Perché la guerra in Ucraina non può avere termine, mentre ne scoppia un'altra tra Iran e Usa
- Michele Corrado
- 19 ore fa
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Aggiornamento: 29 minuti fa
Considerazioni politico-militari di quattro anni di guerra
di Michele Corrado

In un clima di smentite e contro-smentite sulla morte della Guida Suprema Khamenei, dopo l'attacco portato da Stati Uniti e Israele all'Iran, un'offensiva missilistica che il presidente russo Putin ha definito "sconsiderata", l'attenzione sul conflitto in Ucraina si è come dematerializzata. Eppure non sono trascorsi che pochi giorni dall'anniversario dell'invasione dell'armata russa: il quarto. Ossia ben 48 mesi dall’inizio dell’Operazione Speciale voluta dal governo russo nei confronti dell’Ucraina. In questo periodo sono accaduti eventi che erano quasi impossibili da immaginare. È interessante vedere una cartina geografica dei due paesi per avere una idea dimensionale dei territori, perché dopo un inizio confuso da parte dei russi su che cosa volessero fare dell’Ucraina, forse un paese satellite tipo Bielorussia, ma con modalità dedicate, si sono ritrovati a perseguire l’obiettivo minimo ed irrinunciabile della conquista del Donbass.
Ciò è avvenuto in quanto:
- gli occidentali, gli inglesi e gli americani primariamente, hanno supportato in maniera non prevedibile il governo ucraino con assetti militari e finanziamenti inimmaginabili da parte russa;
- le capacità militari russe, in quello che si è poi rivelato essere un conflitto di logoramento ad alta intensità, si sono dimostrate antiquate ed inconcludenti, almeno per come l’immaginario occidentale indentificava l’Esercito russo con la “leggendaria” Armata Rossa;
- le capacità ucraine si sono rivelate adeguate a contenere gli sforzi offensivi russi finalizzate al dilagare in Ucraina dalla frontiera est;
- il tipo di dottrina utilizzato, almeno inizialmente dai russi, si fondava sulla massa delle unità attaccanti senza particolari considerazioni per il livello di perdite che tale condotta comportava;
- i russi si sono avveduti solo in un secondo momento che la quantità numerica delle truppe impegnate non consentiva il raggiungimento degli obiettivi desiderati (il controllo dell’intera Ucraina a seguito di un colpo di mano per la sostituzione della leadership in carica con una filo russa);
- il ritorno di un conflitto ad alta intensità basato su grandi disponibilità di fanterie supportate da un impiego di artiglieria che ricorda molto quello della Prima Guerra Mondiale (se non altro per il consumo di munizioni), non era stato preventivato;
- un impiego delle Forze aeree, molto in linea con le teorie del generale italiano Giulio Douhet, incentrato sul dominio dello spazio aereo per la condotta di bombardamenti strategici sistematici su obiettivi non militari al fine di fiaccare il morale della popolazione e quindi la loro volontà di combattere.
Da parte occidentale:
- ci si è trovati a sostenere una guerra guerreggiata della quale nessuno presagiva sviluppi così nefasti per gli equilibri internazionali e per le nostre economie;
- la debolezza delle possibilità russe ci ha tenuto al riparo da rappresaglie dirette, ma non dagli effetti di “guerra ibrida” nella quale i russi sono sempre stati maestri dai tempi degli zar;
- ora, constata l’impossibilità per le Forze ucraine di respingere e distruggere le Forze russe penetrate sul proprio territorio, ci si è impantanati in uno stallo delle opzioni diplomatiche sostenute dalla lenta ma inesorabile progressione russa nel Donbass.
E poi ci sono i droni; questo tipo di vettore sta facendo fare un salto tecnologico di assoluto rilievo, un po’ come l’impiego del mezzo aereo nella Prima Guerra mondiale.
Grazie alle innumerevoli versioni prodotte, la maggior parte “usa e getta”, e la possibilità di realizzarne numeri enormi con costi insignificanti che consentono la possibilità di saturare intere aree della battaglia, impedendo l’uso di mezzi e tecniche di combattimento di comprovata efficacia, rendono il conflitto ucraino di incerta gestibilità.
Con tale scenario di riferimento, pare difficile che possa avvenire una composizione del conflitto almeno fino a quando i russi non occuperanno tutto il Donbass determinando il raggiungimento di un obiettivo territoriale che può essere rivendicato, in particolare da chi il conflitto lo ha scatenato, cioè Putin, come risultato pagante per tutti gli sforzi sostenuti. Almeno per il momento.













































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