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"Tagli" ai fondi per il sostegno domiciliare ad anziani e disabili


Allarme in Piemonte, coinvolte 25mila persone e famiglie

di Andrea Ciattaglia


Quasi 25mila piemontesi – anziani malati o persone con gravi disabilità – rischiano nelle prossime settimane di restare senza assegni di cura a domicilio che ricevono mensilmente. Anzi, in alcuni centri i tagli sono già iniziati, con sospensioni dei bonifici ai destinatari. I servizi sociali che erogano i contributi sono vittime di pesanti ritardi nella ripartizione del fondo nazionale per le non autosufficienze, che attraverso la Regione arriva alle amministrazioni locali e poi ai destinatari. Malati e persone con disabilità che tra mille difficoltà hanno l’opportunità, grazie a poche centinaia di euro di contributo mensile, di continuare a vivere in famiglia, anziché essere ricoverarli in Rsa o in altre strutture residenziali.


Risorse statali bloccate

Nei giorni scorsi la consigliera Monica Canalis (Pd) ha lanciato l’allarme: «La Regione Piemonte – ha spiegato – non è in grado di assegnare il Fondo, per ragioni di ritardo nelle rendicontazioni e perché i due Piani nazionali triennali 2025-2027 (anziani e disabilità) non sono ancora stati predisposti dal Governo. Quando saranno approvati, la Regione dovrà fare la propria programmazione che poi sarà validata a livello nazionale e solo dopo verranno trasferite le risorse, a condizione che le rendicontazioni pregresse siano regolari».

Insomma, il forte ritardo rischia di ripercuotersi a cascata sugli utenti. Lo Stato ha trasferito le risorse per l’anno 2024, a fronte del rendiconto completo delle spese effettuate nel 2021, mentre la spesa sostenuta nel 2022 non è ancora stata interamente rendicontata dai Servizi sociali. Motivo per cui, l’ammontare relativo alle spese per gli assegni domiciliari del 2025 è stato affrontato dai Comuni con anticipi di cassa, senza poter fare affidamento sulle risorse statali ancora bloccate.


Situazione grave

Maria Grazia Breda, presidente della Fondazione promozione sociale Ets, ente che promuove e tutela i diritti dei non autosufficienti, conferma la problematica situazione e rilancia, chiedendo garanzie per gli utenti «la parte più fragile di tutto il sistema». La prospettata interruzione del servizio «è molto grave e pone due questioni. La prima di competenza: poiché il fine di questi assegni è la tutela della salute di malati o persone con gravi disabilità non autosufficienti, sono risorse che in gran parte dovrebbero arrivare dalla sanità. Si tratta di un settore che, pur con tutte le sue difficoltà, ha risorse e organizzazione ben più solida dei Comuni e un riparto annuale che deve tenere conto del fabbisogno. L'assegno di cura 'modello Piemonte' della legge 10 del 2010 e delle analoghe delibere faceva riferimento ai Lea socio-sanitari: una buona pratica che è stata smontata e gli effetti sono questi».

La seconda questione, aggiunge Breda, «riguarda le risorse e la loro organizzazione e sappiamo essere ben nota all'amministrazione regionale, che a Roma dovrebbe però proporre soluzioni concrete con l'appoggio di famiglie e organizzazioni. Il ritardo nei rendiconti è un fenomeno nazionale, perché si è burocratizzato all'eccesso un sistema che potrebbe essere molto fluido se facesse arrivare le risorse direttamente ai beneficiari, con rendiconti facilitati e verifiche su pochi elementi chiave come l'assunzione in regola degli assistenti personali o i rimborsi forfettari ai famigliari. Nell'immediato, però, i Comuni dovrebbero spiegare ai loro cittadini perché prevedono l'interruzione del servizio e non anticipi di cassa dai tributi raccolti, togliendo risorse ad altri - non obbligatori - capitoli di spesa».

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