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Record di uccisioni di giornalisti nel 2025: sono 129 e Israele ne ha sulla coscienza i due terzi

Il dato è agghiacciante: nel 2025 sono stati uccisi 129 tra giornalisti e operatori di ripresa. Lo rivela l'indagine del Committee to Protect Journalists (CPJ) e si tratta del numero più alto di vittime per l'informazione da quando l'organizzazione ha iniziato a tenere registri, più di tre decenni fa.[1] Secondo l'organizzazione non profit indipendente che ha sede a New York e che si dedica alla difesa della libertà di stampa e dei diritti dei giornalisti in tutto il mondo, questo secondo record consecutivo anno su anno ha un principale responsabile: il governo israeliano presieduto da Netanyahu cui si addebitano i due terzi di tutte le uccisioni della stampa sia nel 2025, sia nel 2024. Un autentico e spietato massacro di donne e uomini sui fronti di guerra volto a intimidire la libertà di stampa nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania di cui le Forze di Difesa Israeliane (IDF) sono il braccio armato del governo. Tra l'altro, si legge nel documento, sono aumentate le uccisioni con droni, segno anche dell'evoluzione tecnologica delle guerre in corso, che sono passate da due nel 2023 (primo anno in cui il CPJ ha documentato questi omicidi) a 39 lo scorso anno.

Le cifre nel dettaglio. Oltre il 60 per cento degli 86 membri della stampa uccisi dal fuoco israeliano nel 2025 erano palestinesi [2] che riportavano da Gaza il dramma vissuto da una popolazione affamata, cui si è cercato di togliere qualunque forma di dignità, vittima di un evidente genocidio.[3] In effetti, annota il CPJ, "sebbene il numero di giornalisti e operatori dei media uccisi in Ucraina e Sudan sia aumentato leggermente nel 2025 rispetto all'anno precedente, arrivando rispettivamente a quattro e nove morti in ciascun paese, i numeri sono rimasti comunque molto bassi rispetto a Israele, che rimane un'eccezione significativa". Le uccisioni di altri giornalisti sono state registrate in Messico, India e Filippine.

Sulle ragioni di questa escalation di sangue l'organizzazione non ha dubbi: "l'aumento del numero di decessi di giornalisti a livello globale è alimentato da una persistente cultura di impunità per gli attacchi alla stampa: pochissime indagini trasparenti sono state condotte sui 47 casi di omicidi mirati (classificati come "omicidio" nella metodologia consolidata del CPJ) documentati dal CPJ nel 2025 e nessuno è stato ritenuto responsabile in nessuno di questi casi".

Conclusione: "questi omicidi di giornalisti violano il diritto umanitario internazionale, che stabilisce che i giornalisti sono civili e non devono mai essere deliberatamente presi di mira. Morale: "l'aumento degli omicidi di giornalisti è sintomatico di un più ampio declino della libertà di stampa e della sicurezza dei giornalisti a livello globale: un numero quasi record di giornalisti è stato incarcerato nel 2025 in mezzo a campagne diffamatorie e abusi legali che cercavano di criminalizzare l'atto di riportare i fatti.


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