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Il tramonto dell'Occidente nei files di Epstein, ma non solo...

di Marcello Croce

 

da Wikipedia
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Non fu per primo Oswald Spengler a relativizzare la civiltà del cosiddetto “Occidente”. In modo assai meno disincantato, negli anni della Prima guerra mondiale lo precedette Thomas Mann con le sue Considerazioni di un Impolitico. Secondo lo scrittore di Lubecca, a cominciare da Kant lo spirito tedesco si era sollevato contro le «idee moderne»: contro l’Illuminismo e il dissolvimento, la civilizzazione, e la disgregazione quasi che proprio con Kant lo spirito tedesco… si fosse ribellato al nichilismo occidentale.[1]

E peraltro non occorre dire che l’idea di “Occidente” fu sempre avversata da grandi scrittori russi quali Gogol’, Tolstoj e Dostoevskij, con motivazioni analoghe, che sembrano ancora attuali nella Russia di Putin.

Per quale motivo mi avvio con questa così imbarazzante premessa?

Quello di Occidente è un concetto che ha dato nome all’ordine morale e politico uscito dalla rivoluzione francese. Ma anche, e di conseguenza, dalla parte di mondo in cui gli Stati Uniti si riconobbero non solo per l’eredità coloniale, ma per averne assunto la testa dal tempo della divisione bipolare del mondo che fu compiuta a Jalta, nel 1945.

Si trattava, come è noto, di vantare un modello politico democratico e liberale, governato economicamente e finanziariamente da grandi monopoli e forte circolazione di mercato. Certamente il suo significato non si limitava alla libera circolazione mercantile. Era un’idea di libertà, a cominciare da quella democratica; una concezione che il filosofo Popper definì “società aperta”, cioè basata sui diritti dell’individuo, sulla minimalizzazione dello Stato istituzionale, sul cambiamento continuo, sul relativismo del perfettibile. [2]

E la consacrazione del modello americano poggiava sul mito della vittoria sul nazismo, la cui memoria, incessantemente attualizzata, ne ritualizzava la ragione e lo faceva apparire (quel modello, ma sottacendo i propri demoni, da Hiroshima in poi) il migliore possibile dei mondi. Sì, questo era l’Occidente.

Ciò che invece mostra oggi la lunga (dal 2005) e tortuosa vicenda giudiziaria intrecciata alle maschere mediatiche di Jeffrey Epstein (1953-2019) e di Ghislaine Maxwell, a causa del verminaio da cui vennero snidati, è però al contrario l’oscuro volto di un potere, che di gran lunga oltrepassa i termini della critica tradizionale al capitalismo, marxista e no, allora che si trattava di denunciare lo sfruttamento del lavoro, che era proprio dell’impresa fordista. Oggi assistiamo alla polverizzazione del mito occidentale. Eppure quella era, ed è tuttora, la cupola “occidentale” del mondo: spettri che possiedono i volti ingessati dello scorrere mediatico, proprio quello banalizzato dalla noia (ennui) degli schermi dei social.

Un verso poetico di Ezra Pound, all’indomani della Prima guerra mondiale, sublimava in quei volti “an old bitch gone in the teeth”.[3] Citare Pound non è fuori luogo, o troppo osé. A quel tempo, il 1920, si trattava di domandare per cosa fossero morti tanti giovani americani, in Europa. Si riferiva, da chiaroveggente, a un sistema politico basato sull’usura, a una concezione del mondo espressa attraverso citazioni come questa: «coloro che lo capiscono saranno intenti allo sfruttamento, e il pubblico forse non capirà mai che (il sistema usurocratico) è contrario ai loro interessi» [4]

Valeva a dire: a questo punto non basta la critica a un sistema economico che sacralizza la proprietà privata e lo sfruttamento del lavoro; perché l’Occidente rappresentato dal mondo finanziario, attraverso il dossier Epstein gelosamente centellinato dal mondo giudiziario statunitense a partire dal dicembre 2025 (da quel lontano 2006, quando vennero sequestrati computer, hard disk, server e supporti digitali del magnate americano Jeffrey Epstein) – quell’Occidente mette in luce primariamente una cosa.

Qui non si tratta del lato per così dire privato del potere finanziario da parte di individui che si sono enormemente arricchiti, e accecati dalla loro potenza si “rifugiano” nel tortuoso labirinto del sesso e del sadismo (perché di questo, veramente, anche si tratta). No, c’è una stretta consequenzialità tra un modo collettivo di pensare gli affari e lo status sociale, da una parte, e la pratica collettiva del sessismo pedofilo e del sadismo dall’altra.

