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Nuovi attacchi terroristici Allarme rosso in Israele


Guarda i video. 9 marzo: allerta rossa in Israele al termine di una giornata drammatica in cui la capitale Tel Aviv, al centro di continue manifestazione contro il primo ministro Benjamin Netanyahu, ha subito ripetuti attentati. La prima si è registrata poche ore fa, in un caffè di Tel Aviv, nella centralissima via Dizengoff, già teatro di numerosi attacchi terroristici in passato. L'attentatore, ucciso dalle forze di sicurezza israeliane, ha ferito a gravemente a colpi di pistola due persone. Non molto distante, a Ben Yehuda street, un'altra sparatoria ha rotto l'atmosfera di fine serata e gettato nel panico i passanti.

In una nota dell'Ansa, si legge che il sindaco di Tel Aviv Ron Huldai, ha fatto un appello alla popolazione di chiudersi in casa per lasciar lavorare la polizia in cerca di possibili eventuali complici.



L'attacco terroristico è avvenuto in una situazione prolungata di crescente tensione in Cisgiordania. Da Gaza, l'organizzazione paramilitare islamica palestinese ha definito l'attentato una "operazione eroica: una reazione naturale e molto rapida al crimine di oggi a Jaba", il villaggio della Cisgiordania dove in mattinata tre miliziani della Jihad islamica sono stati uccisi da una unità militare israeliana mentre sembravano in procinto di compiere un attacco. In diverse città della Cisgiordania, tra cui Jenin (guarda il video) sono stati distribuiti dolciumi ai passanti in segno di gioia per l'attentato di Tel Aviv.



Netanyahu sotto accusa

In giornata, durante la sua visita alla Sinagoga di Roma, il premier Netanyahu, che domani incontrerà la presidente del consiglio Giorgia Meloni, ha provato a gettare acqua sul fuoco delle polemiche interne. Prima della sua partenza per la capitale italiana, infatti, Netanyahu è stato nuovamente oggetto di dure contestazioni e sit-in davanti all'aeroporto di Tel Aviv, dove è arrivato in elicottero per dribblare i cortei che si erano formati lungo la strada che porta allo scalo. In Sinagoga, il leader della destra israeliana ha usato parole di concordia, sottolineando il senso della fratellanza in giorni di polemiche e dibattiti in Israele.

"Possiamo e dobbiamo - ha detto - risolvere la controversia calmando gli animi.

Accolgo con favore tutte le iniziative comprese quelle del Presidente del Paese per raggiungere una comprensione la più ampia possibile". Propositi doppi, secondo Ely Karmon, uno dei più attenti analisti israeliani ed esperto in antiterrorismo, che oggi, 9 marzo, in una intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, ha accusato senza mezzi termini Netanyahu di portare il Paese al degrado, "verso la guerra civile" e di trascinarlo in una progressiva mutilazione della democrazia interna. Parole gravi, che riportano le critiche al casus belli che sta dilaniando gli israeliani: la riforma della Corte suprema. Una riforma, sostiene Karmon, che priverebbe la Corte di ogni potere. Un ulteriore avvelenamento della democrazia d'Israele da decenni sottoposta a una manipolazione senza precedenti sul tema della sicurezza, l'asso con cui Netanyahu spariglia ad ogni elezione.

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