SETTIMANA FINANZIARIA Crisi dollaro all'orizzonte
- a cura di Stefano E. Rossi
- 17 gen
- Tempo di lettura: 3 min
a cura di Stefano E. Rossi

Buon anno a tutti e, anche se ce lo siamo già detti…, stavolta l’impressione è che ce lo dovremo augurare tutti i giorni. L’incertezza è quotidiana ed è crescente in tutti i settori. Com’è ovvio, lo è anche in quello finanziario. L’indice S&P500VIX registra la volatilità, cioè l’aumento del rischio di mercato. Di questi tempi è un osservato speciale. Mercoledì è partito improvvisamente all’insù fino a 18 punti. Ma quando i timori per un intervento in Iran sono svaniti, l’indice è rientrato nei livelli medi dell’anno scorso. Anche alla luce di questo, negli investimenti ben vengano gli eccessi di prudenza o, di fronte alle personali inclinazioni speculative, l’attitudine ad agire con reattività, caratterizzando i portafogli con la più alta liquidabilità. Detto ciò, vediamo come andrà e, di nuovo, tanti auguri a tutti.
Powell nell'occhio del ciclone
Il primo a fare le spese di una crisi finanziaria potrebbe di essere il dollaro. Lo pensa la banca svizzera Ubs, che lo stima a 1,20 verso l’euro. Ma, ancor prima, a rischio è il suo dominus: il governatore della banca centrale Usa Jerome Powell. È finito nel mirino dei procuratori federali per le ristrutturazioni degli edifici storici della banca centrale Usa. La decisione ha suscitato un coro di proteste da parte dei suoi autorevoli colleghi di tutte le principali economie del mondo. Ma non solo. Ha causato alcune reazioni da parte di importanti case d’investimento.
È il Financial Times a rivelare il programma di Pimco, casa di gestione del risparmio californiana appartenente al gruppo Allianz. Detiene 2.200 miliardi di dollari ed ha annunciato che, proprio a causa della volatilità dovuta alle incertezze della politica, ha varato un un piano pluriennale di allontanamento dagli investimenti negli Usa. Da Natale, il dollaro si è leggermente rafforzato, è vero. Il 23 dicembre chiudeva a 1,179 e adesso si trova a 1,159 contro l’euro. Avanza sull’onda delle… convenienze che Donald Trump sta offrendo al suo Paese sul fronte delle risorse energetiche e minerarie. È l’effetto delle minacce e, ancor di più, delle azioni militari nei confronti dei maggiori detentori di riserve del sottosuolo. Così si è riaccesa l’attenzione per le industrie estrattive, di raffinazione e quelle militari. L’indice di New York, SP500, non si è mosso un granché questa settimana (-0,39%). Ma bisogna guardare i dettagli. Ad esempio, hanno fatto bene Moderna (farmaceutica, +21,95%) e AMD (microprocessori, +14,09%).
Italia: cresce l'inflazione, ma non per tutti...
Tra le materie prime, gas e petrolio non si muovono quasi. L’argento invece non accenna a fermarsi: + 13,63% da inizio anno. Anche l’oro non sta a guardare. Realizza un +4,77% in questi pochi giorni del 2026. Nuovo record: 4.600 dollari l’oncia, cioè 128 euro al grammo. Il metallo prezioso viene celebrato anche quest’anno alla fiera VicenzaOro. Ecco i numeri dell’edizione che si è aperta venerdì: ben 550 i buyer (importatori) internazionali provenienti da 65 Paesi, a conferma dell’attrattività del Made in Italy orafo. Il distretto vicentino, è il secondo per export in Italia, con un incremento del +15% nel 2025 e con spedizioni equivalenti al 19,4% del totale nazionale. Procede in netta controtendenza rispetto alla dinamica dei consumi di gioielli d’oro, che sono calati del -18%. Purtroppo è noto come l’aumento della materia prima rappresenti una delle principali criticità, che sta minando un settore manifatturiero composto, più di altri, di tante piccole imprese.
La produzione industriale UE cresce dello +0,7% mese su mese, accelerando su base annua da +1,7% a +2,5%. Aumenta anche in Italia. A novembre cresce del +1,5% rispetto a ottobre. Ma il dato trimestrale si ferma a +1,1%.
Nel mese di dicembre 2025, l’inflazione italiana aumenta del +0,2% e del +1,2% su base annua. Però, abbiamo imparato che ognuno ha la sua inflazione personale. Oggi, a essere penalizzate di più sono le fasce meno abbienti e i dipendenti. L’indice dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati (FOI), è pari a +1,4% annuo (era +0,8% nel 2024).
Piazza Affari chiude la settimana con un nulla di fatto. Compensa al proprio interno gli andamenti contrastati delle singole componenti. Migliorano i comparti difesa, energia e tecnologie. Invece se la vedono brutta la moda e l’automotive. Brunello Cucinelli subisce un pesante giudizio di Bank of America, nonostante la comunicazione di un roseo 2025 e vendite salite del +10,1%. Gli analisti non credono nemmeno in Stellantis. La concorrenza cinese e il prezzario troppo alto sono alla base della bocciatura.
Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB
I Tori: Prysmian +9,76%, Saipem +6,46%,
Gli Orsi: Brunello Cucinelli -11,97%, Stellantis -10,75%.
FTSE MIB: +0,17% (valore indice: 45.799)
I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.













































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