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Sangue e fuoco in Palestina


Ieri, domenica 26 febbraio, dopo l'uccisione a Hawara, a pochi chilometri da Nablus, di due fratelli israeliani da parte di un palestinese, c'è chi ha scritto: la norma con un "salto di qualità" nella risposta dei coloni israeliani. In una frase, la storia di un violenza individuale e collettiva atavica che insanguina quei territori che oramai non li rende più di nessuno, anche se tutti li rivendicano.

La Palestina è in fiamme. Non era mai successo nella storia complicata e torbida dei rapporti tra Israele e Stato di Palestina che civili israeliani attaccassero i villaggi palestinesi con una forma se all'inizio non era organizzata, lo è diventata mano mano che le devastazioni crescevano.

Secondo fonti ricavate da Wikipedia, però, c'è un precedente proprio nelle vicinanze di Huwara. Nell'ottobre 2014, durante la stagione della raccolta delle olive, un incendio aveva raso al suolo enormi aree di terreni agricoli di proprietà palestinese tra il villaggio di Hawara, e l'insediamento di Yitzhar in Cisgiordania, distruggendo oltre un centinaio di ulivi.

Hawara

"Sebbene la causa dell'incendio sia stata contestata, il sindaco di Huwara affermò all'epoca che uomini mascherati provenienti dalla vicina Yitzhar e dagli insediamenti coloni circostanti avevano appiccato il fuoco versando fluidi incendiari sugli alberi" sotto l'occhio indifferente delle forze di occupazione israeliane che avevano impedito ai cittadini palestinesi di raggiungere le terre per domare le fiamme. Solo nelle ore successive, con l'incendio che rischiava di propalarsi pericolosamente in aree adiacenti, l'esercito israeliano aveva permesso alla protezione civile del vicino villaggio palestinese di Burin di intervenire. In quella circostanza, il New York Times ricordò che quegli attacchi prendevano il nome di "price tag" e le Nazioni Unite riferirono di 11mila ulivi distrutti di proprietà dei palestinesi nella Cisgiordania occupata probabilmente ad opera di estremismi israeliani.[1]

Ieri, odio e vendetta sono andati in sincronia perfetta: dall'uccisione dei due fratelli si è passato all'assalto del villaggio di Hawara, dove si era consumato il gesto terroristico. In poco tempo sono state bruciate, secondo i palestinesi, 100 auto, oltre settanta case, di cui la metà andata interamente distrutta, morti e feriti. Una furia cieca e incontenibile popolare che ha costretto persino il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a mostrare il volto più conciliante d'Israele e a esortare i suoi connazionali a non prendere la giustizia nelle proprie mani, al termine di un incontro con i vertici della sicurezza, che hanno deciso il rafforzamento dell'IDF, le forze di difesa israeliane.

L'uscita di Netanyahu è stata seguita dai fatti. Le forze di sicurezza di Tel Aviv hanno arrestato nella notte sei israeliani sospettati di essere coinvolti nei disordini di Hawara. Il terrorista autore del duplice omicidio è ancora ricercato dalla polizia.


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