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"I medici iraniani, vittime e ostaggi del regime"

di Guido Giustetto*


Nel tardo pomeriggio di ieri, 10 maggio, presso l'Ordine dei medici di Torino[1] decine di persone hanno espresso in un dibattito pubblico il loro fermo dissenso, cui si è unito la Porta di Vetro, contro il soffocante regime degli ayatollah iraniani al potere dal 1979. Ne hanno parlato il rappresentante di Amnesty International Luca Andreani, Yoosef Lesani dell'Associazione Iran Libero e Democratico, Samira Ardalani dell'Associazione giovani democratici iraniani in Italia e Gianni Sartorio dell'International Help. Interventi che da più angolazioni, supportati dal report sull'Iran pubblicato di recente da Amnesty International, hanno denunciato le violenze e le violazioni dei diritti umani cui è sottoposto il popolo iraniano. Un'oppressione che si è acuita dal settembre dopo con l'inizio di imponenti manifestazioni di protesta originate dalla morte di una giovane di etnia curda. In questo contesto, il regime teocratico si è distinto per la "cura" con cui boicotta e impedisce - con minacce e intimidazioni negli ospedali, fino all'uccisione di medici e infermieri - le cure alle persone ferite dalle forze di sicurezza che intervengono per disperdere le manifestazioni pacifiche di protesta che quotidianamente attraversano le città, piccole e grandi, dell'Iran. La solidarietà al personale medico iraniano è stata espressa a nome dei medici della provincia di Torino dal presidente Guido Giustetto, di cui pubblichiamo un intervento.

La Porta di Vetro


Lo scorso 16 settembre si sono diffuse le proteste degli iraniani contro la dittatura religiosa in seguito alla tragica morte della giovane Mahsa Amini di 22 anni per mano delle forze repressive del regime, mentre si trovava in custodia della polizia morale. Da quel momento, ha preso corpo una rivolta nazionale - non la prima - che sta continuando in più di 300 grandi città, 31 regioni e più di 100 importanti università, nonostante la dura repressione imposta dal regime del presidente Ebrahim Raisi e della guida suprema Khamenei per fermarla.

Yoosef Lesani

I manifestanti chiedono la fine totale della feroce e misogina autorità religiosa dopo 44 anni di devastante e ingravescente violazione dei fondamentali diritti umani e negazione della libertà discriminazione nei confronti delle bambine e delle donne, esecuzione sommarie, ampia corruzione dello stato economia distrutta, inflazione altissima e profonda crisi occupazionale che ha portato il 75 per cento della popolazione sotto la soglia della povertà.

Sono tre mesi che il regime attacca con il gas tossico le scuole elementari femminili elementari, licei e università. Tre studentesse sono morte e più di mille ricoverate e alcune di loro sono molto gravi.




Durante i mesi della rivolta gli ospedali i centri sanitari e in modo particolare i medici e gli infermieri hanno svolto un ruolo di importanza vitale per i feriti nelle proteste, nonostante l'enorme pressione esercitata dal dispotismo religioso affinché non curino i manifestanti feriti negando loro, così, qualsiasi cura medica. Pertanto, alcuni medici sono stati licenziati , arrestati, torturati o uccisi.

La dottoressa Ayda Rostami 36 anni, a dicembre è stata uccisa brutalmente dai pasdaran, ritrovata con segni di pesanti torture sul corpo, il volto tumefatto, il braccio rotto e l'occhio accecato perché curava i manifestanti feriti anche di nascosto; il dottor Ebrahim Righi, 24 anni, torturato prima di essere ucciso; il dottor Hamid Ghareh Hasanlu arrestato insieme con sua moglie e torturato brutalmente; Aylar Haghi, studentessa di medicina all'Università di Tabriz, uccisa durante le proteste anti regime. Dunque, non possiamo ignorare il dramma dei medici iraniani che rischiano la vita per curare i manifestanti: il regime minaccia, tortura e uccide coloro che prestano soccorso ai manifestanti feriti. La comunità medica e odontoiatrica torinese, attraverso il suo Ordine esprime solidarietà a medici che rischiano la propria vita per soccorrere pacifici manifestanti che lottano per la loro libertà. Condanna la brutalità repressiva del governo iraniano e sostiene le colleghe i colleghi iraniani che oggi più che mai hanno un grande bisogno di ricevere un supporto al loro operato. Arrestare un medico oppure ucciderlo significa prendere in ostaggio e uccidere altre vite umane.


*Presidente dell'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Torino



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