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Osservando i nostri tempi

Una donna, una madre, un uomo, un padre

di Domenico Cravero


Il fatto di essere sessuati e che la vita si riproduca nella fusione di due differenze dimostra che non esiste alcuna identità più alta da cui far derivare il femminile e il maschile. All’origine non c’è un prototipo umano senza sesso. La differenza, già sempre incarnata, è un fatto nudo e crudo come la condizione mortale, come il nascere da un corpo di donna. I neonati sorgono dall’unione dei due sessi. La pratica eterosessuale, pur non essendo obbligatoria e imposta dalla natura, assicura la continuità della vita. La nascita disvela le infinite possibilità della soggettività dell’essere donna, a partire dal riconoscimento della differenza femminile e maschile.

Di questo atto, mettere al mondo un figlio, occorre imparare parole, le meno adeguate e trovare gesti e riti che ne esprimano la qualità umana. L’inizio contiene tutto lo svolgimento, l’origine illumina e tratteggia il compimento. Questo difficile lavoro della mente e questa dedizione dell’anima gettano una nuova luce sulla verità profonda di ogni altro atto umano che si sviluppa da quell’origine.

Nascita e morte, aurora e tramonto sono i momenti del processo vitale più carichi di senso e di promesse. La correlazione tra nascita e identità richiede oggi una riflessione esplicita su tutti gli aspetti della vita umana. Viviamo tempi inquieti e confusi, dove a volte la vita pare non trovare direzioni né giustificazioni e l’esistenza non solo di individui ma anche di intere masse e popoli, appare senza valore, travolta nella dimenticanza, nella mancanza di cura, nell’abbandono, nella violenza omicida.

Sappiamo che non basta la descrizione della scienza. Per comprendere l’origine ci vuole anche un altro sapere. Ci vogliono parole che illuminino il senso dell’esistenza delle cose stesse, che fissino un ordine. Una domanda s’impone sempre più, prioritaria sugli stessi interrogativi che riguardano l’identità del singoli o dei popoli: “In che cosa consiste l’umano?”.

Senza questa risposta la vita si svuota di senso e il mondo diventa inabitato.

È difficile immaginare una condizione di sorpresa, emozione e felicità maggiore di quella che vive una neomamma (e, insieme, il nuovo papà). Una creatura, frutto biologico e affettivo della differenza dei sessi, cresce nel corpo della mamma! Questa conflagrazione di meraviglia e confusione, appagamento e euforia, misti ad ansia e panico, costituisce un sovraccarico emozionale ben difficile da vivere, impossibile da esprimere. Vi contribuisce in modo determinante se pur spesso inconsapevole, questo tempo di crisi globali, invasive, drammatiche.

L’emergenza ecologica minaccia il futuro; le guerre distruggono il presente, la crisi economica rende precaria la vita e minaccioso il futuro. La perdita della speranza ci rende tristi e disorientati. “Che ne sarà di questo figlio che vogliamo che nasca?”. “Abbiamo strumenti potenti, basteranno per evitare la catastrofe?”. Tendiamo a minimizzare l’effetto della distruzione. L’angoscia di essere incinte nel momento della massima catastrofe ecologica della storia e del pericolo mortifero amplificato della guerre, non è senza conseguenze sulla denatalità.

Gioia, amore, speranza ma anche preoccupazione, delusione, colpa, rabbia e paura... Spesso la nuova mamma oggi è reclusa in casa perché è diventato raro il buon vicinato che un tempo era il primo sostegno della donna e della maternità. Non si arrende però: s’informa, legge libri, ascolta podcast. Vuole imparare il modo migliore di accudire il figlio. Ma, intanto, si è svuotata una tradizione collettiva di saggezza che formava un costume popolare solido e diffuso. La maternità ha bisogno del suo tempo; si diventa madri ben oltre il parto, la cura si apprende infatti gradualmente dal proprio bambino. Non è neppure facile parlare apertamente delle esperienze difficili: mi capiranno? Mi giudicheranno? C’è ben altro che allattare e cambiare pannolini…

La maternità è sentirsi spinta ai confini di cosa significa essere umani. Imparare a parlare a infanti (privi di parole) ascoltare pianti, interpretare versi e sospiri e rispondere, imparare il linguaggio dei ritmi, dei gesti, dei movimenti, dei riti. La realtà psichica della neomamma è così complessa e impegnativa da togliere il fiato. Ma essere tutto è troppo. La verità dell’esperienza genitoriale oggi è tutta da esplorare. Oltre alla biologia esistono altri sguardi: ecologici, educativi, poetici, religiosi. La maternità tuttavia è solo una tappa (non obbligatoria) dell’intero viaggio che percorre la donna. La madre riuscirà a guardare i figli andare via, se lei stessa non smette di voler essere la donna che è. Da questa difficile lavoro mentale si sviluppa un’altra cultura della maternità, fiammella di luce in tempi oscuri.

 

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