacciati da visioni imperialistiche e distruttive che mirano a inibire, se non a rifiutare e condannare, parole come fratellanza e pace.

La Porta di Vetro


Ricordando Francesco Vercillo a dieci anni della sua morte viene in mente in primo luogo la sua personalità: un uomo mite, ma anche tenace e determinato, talvolta intransigente. Francesco proviene da Mesoraca, un comune del crotonese. Siamo in Calabria, una terra difficile dalla quale in quegli anni partivano molti giovani in cerca di riscatto sociale. Arriva alla fine degli anni Sessanta in una Torino caratterizzata dalle lotte operaie e da una forte mobilitazione nei quartieri popolari. Per inserirsi in questa nuova e non semplice realtà Francesco Vercillo trova due importanti riferimenti: la Scuola e il partito comunista.

Il metodo d'insegnamento e la qualità della scuola che Francesco ha in mente è il mezzo più efficace per "rimuovere gli ostacoli" e consentire l'inclusione dei più svantaggiati. Come militante comunista ha assunto, in due diversi momenti, il ruolo di dirigente del PCI e dei DS nella zona nord di Torino. Il suo impegno in quegli anni per il risanamento ambientale del territorio (le sponde della Stura e la discarica, i laghetti di Falchera, il Parco della confluenza, ecc.) ha lasciato il segno. Ha saputo mediare e affrontare con efficacia il problema dei campi nomadi dell'Arrivore e di Lungo Stura Lazio.

Si è anche distinto per il suo impegno istituzionale: nel 1995 alla guida della sesta Circoscrizione e dal 2004 come Vicepresidente del Consiglio provinciale di Torino. Negli ultimi anni l'impegno sociale e civile di Francesco Vercillo si è svolto nel ruolo di dirigente nel Comitato provinciale e nella sezione ANPI "R. Martorelli". Al centro del suo impegno c'è l'iniziativa "Adotta un articolo della Costituzione" rivolta agli studenti delle scuole del territorio. Conoscere e applicare la Costituzione resta l'attività più rilevante nel rapporto con le scuole che Francesco Vercillo ha lasciato in eredità alla sezione ANPI " R. Martorelli". Un altro importante impegno di Francesco e stato nel ruolo di Presidente del Circolo "A. Banfo" di via Cervino, nel cuore della Barriera di Milano. 

È utile ricordare l'ultima rilevante iniziativa di Vercillo che si è svolta l'8 maggio 2015: "Realizziamo la Costituzione, libertà di religione e coesione sociale", con la partecipazione delle diverse comunità etniche e religiose del territorio. Tema, questo, più che mai attuale.

Rocco Larizza

 

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