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Domenico Carpanini, 25 anni fa Ricordi, emozioni e rimpianti

Il 1° marzo del 2001, per Torino fu un risveglio traumatico. Quotidiani e radio diedero la notizia che il candidato sindaco dell'Ulivo Domenico Carpanini era morto la sera precedente, il 28 febbraio, venticinque anni fa.

La Stampa scrisse in prima pagina che Carpanini "partecipava al primo confronto pubblico con il rivale Roberto Rosso, candidato del Polo. E sempre "la busiarda" gli riservò una verità incontestabile con un titolo in seconda, con qualche vago sapore ideologico, che ne riassumeva la dedizione alla politica: "Lo Stachanov del Comune, vent'anni in Sala Rossa".

I commenti ne raccontarono poi la qualità dell'uomo e gli aggettivi scolpirono in maniera indelebile il rimpianto che permane ancora ai giorni nostri per quel passo d'addio prematuro.

Nel pomeriggio di venerdì 27 febbraio, vigilia dell'anniversario, l'Associazione dei Consiglieri Emeriti della Città ha organizzato un appuntamento in Municipio per ricordare che cosa furono quei 25 anni di instancabile attività politica al servizio dei torinesi. Beppe Borgogno, amico, compagno di partito e collaboratore di Domenico Carpanini, descrive con i sentimenti che sono di ieri e di oggi, i vissuti che accompagnarono la notizia. Nei prossimi giorni seguiranno gli interventi dello scrittore Younis Tawfik e dell'allora sindaco di Torino Valentino Castellani.

La Porta di Vetro


Sono passati 25 anni dalla morte di Domenico Carpanini. Tanto tempo, tanto da sembrare incredibile. Quel giorno, era il 28 febbraio 2001, la città si era svegliata sotto una fitta nevicata, inconsueta per il periodo. Molto probabilmente Domenico quella mattina si sarà preoccupato delle condizioni del traffico e della viabilità, e certamente anche dell’incontro pubblico che la sera lo avrebbe visto di fronte a Roberto Rosso, candidato sindaco per il centrodestra. Un incontro che, come sappiamo, non si è mai concluso perché quella sera, in quella sala e durante quel dibattito, Domenico esaurì il suo spazio terreno.

Molti di noi non solo non potranno mai dimenticare quel 28 febbraio, e a distanza di così tanti anni forse ricordano poco di quella giornata, ma tutto delle ore serali, poi notturne: anche quelli che non erano nel salone dell’Ascom, in via Gioberti, probabilmente non hanno cancellato il ricordo di dov’erano, cosa stavano facendo, e soprattutto il tumulto di emozioni che li ha investiti.

Succede così per i fatti importanti che riguardano la nostra esistenza, per gli eventi che ci travolgono, per il sentimento che ci lega alle persone per noi importanti.

Fu un lutto per i torinesi, per la comunità di cui Domenico faceva parte, e naturalmente soprattutto per i suoi affetti. Nessuno  ha dimenticato Domenico.

Non lo ha dimenticato la città: non chi l'ha amministrata, per le infinite volte in cui ci si è ispirati al suo lavoro su tanti argomenti, così come al suo modo di essere amministratore; non i suoi amici e i suoi affetti, che ogni anno il 28 febbraio, insieme, lo ricordano andando a visitare la sua tomba al Cimitero Monumentale.

Anche quest’anno accadrà, ma il giorno prima, venerdì  27 febbraio alle  16, nella Sala Colonne del Comune di Torino ci sarà un ricordo particolare di Domenico. Su iniziativa dell’Associazione dei Consiglieri Emeriti della Città, Valentino Castellani, il Sindaco di quegli anni, Adriana Romeo, impegnata da allora nei Comitati dei Cittadini di Porta Palazzo, Giovanni Sarlo, ex dirigente della Questura di Torino, e il primo cittadino della città Stefano Lo Russo (insieme con la Presidente dell’associazione Elide Tisi, e con la Presidente del Consiglio Comunale Maria Grazia Grippo) parleranno della straordinaria figura di amministratore che Carpanini è stato e ha rappresentato.

Lo faranno in particolare attorno al suo lavoro importantissimo sulla sicurezza urbana: oggi tema di scontro politico  quotidiano , ma che allora vide Torino all’avanguardia, molto per merito di Domenico Carpanini, nella costruzione di un modello partecipato tra le istituzioni e con i cittadini per affrontare un tema che, come era chiarissimo proprio in quegli anni, rappresenta un autentico bene comune da tutelare con lo sforzo di tutti.

Naturalmente chi lo ha conosciuto bene sa che sarà impossibile non ricordare, oltre al suo ruolo di amministratore, anche l’uomo Carpanini. Le sue asprezze, certo, ma anche la sua straordinaria ironia e il suo rigore; la sua intelligenza acuta e le sue passioni. Lo stadio, i viaggi, i romanzi di Simenon, le interminabili partite a carte con gli amici. E il suo sorriso ironico, accompagnato da un fischio modulato e da un piemontesissimo “Parlapà…”, che raccomandava a tutti di prenderla un po’ più bassa. E se lo diceva lui, davvero una grande persona, c’era da ascoltarlo.

 

 

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