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Un libro per voi: "Tutte chiacchiere. La voce e i silenzi delle donne italiane di fine Ottocento"

di Alberto Ballerino

 

Quando inizia l’emancipazione femminile in Italia? Quali sono state le prime donne a rompere il silenzio a cui erano costrette da secoli? 

A queste domande cerca di rispondere la ricercatrice Silvia Falcione con il suo libro ‘Tutte chiacchiere. La voce e i silenzi delle donne italiane di fine Ottocento’, pubblicato da Ottoedizioni.

Silvia Falcione presenterà il suo lavoro domani, 12 marzo alle 17,30 nella sede dell’Isral di Alessandria, in via Guasco 49.

Con l’autrice dialogano Cesare Manganelli, direttore della Biblioteca dell’Isral, e Roberta Cazzulo, Assessore alle pari opportunità del Comune.



“Il libro – spiega Silvia Falcione - si divide in quattro parti che vogliono delineare un percorso di emersione della voce femminile italiana nel giornalismo e nell’editoria a partire dall’età risorgimentale e dall’unificazione fino sostanzialmente ai primi anni del Novecento, fermandosi alla vigilia della prima guerra mondiale. Sono donne che riescono in qualche modo a farsi sentire e a trovare uno spazio innovativo e originale, pur accettando lo status quo con la netta divisione fra doveri e attività prettamente maschili e femminili. Nasce così quello che viene chiama proto femminismo: l’inizio di un discorso che sarà portato avanti da tutto il femminismo novecentesco. Questo è il primo preliminare con tutti i limiti della società dell’epoca”.   

Il contesto in cui questa voce femminile incomincia a emergere è quello dei salotti. “Si tratta di un fenomeno europeo ma nel caso specifico italiano ha una connotazione politica molto forte e questo deriva anche dalla presenza delle donne. Infatti sono loro le principali protagoniste e direttrici di quelli più famosi. Molto noto è il salotto di Clara Maffei a Milano, ma tanti altri possono essere citati. La voce delle donne trova inizialmente la propria dimensione in questa fase orale e domestica e poi anche nelle conferenze pubbliche con alcune delle prima grandi proto femministe come Anna Maria Mozzoni o Maria Antonietta Torriani. Infine, si arriva alle prime pubblicazioni che nel saggio vengono divise tra periodiche (riviste, pubblicità, giornali) ed editoriali nel vero senso del termine con i cosiddetti romanzi rosa”.

È proprio l’Ottocento a dare origine al romanzo come noi lo intendiamo con il feuilleton e tante sono le produzioni delle donne. “Diventa importante la pubblicazione femminile con il proprio nome, cosa che invece prima accadeva solo sporadicamente. Però viene loro chiesto di operare per un prodotto editoriale puramente per donne con tutte le problematicità e le contraddizioni che ci sono ancora oggi, fatte le debite differenze. Permane infatti un certo tipo di pregiudizio sul concetto stesso di alcune pubblicazioni considerate di serie A e B, in questo caso specifico rivolte solo a un determinato pubblico considerato non così influente rispetto a una produzione letteraria più alta”.

Queste donne erano di estrazione sociale alta e istruite. “Sì, sempre maritate e la loro affiliazione politica derivava dal contesto famigliare di appartenenza”. Nonostante ciò emerge già una prima sensibilità verso i temi dell’emancipazione femminile. “Indubbiamente anche se il contesto era estremamente contraddittorio e diversificato. Maria Antonietta Torriani, moglie del fondatore del Corriere della Sera, era di estrazione sociale non alta, si sposò anziana e per tutta la vita si è battuta per l’importanza delle denuncia delle condizioni lavorative di molto donne, come quelle delle risaie del Nord. Era decisa dal punto di vista dell’affermazione non solo della voce femminile letteraria ma di tutta la figura della donna nel suo complesso. Invece Matilde Serao, direttrice di un giornale italiano, era di estrazione sociale più alta e aveva una concezione sul ruolo delle donne molto tradizionalista, non pensava potessero essere al pari degli uomini. Questo però era molto in contraddizione con la sua esperienza personale. In generale le donne dell’Ottocento erano consapevoli del forte cambiamento che vivevano ma le loro posizioni non erano univoche e questa loro contraddittorietà emerge molto dai loro scritti, anche quelli più semplici come i consigli di moda e bon ton nelle riviste”.  

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