Detto in pochissime parole... Democrazia versione Trump: "Il Congresso parla troppo!"
- Indiscreto controcorrente
- 2 giorni fa
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di Indiscreto controcorrente

Gli americani sono un popolo davvero fortunato, oltre che essere unanimemente riconosciuto forte, potente e ricco. Forte, potente e ricco sono qualità note, che non necessitano di spiegazioni. L'attributo fortunato, all'opposto, merita di passare sotto la lente di ingrandimento, perché non accade a nessun altro Paese del mondo di essere rispettato e guardato con l'espressione di " faro della democrazia", nonostante un presidente che, proprio nel suo 250° anno dalla sua indipendenza - 4 luglio 1776 - tende a marginalizzare le istituzioni democratiche e gli organi costituzionali che in virtù di pesi e contrappesi di governo assicurano i principi democratici di cui l'Occidente si è sempre dichiarato fiero.
Ma Trump, come si sa, non ha peli sulla lingua, che peraltro è smisuratamente lunga. Non le manda a dire, anche se a volte rischia che gli slitti la frizione. Come si è registrato nella conferenza stampa-fiume in mondovisione da Mar-a-lago, quando al presidente è scappato di dire, più o meno, che la segretezza dell'operazione imponeva l'embargo di informazioni al Congresso, che da giorni pretendeva di essere coinvolto nell'affaire Maduro.
"Il Congresso parla troppo!", ha sentenziato Trump, sostenuto dal suo segretario di Stato Marco Rubio, con la brutalità di chi non tollera interferenze, sicuro o quasi che i suoi connazionali comprenderanno se la democrazia va a corrente alternata in nome della sicurezza dello Stato e con mezzi che sono sempre giustificati unicamente dalla sua parola. Anzi dalle sue tante, troppe parole. Ma ciò potrebbe rivelarsi una sfida al Congresso e, dunque, un attacco alla democrazia. Trama peraltro nota da anni agli americani, almeno per quanti si sono calati nella fiction cinematografica di "Attacco al potere" (1998), protagonisti Denzel Washington e Bruce Willis.
In quel film, il generale delirante e golpista veniva neutralizzato. Ma oggi, nel giorno dell'invasione del Venezuela e del sequestro di Maduro e consorte, con un'apologia delle forze armate che neppure il presidente Roosevelt fece per il D-Day, la democrazia americana è davvero al sicuro?













































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