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Torino, la marcia del risveglio per la salvezza della Palestina

Tanti, come non si vedeva da tempo ad una manifestazione a Torino. Quanti? Il numero è davvero irrilevante, perché alla vigilia era inimmaginabile. Il corteo pro Palestina che oggi pomeriggio, 20 settembre, partito da piazza Statuto ha invaso il centro della città, raccogliendo corso dopo corso, da corso Principe Eugenio a corso Regina Margherita, strada dopo strada, da via Milano a via Arsenale per arrivare a Porta Nuova e da corso Vittorio Emanuele in via Accademia Albertina e poi via Po, ha viste protagoniste migliaia di persone, animate ognuna da un unico sentimento: "salviamo Gaza". Che equivale a salvare il popolo palestinese dal massacro, da un genocidio che se non si ritiene tale, che si può prestare anche a mille cavilli lessicali, ma che è tale con buona pace di Israele nella definizione contenuta nelle norme del diritto internazionale.






Contro la pulizia etnica che ha preso il sopravvento nella criminale azione di Netanyahu e del suo governo di estremisti, oggi pomeriggio è scesa in piazza la coscienza di Torino e del Piemonte. Un'iniziativa promossa da un gruppo di associazioni, in primis "Torino per Gaza", il cui successo, in queste dimensione, come si vede da foto e filmati, non era assolutamente prevedibile. Una sorpresa. Una piacevole sorpresa, dove forse per la prima volta, i giovani sono stati maggioranza; una maggioranza appassionata e composta, estranea a slogan offensivi, che non ha dato spazio a strumentalizzazioni di sorta.




In piazza Vittorio Veneto a fine corteo si è così vista e radunata la meglio gioventù. Giovani decisi insieme a generazioni più anziane a rompere il silenzio che fino ad oggi ha favorito la distruzione della Striscia di Gaza, l'annichilimento del popolo palestinese che dal 7 ottobre, dopo la strage compiuta da Hamas, sta pagando uno orribile prezzo in termini di vite umane, feriti e dispersi.

Torino ha scritto oggi una pagina importante che segna anche un risveglio collettivo della città, di una comunità che per diversi motivi ha perduto per strada il suo proposito spirito ribellistico, che ne ha fatto sempre un autentico laboratorio politico.

Quanti in piazza, allora? Guardate le foto e troverete tutte le risposte. Ad altri, la guerra delle cifre.


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