SETTIMANA FINANZIARIA. Venerdì nero per Donald Trump
- a cura di Stefano E. Rossi
- 1 giorno fa
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a cura di Stefano E. Rossi

Delude il PIL Usa del quarto trimestre. Quasi si dimezza: +1,4%. Era atteso a +2,4%. È una vera e propria doccia fredda per la politica economica della Casa Bianca. Come se non bastasse, poco dopo arriva la sentenza della Corte Suprema che definisce illegittimi i provvedimenti di Trump sui dazi commerciali. Quanto incassato andrà quindi rimborsato. Ma non finisce qui. Anche le notizie sul fronte dell’inflazione non aiutano e, infine, si affaccia una nuova bolla finanziaria che coinvolge i fondi di private-debt Klarna e Blue Owl Capital. Sono società di raccolta dei risparmi, che investono in finanziamenti problematici. Si riaffaccia lo spettro della crisi del 2008. Un venerdì nero per Donald Trump. Ma il capro espiatorio è già pronto: siede alla direzione della banca centrale. È il suo nemico preferito: Jerome Powell, il capo della FED.
Si scrive VIX ma si legge paura
… E intanto il VIX sale (l’indice di volatilità del mercato). Alle generazioni più datate degli italiani, la pronuncia di questo strano termine finanziario, il VIX, potrà riportare alla pubblicità di un balsamo che, spalmato sul torace dei bambini o sotto il naso, apre le vie aeree. A Chicago, però, questo non lo sanno. Per loro, il VIX è il più anticipatorio indicatore di quanto l’economia americana abbia iniziato ad avere, all'opposto, il fiato corto. Si tratta di problemi respiratori d’altra natura. E quando sale, l’indice misura in modo oggettivo il maggior rischio dovuto ad oscillazioni di prezzo fuori controllo.
Con tutta probabilità, il VIX oggi guarda alle tensioni in Medio Oriente. Ma la sua salita potrebbe anche essere sostenuta da considerazioni non legate ai venti di guerra. L’incertezza sui dati dell’economia e della finanza potrebbero spingerlo a guardare più lontano. Si approssima la data del 15 maggio, quella dell’avvicendamento tra Jerome Powell e Kevin Warsh alla carica di governatore della FED. E chissà se il VIX non stia salendo un po’ anche per le elezioni di mid-term del 4 novembre, che pian piano si avvicinano. A Natale quotava a 13,47; la scorsa Epifania 15,38, a fine gennaio stava a 17,44, adesso 19,09. Oltre ai tanti fenomeni che stiamo osservando, chissà che non stia già vedendo anche qualcos’altro, che noi non riusciamo ancora a intuire.
Sale la quotazione dell'oro nero
Il prezzo del petrolio è alle prese con la crisi Usa-Iran. Si strappa il collare, buca quota 65 e galoppa verso i massimi valori dell’ultimo semestre. La quotazione a fine settimana ha toccato i 67 dollari al barile, per poi chiudere a 66,24. È ancora distante dai 77,58 dollari raggiunti a giugno 2025, ai tempi dell’attacco missilistico congiunto Usa-Israele sui siti nucleari e sui cieli di Teheran. Il tallone d’Achille per l’oro nero è lo Stretto di Hormuz, snodo obbligato per il transito delle petroliere, sotto la costante minaccia dell’autorità iraniana. E l’approssimarsi di un nuovo conflitto armato, dagli esiti quanto mai incerti sugli equilibri dell’area e con i timori del coinvolgimento più o meno indiretto di altre grandi potenze, inizia ad animare gli scambi in Borsa sulla commodity regina dell’energia.
Il dollaro quando fiuta venti di guerra si rinvigorisce. Poi, all’apertura della borsa di New York, appena vengono battute le prime notizie si spaventa e chiude la settimana a 1,179 contro l’euro. La reazione non è un granché e la tendenza resta incerta. L’oro si muove poco, si ferma a 5.109. Anche il Bitcoin non rialza la testa e scivola ancora un po’, a 68.000.
2029, l'anno dell'euro digitale
Alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo, prende forma l’euro digitale. Puntiamo a essere pronti per una potenziale prima emissione nel corso del 2029. Chi parla è Piero Cipollone, Membro del Comitato esecutivo della BCE. Ci spiega: dobbiamo assicurare che la moneta di banca centrale continui a rispondere alle esigenze dell’era digitale, per salvaguardare la sovranità monetaria dell’Europa in un mondo digitale.
Già dal mese di ottobre 2024 la BCE aveva chiamato a raccolta esperti legali e specialisti del settore fintech per studiare una prima modalità applicativa di euro digitale. Nei mesi successivi, ha coordinato due gruppi di lavoro: i visionari, invitati a sbloccare l’innovazione, e i pionieri, focalizzati sui test tecnici dei pagamenti. Prosegue Piero Cipollone, il contante, nostro mezzo di pagamento sovrano, sta perdendo terreno con l’accelerazione della digitalizzazione e le operazioni con carte effettuate nell’area dell’euro sono gestite quasi per due terzi da società extra-europee.