Qual è il nesso? Quando Pound parla dell’usura, si riferisce proprio al mondo della finanza e alla sua disumana sconnessione di ogni vincolo naturale. Leggiamo per esempio dal suo Canto XLV:

“Usura soffoca il figlio nel ventre // frena il corteggiamento del giovine // porta vecchiacci nel letto // giace in mezzo agli sposini // CONTRA NATURAM // Hanno portato troie a Eleusi // Cadaveri pronti al banchetto // al soldo dell’usura”[5]

La cupola dell’Occidente investe le due sponde dell’Atlantico, da Washington a Londra, a Israele, in un intreccio oscuro di affari, spionaggio, servizi segreti, e soprattutto ricatti, sfruttamento di minorenni e satanismo. Alcune figure sono in scena, Jeffrey Epstein, morto “suicida” in carcere nell’agosto 2019, dove era detenuto da un mese. Era stato già incarcerato fra il 2005 e il 2007, poi facilmente rilasciato (presidente allora era George W. Bush); Ghislaine Maxwell, figlia di un finanziere mitomane, legata a Epstein, arrestata nel 2020 e condannata a venti anni di carcere nel 2022. Legati dal patto col diavolo.

Ma ciò che impressiona è la vastità della rete di relazioni detenuta dalla coppia, così da coprire l’intera élite mondiale del potere politico e finanziario occidentale. Ciò che impressiona ancor di più, è la rivelazione della coltre di silenzio abitualmente sospesa, in modo inaccessibile, al di sopra della visibilità mediatica e comunicativa del mondo.

Una coltre che nasconde un’altra faccia di esso, però infinitamente più fisica, tenuta incollata dall’impalpabile e incessante agitarsi di oceani di moneta posseduti da individui accecati nello smarrimento di ogni senso del limite umano. Un disonore raccapricciante sommerge il tipo d’uomo di quella che un tempo era detta la jet society, e che – assieme a tali misfatti – anche avanzava (e ancora oggi avanza) la pretesa del diritto della ricchezza e del potere tecnologico. Al di sopra e al di fuori della vita dei popoli. Pare che Ghislane Maxwell, parlando di una ragazzina quattordicenne indotta a prostituirsi, alla domanda su come facesse a rendere schiave delle quasi bambine, abbia risposto: era solo spazzatura.

Si sa che la lunghissima lista include miliardari, famiglie reali e capi di Stato, di ieri e di oggi. Pressato dai fautori del make America great again (MAGA) Trump aveva fatto della rivelazione dei documenti sequestrati un argomento della sua seconda campagna elettorale. Ma è comprensibile che prima di consentirne la divulgazione (iniziata nel dicembre del 2025) il presidente abbia dato segno di tergiversare: in quei milioni di file compare anche il suo nome. E c’è da pensare che ne sia coinvolta l’intera sua cerchia e gli alleati strategici (si pensi alla forte implicazione di esponenti di Israele, con cui il padre della Maxwell e poi la coppia avevano un legame di traffico d’armi e molto altro).

Se è vero questo, tutto il fascicolo Epstein diventa la tragica caricatura di ciò che più rende simili le diverse élites che si contendono il futuro della politica. Sembra chiaro infatti che in quei documenti è compreso l’intero establishment americano. Ma questo non fa che confermare che la politica, lì, è solo la divisa armata del mondo finanziario (la sua “guardia del corpo”). Lo dimostra anche la storia controversa di quei documenti.

Essi furono sequestrati in buona parte nelle proprietà di Epstein fra il 2005 e il 2006; e altri ancora con il secondo arresto di Epstein, nel 2019, di un mese precedente il suo misterioso suicidio. Ma restarono sempre coperti; per questo la loro pubblicazione divenne oggetto della campagna di Trump. Infatti il secondo arresto, e quello della Maxwell che lo seguì un anno dopo, furono causati da un primo, timido sollevarsi del coperchio, che aveva fatto trasparire, fra gli orrori, volti sacri della vulgata progressista americana come Clinton, Obama, Bill Gates, Woody Allen ecc.

Ora anche lo stesso Trump è sceso nell’oscuro girone di quanti – e son migliaia – compaiono nel lungo elenco lasciato, completandone il quadro complessivo; e la sterminata documentazione sul sistema di relazioni e ricatto di Epstein sembra offrirci un modello della sofisticata struttura della civiltà della comunicazione del nostro tempo.  

La lezione che ne deriva a noi, da tutto questo, viene dal fondo ultimo della vicenda. Il vero potere dell’America (di Trump, di Biden, di Obama, di Bush…) è emerso per un istante (della storia) nel nascosto paesaggio che abita il silenzio da cui, ingannevolmente, si stacca il chiasso e il lampeggiare accecante dei media: un potere onnipotente e inafferrabile.

Pound passò tredici anni in un manicomio criminale per averne svelata l’origine.


Note                                                                                             

[1] Th. Mann, Betrachtungen eines Unpolitischen, 1918 (trad.it. Milano 1997, p. 66).

[2] Karl Popper pubblicò The Open Society and Its Enemies a Londra nel 1945.

[3] E. Pound, Hugh Selwin Mauberley, I - V, 1920 (trad. G. Giudici, Milano 1982).  In italiano: “Una vecchia troia sdentata”.

[4] Da Carta da visita, in E.Pound, Dal naufragio di Europa, Vicenza 2016, con introduzione di G.Agamben. La citazione di Pound è tratta da una Lettera dei fratelli Rothschild (1863).

[5] Traduz. di Daniele Gigli.


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