Detto in pochissime parole. L'annuncio di Giorgia Meloni: "in medio stat virtus..."
- Indiscreto controcorrente
- 12 ore fa
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di Indiscreto Controcorrente

La presidente del Consiglio non si è smentita stamane in Senato nel suo primo intervento a dodici giorni dall'inizio della guerra in Medio Oriente. E con la tipica diplomatica furbizia italica si è destreggiata tra i (pre) potenti del mondo alla ricerca di un suo personalissimo equilibrio che non ne danneggi l'immagine sia all'interno, sia all'estero. In sintesi, dinanzi alla platea divisa secondo copione tra l'osannante e il plaudente, e quella parte che la detesta non appena prende la parola, ha basculato con perizia retorica, oscillando dal noto refrain dell'Italia che non è in guerra alla responsabilità di Usa e Israele, colpevoli di avere violato il diritto internazionale, per poi riprendersi le carezze di Trump e i favori di Netanyahu e dei leader europei (quelli che contano) virando sulle cause del caos mondiale addebitate alla Russia di Putin e ad Hamas e al suo finanziatore Iran. Salvo poi guadagnarsi l'applauso anche delle opposizioni al passaggio sulla strage nella scuola femminile Minab, nell'Iran meridionale, centrata dall'aviazione Usa, nota umana compensata dal finale precipitato in comizio con la stilettata ai magistrati, accusati di avere revocato il trasferimento nell'hub albanese per migranti di chi stupra.
Ma la tattica della presidente del consiglio non è una novità. La sua è una scelta abituale e per nulla originale di chi arriva al potere. Scontata e persino banale. Da oppositrice, posizione esercitata con l'urlo aggressivo in presa diretta e in simbiosi con la teatralità dello sguardo esasperato, era la prima ad intervenire, denunciare, sferzare, capeggiare la mobilitazione, dare la propria benedizione ai cortei antigovernativi; un episodio su tutti, la vede alla testa nell'appoggio all'inchiesta "Angeli e demoni", il caso Bibbiano, una bolla giudiziaria che si è sgonfiata nel processo l'accusa che vi fossero mostri a togliere i bambini alle famiglie.
Ma dinanzi al ciclone "Harry", che ha causato nel gennaio scorso frane, allagamenti, distruzioni lungo la costa ionica tra Messina e Catania, il tempismo della Presidente del Consiglio è stato dato per più settimane desaparecido. Almeno fino al 16 febbraio. Solo allora, dopo la toccata e fuga del 28 gennaio, è scesa in Sicilia ed ha sorvolato, insieme con la rabbia popolare e istituzionale locale oramai in esaurimento, anche le zone disastrata. Fine calcolo politico.
Ora la Presidente del Consiglio somma cautela, prudenza e senso della misura. Ed ha persino imparato a non promettere cose che sa bene di non poter mantenere, come quando minacciò di tassare gli extraprofitti bancari, una tassa diventata nel tempo un generico contributo volontario da inserire - a discrezione degli istituti - ad accantonamento a riserva, opzione comunque a vantaggio degli azionisti che non dei cittadini. È proprio vero, in medio stat virtus, e lei, la locuzione latina, per quanto non abbia fatto studi classici, l'ha imparata alla perfezione, meglio e più del suo inglese. E magari, al prossimo giro, con un Parlamento ancora più addomesticato da un ulteriore ritocco al sistema elettorale, riuscirà a infilarsi anche nel mezzo delle porte del Quirinale.













































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