Visa e Mastercard saranno le prime a essere penalizzate. Ma anche le banche, per le quali si stima un calo dei profitti di 4-6 milioni in quattro anni. L’euro digitale potrà essere utilizzato ovunque all’interno dell’area dell’euro. Sarà gratuito, semplice e comodo, attivabile anche in modalità off-line e con un livello di privacy paragonabile al contante. Ma la carta moneta non sparirà. Continueremo a emettere banconote e ci stiamo impegnando al massimo per assicurare che il contante resti ampiamente accettato e disponibile. Il presidente della task force per l’euro digitale lancia però un’allerta: come cittadini europei, vogliamo evitare una situazione in cui l’Europa dipenda eccessivamente da sistemi di pagamento che non sono sotto il nostro controllo. I sistemi di pagamento sono diventati parte delle infrastrutture critiche europee, insieme all’energia, ai trasporti e alle telecomunicazioni. La resilienza e la sicurezza di queste infrastrutture incidono direttamente sulla nostra stabilità economica e autonomia strategica.
Il felice momento di Moncler e Unipol
Le trimestrali infiammano Piazza Affari. È un momento favorevole per tutte le piazze europee. I dati favorevoli delle nostre società nel terzo trimestre attirano anche i tradizionali investitori nella borsa americana. Si inverte una tendenza in atto da anni: nel giro di quindici giorni, 20 miliardi di dollari si sono spostati da oltreoceano al vecchio continente.
Le azioni di Moncler schizzano verso l’alto: +13,41% nella sola giornata di venerdì. La casa italiana del lusso guidata dal CEO Remo Ruffini ha aumentato i ricavi e l'utile netto con il contributo sia del marchio Moncler, che di Stone Island. Fatturato sù del +7% grazie alla ripresa della domanda in Asia e Americhe. Il margine operativo arriva a 913,4 milioni di euro (il 29,2% dei ricavi) e viene proposto un dividendo di 1,40 euro per azione. Remo Ruffini ha comunicato che lascerà, ma poi aggiunge che resterà presidente esecutivo, continuerò a guidare la nostra direzione creativa e a definire le direzioni strategiche del gruppo. Verrà sostituito nel ruolo di CEO da Bartolomeo Rongone, attualmente a capo di Bottega Veneta, società del gruppo Kering.
Sale con decisione Tenaris, +9,09%. La crescita della multinazionale dell’acciaio è continuativa e robusta, sono tutti concordi. Il fatturato netto trimestrale in aumento a 3 miliardi è stato costruito con l’aumento del 29% delle vendite di tubi in Nord America, rimediando al calo dei ricavi di Europa e Sud America.
Unipol spicca di nuovo tra i migliori titoli della settimana. Chiude il 2025 con un utile netto consolidato in aumento del 36,8% a 1,53 miliardi di euro. È un risultato nettamente superiore alle attese e determina l’aumento del dividendo a 1,12 euro per azione. È un buon rendimento per chi ha investito nell’azione: 5,7% annuo. Equivale a un terzo in più rispetto all’anno precedente, con prospettive di aumentare ancora negli anni a venire. La raccolta diretta assicurativa è salita a quota 17,4 miliardi (+11,1%), dei quali 9,5 miliardi per il ramo danni (+4,5%) e 7,7 miliardi provengono dal ramo vita (+20,6%). Il CEO Carlo Cimbri spiega che, senza il ricorso a operazioni straordinarie, sono già stati battuti gli obiettivi fissati nel Piano strategico 2025-2027. Anche le partecipazioni bancarie in Bper e Banca Popolare di Sondrio hanno contribuito con i loro 691 milioni di euro di dividendi.
Si conclude la vicenda Mediobanca-Banca Mps. È stata approvata la fusione per incorporazione, con conseguente delisting (cancellazione dal listino di borsa) della storica banca d’affari di piazzetta Cuccia. Una nuova società interamente controllata da Siena, che non verrà quotata e manterrà la denominazione di Mediobanca, deterrà le attività del gruppo nel Corporate & Investment Banking e Private Banking. Sarà anche la scatola che conterrà il 13,2% di Assicurazioni Generali. Banca Mps, retta dall’AD Luigi Lovaglio, rafforza così il suo ruolo all’interno del sistema bancario, completando non senza difficoltà il suo ambizioso piano per una più duratura e stabile presenza nel mercato finanziario.
Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB
I Tori: Moncler +12,47%, Unipol +12,10%,
Gli Orsi: Fincantieri -7,65%, Diasorin -5,03%.
FTSE MIB: +2,29% (valore indice: 46.472)











































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