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Serio allarme in Usa: "Abbiamo un presidente vendicativo"

Aggiornamento: 10 ott

di Indiscreto controcorrente


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L'uomo più (pre)potente della Terra non ama le mezze misure. E soprattutto non tollera chi non esegue rapidamente i suoi ordini. Lo ha dimostrato ripetutamente. Né si preoccupa di nascondere la sua intima propensione all'arroganza, quasi sempre sboccata, come nel recente attacco alla Spagna, che vorrebbe cacciata dalla Nato per la solita percentuale del Pil da versare ai conati di guerra, con l'obiettivo non dichiarato di indebolire lo stato sociale dei Paesi europei. Fosse per lui, si libererebbe in tempo reale dei riottosi con la clava, come fa quel gorilla con cui si apre il famoso film Odissea nello spazio, il Caino dei nostri amici primati e più pelosi di noi; se impossibilitato a farlo, sempre i riottosi, li tratta a pesci in faccia, senza guardare in faccia nessuno. Limpido esempio di dialettica democratica made in Usa d'impronta repubblicana.

L'elenco di nomi ed episodi è lunghissimo. Ricordate il povero Zelensky alla Casa Bianca? E poi la minaccia dei dazi con la distinzione tra nemici e amici. E che dire delle ripetute invasioni di campo nella giustizia americana? Palesi aggressioni verbali che hanno fatto scattare l'allarme in magistrati, costituzionalisti e giuristi, tra cui David Super, professore di diritto alla Georgetown University di Washington, che nel marzo scorso dichiarò alla televisione svizzera che gli Stati Uniti stavano attraversando la più grande crisi costituzionale, a parte la guerra civile. Ma non così a parte, ad ascoltare le preoccupazioni dei sindaci delle grandi città o governatori democratici a cui il prepotente invia la Guardia Nazionale con i più svariati pretesti, in cima ai quali vi è sempre la "sicurezza nazionale", ingegnoso passpartout per ridurre le libertà personali e i diritti civili.

Esagerazioni? Lasciamo il lettore al titolo di oggi de La Voce di New York:

Il presidente e la lista nera: Trump trasforma lo Stato in una macchina di vendetta. Questa non è più solo la politica del presidente: è una guerra personale diventata forma di governo.

Dall'articolo, che si può leggere a https://lavocedinewyork.com, traiamo soltanto questo passaggio, che non ha necessità di aggettivazioni:

Il modello è sempre lo stesso: nominare, usare, colpire. Una dottrina del potere costruita sull’annientamento dell’avversario, sull’intimidazione, sulla criminalizzazione del dissenso. Una macchina che non ammette ostacoli, né regole. Che confonde giustizia e vendetta, informazione e propaganda, Stato e capo.

A noi italiani non ricorda qualcuno di ieri e di oggi?


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