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Nessuno è diverso da Ben-Gvir, l'accusa di Gideon Levy

  • Vice
  • 1 nov 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Per il giornalista di Haaretz, anche l'opposizione in Israele si è omologata su posizioni di destra


di Vice


Gideon Levy, editorialista di Haaretz, voce critica d'Israele, è andato giù duro dalle colonne del suo quotidiano mercoledì scorso, 29 ottobre, con un articolo dal sapore quasi liberatorio. In pratica, ha accusato l'opposizione che fronteggia Netanyahu alla Knesset, i vari Naftali Bennett, Yair Lapid e Avigdor Lieberman, aspiranti alla successione dell'attuale primo ministro, di non essere affatto diversi dall'estremista di destra Itamar Ben-Gvir.

"Siamo tutti Ben-Gvir" è stato il suo incipit provocatorio. Lo si è, ha spiegato Levy, per il semplice fatto che "tra il governo più di destra nella storia di Israele e quelli che vogliono arrivare al potere, non c’è altro che 50 sfumature di destra. Quindi, tutto il parlare di ‘una frattura nella nazione’ e delle ‘elezioni più importanti nella storia del Paese’, quest’ultimo un cliché che sta facendo il giro, è una bugia. Israele non ha uno Zohran Mamdani (il nuovo volto della sinistra americana in corsa per le elezioni a sindaco di New York ndr) e non ne avrà uno presto. Di Ben-Gvir ne abbiamo a bizzeffe".

Levy non è nuovo a contrastare la politica del governo Netanyahu. Dal 7 ottobre si è puntualmente espresso sulle contraddizioni della guerra portata avanti con estrema spietatezza dal governo israeliano e ne ha evidenziato i tratti di una vendetta spropositata e disumana nella Striscia di Gaza, sprofondata nell'omicidio di massa di oltre 60mila palestinesi, e non ha risparmiato critiche all'aggressività dei coloni in Cisgiordania che, con l'aiuto dell'IDF, contribuiscono a far peggiorare le già difficili condizioni di vita dei palestinesi in quella terra. E di recente, ha reso pubblico l'orribile episodio del 25 ottobre: l'uccisione di un tranquillo e innocuo bambino palestinese di 9 anni, Muhammad al-Halaq, freddato da un soldato israeliano che si è poi esaltato con altri commilitoni per l'azione.

L'articolo di Levy, che è stato ripreso dal quotidiano l'Unità quasi integralmente, è uno scioccante atto d'accusa verso la classe politica israeliana nel suo insieme, e se accolto alla lettera spezza qualunque illusione di speranza per un futuro di rinnovamento della società israeliana. Una società, che sfumature di destra a parte, dà l'impressione di essere corrosa nel profondo da sentimenti dominanti fascisti.

Scrive ancora Levy: “La stagione elettorale è alle porte e nessuno come [Yair] Lapid (leader dell'opposizione, 61 anni, ndr) è in grado di identificare rapidamente lo spirito del tempo, ovvero il fascismo, e cavalcarne l’onda. È il prodotto più caldo sul mercato dal 7 ottobre e Lapid lo sta già distribuendo con gioia. Questa settimana, ha promesso che sosterrà una legge che impedisce a chi non si arruola nell’esercito di votare. Né a Sparta né a Super-Sparta oserebbero mai prendere in considerazione una misura così militarista. Lì, forse, si vergognerebbero. Gli arabi, gli ultraortodossi, i disabili, i malati, i criminali e gli handicappati verrebbero gettati nel Nilo. Non fanno parte della nostra democrazia, quindi perché non espellere tutti quelli che non prestano servizio? Revocare loro la cittadinanza? E magari metterli nei campi? Secondo Lapid, prestare servizio nell’esercito è ciò che dà diritto ai diritti fondamentali. Se non uccidi bambini a Gaza, cari israeliani, Lapid vi toglierà la tessera elettorale. Il popolo, martoriato e segnato da anni di Benjamin Netanyahu, dovrebbe ora guardare a una figura come questa come speranza per qualcosa di diverso”.

L'opposizione produce allarmismi se non addirittura una campagna di terrorismo psicologico, scrive ancora Levy, citando una frase di Bennett rivolta ai residenti della città di Omer, una città satellite nel deserto del Negev: "vi sta nascendo uno Stato palestinese. Se non agiamo, ci sveglieremo il 7 ottobre nel Negev".

Secondo Levy, Bennett, non meno che per Ben-Gvir, il Negev "è solo per gli ebrei. I beduini, alcuni dei quali sono stati cacciati in altre parti di Israele, non sono figli di questa terra. Sono una minaccia che va contenuta. Ma il fatto è che il Negev è loro non meno di quanto appartenga a Bennett o ai bravi cittadini di Omer. Il Negev è ciò che è rimasto di ciò che abbiamo lasciato loro dopo averli espropriati delle loro terre, aver distrutto il tessuto delle loro vite e averli imprigionati in recinti poverissimi. Alcuni di loro, però, non sono simpatici: guidano in modo spericolato, hanno più di una moglie e sono violenti. Questo deve essere corretto, ma senza violare i loro diritti civili, che non possono essere negati. Bennett, come Lapid, è un tipo oscuro. Entrambi credono che i diritti siano concessi per la bontà dello Stato, come un dono o una ricompensa per quello che (ai loro occhi) è un buon comportamento. Questo è il fascismo nella sua forma peggiore, e Lieberman, il fascista più veterano dei tre, si unirà a lui con entusiasmo. Anche lui è favorevole a negare il diritto di voto a chi non ha contribuito a combattere la guerra e a commettere i suoi crimini. Anche lui vede i beduini come ospiti indesiderati in questo Paese".

Le opinioni di Levy sono opinioni e come tali restano. Ma la sensazione che Israele si sia trasfigurato in altro nell'ultimo ventennio, sino a diventare irriconoscibile dal 7 ottobre, omettendo del tutto i suoi valori fondanti, diventa sempre più motivo di timore e di preoccupazione per le sorti del popolo palestinese e ciò non può essere giudicato antisionismo, se il sionismo è diventato fascismo, come accusa Levy, o antisemitismo, se essere ebreo include l'impunità dei reati.



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