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Quella convinzione che unisce Trump e Meloni: la legge non li riguarda mai... o quasi mai

Identiche reazioni stizzite non appena i magistrati contestano il loro operato

di Mauro Nebiolo Vietti


Paiono due storie parallele; la Corte Suprema negli USA è di nomina politica e quando uno dei componenti muore o si dimette, il sostituto è nominato dal Presidente degli Stati Uniti. Non disponendo gli USA di un sistema rigido basato sui codici, ove tutto è previsto e normato prima che accada, le regole di comportamento sono via via definite mediante lo studio dei precedenti che la magistratura utilizza per confermare gli orientamenti o adeguarli all’evolversi sociale.

La Corte Suprema è l’organo che in ultima istanza valuta se l’evoluzione delle regole proposta dai giudici di grado inferiore è apprezzabile o eccessiva; essendo di nomina presidenziale, la Corte Suprema tende a rispecchiare l’orientamento di chi governa, soprattutto se il Presidente gode di un lungo periodo di governo che gli permette più nomine di magistrati della Corte.

Quella attuale risulta essere stata notevolmente influenzata da Trump che ha goduto di un primo mandato ed ora ne ha iniziato uno nuovo ed i commentatori, in relazione alle sue iniziative temerarie, hanno finora considerato la Corte Suprema un baluardo a suo favore ed è probabile che sia proprio così, però con la dovuta precisazione che i magistrati applicano la legge e, ove manchi negli Stati Uniti lo spazio discrezionale per adeguare una nuova situazione al diritto, se la legge è violata non possono che prenderne atto. Su nove giudici cinque sono conservatori, ma due di loro hanno votato contro unendosi ai quattro progressisti.

Conoscere la reazione di Trump è facile; basta rileggere quanto hanno dichiarato Meloni o Nordio in vicende italiane analoghe, ma consiglierei egualmente non solo di leggere le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti in occasione dell’episodio, ma di conservarle per confrontarle con quelle future di Meloni o Nordio quando un magistrato italiano annullerà qualche atto governativo.

L’unica differenza è che per Trump i magistrati sono cretini e ingrati, mentre per noi italiani i magistrati sono "rossi", il tutto a tacere del loro organo di autogoverno di centro destra; insomma Trump dispone di una Corte Suprema a maggioranza conservatrice con due membri da lui designati, Meloni impatta con una magistratura di centro destra ed entrambi non riescono a far passare linee di governo particolarmente significative, Trump per i dazi e Meloni per gli immigrati.

I due si piacciono e si imitano; Trump dice che incontra volentieri Meloni anche perché è una bella donna, quest’ultima sostiene l’affinità tra il pensiero americano e quello italiano contro le affermazioni del cancelliere tedesco che non vuole che l’Europa baci la pantofola statunitense.

Ma soprattutto entrambi non hanno capito o, meglio, fanno finta di non aver capito, che la legge vale anche per i capi di governo e che, quando non la si condivide, è necessario rivolgersi ai rispettivi Parlamenti per cambiarla, ma qui il rischio di figuracce è notevole, perché potrebbero emergere conservatori che non intendono spingere oltre certi limiti e, finché ciò non avverrà, la magistratura non farà la guerra al governo, ma solo il suo dovere.

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