Per passione, non solo musica e parole...
- a cura del Baccelliere
- 17 ore fa
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Cento di questi Cerri
a cura del Baccelliere

Fra i molti centenari che si celebrano in questo 2026[1] ci piacerebbe dedicare un momento a Franco Cerri. Cerri era nato a Milano il 29 gennaio 1926 e ci ha lasciati ad ottobre 2021. È stato un pioniere della chitarra jazz in Italia, in un’epoca in cui l’introduzione della chitarra elettrica e dei sistemi di amplificazione - processo avviato a partire dagli anni ‘40 del Novecento - ha permesso alla chitarra di abbandonare ruoli di contorno per diventare strumento solista. Cerri, sia pure da un punto di osservazione periferico come il nostro Paese, ha saputo introdursi in questo processo. Di pari passo, in maniera graduale e senza fare rivoluzioni, si è costruito un vocabolario moderno che è tuttora fondamentale per chi si avvicini al jazz e alla chitarra.
La sua carriera era cominciata negli anni del dopoguerra, con Gorni Kramer e il Quartetto Cetra. All’epoca oltre alla chitarra suonava il contrabbasso e in questa veste ebbe modo di accompagnare numerosi musicisti americani di passaggio. Chet Baker (nella foto, insieme) divenne suo amico e fu ospite a casa sua. L’artista maledetto trovava nella normalità di Franco qualcosa di più di un collega - un amico dalla vita diversa, quella vita che nonostante la desiderasse non riusciva a vivere. Innumerevoli sono gli incontri di Franco Cerri, fra i quali citiamo Lee Konitz, Martial Solal, Franco Ambrosetti oltre ad altri chitarristi, da Django Reinhardt - sua prima influenza - a Barney Kessel, Jim Hall e George Benson. Fondamentali sono le sue collaborazioni con musicisti italiani, come Tullio De Piscopo, Dado Moroni e Gianluigi Trovesi. A partire dagli anni ‘80 stabilì un duraturo sodalizio con il pianista Enrico Intra[2] con il quale diede vita ai corsi di jazz della Scuola Civica di Milano, una delle iniziative didattiche più apprezzate anche a livello internazionale.
Cerri negli anni ‘60 era diventato un personaggio noto al grande pubblico, grazie ad una serie di trasmissioni televisive, in cui seppe porsi come divulgatore del jazz, della chitarra e della musica in generale. Elegante e mai sopra le righe, ottenne una notevole popolarità, che lo portò a diventare testimonial per la pubblicità[3]. Nelle interviste scherzava sulla - relativa - tranquillità economica che questo aspetto del suo lavoro gli aveva regalato. A parte tutto questo, era un musicista meraviglioso, con un senso armonico spiccato e una notevole intelligenza ritmica che lo fecero apprezzare anche oltre oceano, dove suonò più volte. Sapeva esprimersi con economia di mezzi mettendo la tecnica al servizio della storia che con il suo strumento sapeva raccontare[4].
Nel corso della sua lunga esistenza, Franco Cerri ha dovuto far fronte a un dramma famigliare. Suo figlio Stefano, anche lui musicista[5], è stato portato via da una grave malattia a quarantott’anni nel 2000. Stefano Cerri si era formato attraverso un percorso da autodidatta e Franco non mancava di sottolinearne il talento. L’innaturale condizione di padre sopravvissuto al figlio ne aveva cambiato i grandi occhi di persona buona, segnati nel tempo a venire da una insopprimibile malinconia.
Franco Cerri era uno stilista. Per questo non rinunciava alla propria individualità sia che suonasse jazz sia che accompagnasse cantanti di musica leggera sia - cosa ancor più difficile - quando recitava la parte dell’uomo in ammollo. Musicista mai soverchiante, sensibile, raffinato nei gusti, Cerri ha dimostrato come si possa essere cosmopoliti pur mantenendo una cifra assolutamente italiana[5]. In chiusura una piccola cosa: ascoltiamolo, ormai ottantottenne nel 2014, mentre accompagna Mietta insieme a Elio e le Storie Tese in Vattene amore, una dimostrazione di ironia e understatement[7].
Note
[1] Miles Davis e John Coltrane su tutti.
[2] Ascoltiamoli in questo omaggio a Mina Il cielo in una stanza https://youtu.be/_KF7fXESIpE?si=mA6MigVXAgbcaNJk
[5] Fra le innumerevoli sue esecuzioni come sessionman ascoltate come suonava il basso splendidamente in Extraterrestre di Eugenio Finardi https://youtu.be/TJe8KHnv0qc?si=WS8l_W81sU2KPoq3













































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