Il 17 Febbraio rimane l’inizio di un cammino da completare
- Giuseppe Platone
- 27 feb
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Osservando la storia, cioè che si è fatto e ciò che si deve ancora fare, il valore della Legge votata dal Consiglio regionale del Piemonte che istituisce la Giornata della memoria che ricorda le Regie Patenti di Carlo Alberto nel 1848 per il diritto di cittadinanza a valdesi ed ebrei
di Giuseppe Platone

Diciamo che l’idea originaria venne lanciata, vent’anni fa, a Torino. Il 25 Ottobre del 2006, nella Sala congressi dell’Unione Industriali, si tenne un partecipato congresso promosso dall’Associazione evangelica di volontariato sul tema: «Religioni e libertà: quale rapporto?». Nell’occasione venne formulata, ufficialmente, per la prima volta, la proposta rivolta al Parlamento di istituire, annualmente, ogni 17 febbraio una Giornata nazionale dedicata ai temi della libertà di coscienza, di religione e di pensiero e di parola. Nell’animo dei proponenti, la data del 17 febbraio, rinviava a quella della concessione, da parte del re Carlo Alberto, nel lontano febbraio del 1848, dei diritti civili e politici ai valdesi e, pochi giorni dopo, anche agli ebrei.
Fin da subito i valdesi confinanti nelle loro Valli vissero questa emancipazione in chiave patriottica. Ciò che la religione aveva diviso, la patria ora univa. L’emancipazione di cui si rendeva lode a Dio doveva essere anche la festa dello Statuto albertino. Fu chiaro fin da subito che trattavisi di una questione civile e non solo religiosa. In quella notte sabauda nelle Valli alpine del Pinerolese (Pellice, Chisone, Germanasca) per manifestare la gioia popolare si accesero fuochi in tante località valligiane. I cosiddetti «falò della libertà» intorno ai quali si cantava e si canta ancora (in francese) le Serment de Sibaud ( in ricordo del rimpatrio dall’esilio dei valdesi nel 1689). Tradizione che da ben 178 anni si ripete ininterrottamente.
Vent’anni fa il riferimento al 17 febbraio, da parte dei proponenti la Giornata nazionale della libertà di coscienza, riguardava anche la figura e l’opera del filosofo Giordano Bruno arso sul rogo il 17 febbraio del 1600 a Roma in Campo de' fiori. La proposta giunse al Parlamento italiano corredata da vari pareri di giuristi che collocavano l’iniziativa nel quadro costituzionale. Nel cui dettato, ricordiamolo, il tema della libertà religiosa è tra i più citati (artt.3,7,8, 19 e 20). La proposta di legge d’istituire la «Giornata» venne presentata alla Camera dei deputati nel gennaio del 2008 dall’onorevole Valdo Spini. Da notare che uno dei nodi più ardui da sciogliere era (e continua ad essere) la questione della laicità dello Stato, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche etc. Da un lato esiste, nella nostra Repubblica, la corsia privilegiata del Concordato (art.7) e la via delle Intese con le religioni non cattoliche romane presenti sul territorio nazionale. Ed è solo dal 1984 che si è cominciato a stipulare Intese ( art.8) con alcune istituzioni religiose riconosciute dallo Stato.
Questo disegno di legge della Giornata della libertà religiosa da tempo giace in un cassetto del Parlamento in attesa che venga ripescato. Nel caso fortuito che dovesse succedere la proposta dovrà essere aggiornata visto l’aumento, esponenziale, avvenuto in questi anni recenti, del pluralismo religioso. Due soli esempi: i musulmani che vivono in Italia sono quasi due milioni, e di poco meno sono i cristiano ortodossi. L’Intesa costituzionalmente parlando altro non è che un vestito su misura, ogni religione giustamente reclama la propria taglia. Mai come oggi occorrerebbe una legge quadro sulla libertà religiosa in Italia per sanare discriminazioni, rapporti privilegiati che stridono con il dettato costituzionale.
In questo quadro frammentato in Piemonte si è fatta strada una novità. Giorni fa il Consiglio regionale ha varato, all’unanimità (quando mai succede ?), una legge regionale che istituisce il 17 febbraio come festa civile regionale. È certamente un risultato positivo. Faticosamente raggiunto, nel corso di un anno e mezzo di audizioni, mediazioni, modificazioni del testo originario. Questa battaglia politica è stata condotta in primis dalla consigliera (PD) regionale Monica Canalis. Occorre dare atto a questa ancor giovane donna prestata alla politica, dolce e ferma nei suoi propositi di democrazia inclusiva, tenacia e indubbia capacità di gestire un tema divisivo e complesso riuscendo a portare a casa un risultato importante specie sul piano delle buone pratiche di integrazione. Sicchè da oggi la Regione piemontese è impegnata a valorizzare annualmente la data del 17 febbraio.
La primogenitura di questa legge regionale è stata accolta con grande favore da valdesi e ebrei (le due minoranze religiose storiche piemontesi) che nel 1848 furono oggetto dell’editto albertino. Auspicabile ora che questo risultato da livello regionale possa aprirsi ad una dimensione più ampia, parlamentare e nazionale. Di questo e molto altro se ne parlerà prossimamente a Torre Pellice (To) in un apposito convegno pubblico fissato per venerdì 6 marzo alle 18 su «Diritti civili di ieri e di oggi». Tra i relatori la consigliera Monica Canalis, il giurista Roberto Mazzola, la presidente del Centro culturale valdese Bruna Peyrot. L’incontro si svolgerà nel Tempio valdese di Torre Pellice. Verrà introdotto dalla sindaca di Torre Pellice Maurizia Allisio e i lavori saranno moderati da Davide Rosso, direttore del Museo valdese nazionale.













































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