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Le vacanze intelligenti sono quelle che migliorano la vita


di Giuseppina Viberti e Germana Zollesi


Un team di ricercatori dell’Università of South Australia ha misurato il benessere indotto dal riposo nei periodi dell’anno in cui si lavora e in quelli nei quali si è in vacanza utilizzando dei dispositivi di monitoraggio indossabili. La ricerca di migliori condizioni di vita non è solo una legittima aspettativa di ognuno di noi, ma una condizione per lo sviluppo sociale ed economico. Eurostat certifica che il 9,4% dei lavoratori, in Italia, dedica alla propria occupazione quasi 50 ore a settimana, contro il 7% della media europea: peccato che poi abbiamo una delle produttività più basse. Gli unici a provare orari ridotti (anche per risparmiare sull'energia e per decongestionare il traffico) sono il Gruppo Intesa e la Lavazza.

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Lo studio

La ricerca ha considerato i dati dello studio Annual Rhythms In Adults’ lifestyle and health (ARIA) in cui 308 adulti, di età media pari a 40,4 anni, hanno indossato dispositivi di monitoraggio dell’attività 24 ore al giorno per 13 mesi*. In questo periodo i partecipanti allo studio hanno preso, in genere, una media di due o tre periodi di vacanza, ciascuna di circa 12 giorni. La maggior parte di questi periodi di assenza dal lavoro erano legati ad attività ricreative all’aperto e nel 35% dei casi a eventi familiari/sociali; nel 31% dei casi, invece, i giorni di vacanza erano dedicati a riposo e relax, mentre per il 17% dei partecipanti l’assenza dal lavoro era legata a motivi non ricreativi, come prendersi cura di qualcuno o ristrutturare casa.


Sono stati valutati i cambiamenti nelle attività quotidiane prima, durante e dopo le vacanze e sono stati ottenuti dati molto interessanti:

1) Il primo dato è che in vacanza, anche se di breve durata come un weekend, si dorme di più, si fa più attività fisica, si è meno sedentari assumendo comportamenti più salutari.

2) In vacanza, nel 13% dei casi, le persone hanno svolto un’attività fisica più intensa e hanno ridotto di 29 minuti al giorno la sedentarietà.

3) Il periodo di sonno è aumentato di circa 21 minuti.


Secondo il ricercatore Ty Ferguson, questi dati dimostrano che dormire a sufficienza può aiutare a migliorare il nostro umore, la funzione cognitiva e la produttività. Può anche aiutare a ridurre il rischio di sviluppare una serie di patologie come obesità, il diabete, le malattie cardiovascolari e la depressione. È interessante notare che la dimensione di questi cambiamenti è aumentata in linea con la durata della vacanza; quindi più lunga è la vacanza, migliori sono i benefici per la salute.


Aspetti sociali e stili di vita

Questo studio sicuramente interessante, riguarda un piccolo gruppo di 308 soggetti con un’età media di circa 40 anni e non può certamente riferirsi a tutta la popolazione, in particolare quella giovanile (la cosiddetta generazione Z) che, durante le vacanze, non sta certamente attenta ad uno stile di vita tranquillo e riposato, ma aspetta le vacanze per assumere comportamenti non certamente “morigerati” (abuso di alcol, notti in discoteca, assunzione di cibo spazzatura, ecc). Anche in questo caso non dobbiamo generalizzare, ma i dati purtroppo confermano ciò che vediamo nelle nostre città nei fine settimana.

Per quanto riguarda gli stili di vita della popolazione, dopo un miglioramento generale osservato fino al 2019, a partire dal 2020 si evidenziano significative oscillazioni per quasi tutti gli indicatori e, nella maggior parte dei casi, nel confronto 2019-2022 emergono segnali di peggioramento. In particolare, l’indicatore di sedentarietà, che era migliorato nel 2020 e nel 2021 per la necessità di modificare le proprie abitudini con una maggiore diffusione nella popolazione a svolgere attività fisica destrutturata al di fuori di palestre e piscine, peggiora nel 2022, tornando a livelli ancora più critici rispetto al 2019.


Settimana lavorativa di 4 giorni e smart working

In molti Paesi del mondo viene sperimentata la settimana lavorativa di quattro giorni, con un incremento delle ore lavorate dal lunedì al giovedì oppure chiusura delle attività il venerdì alle ore 12 per dare al lavoratore più tempo libero con produttività invariata (in alcuni casi addirittura aumentata). Lo smart working è un altro aspetto di “lavoro agile” che consente al lavoratore di utilizzare il tempo/lavoro e la sede a sua discrezione garantendo il raggiungimento degli obiettivi definiti.

Attualmente nel Regno Unito, soprattutto nel mondo bancario e degli investimenti, molti lavoratori svolgono il lavoro a casa o addirittura in altri Paesi utilizzando le potenzialità della rete informatica. Allo stesso modo in Italia, molti lavoratori del settore assicurativo svolgono i propri compiti ad es. al mare utilizzando il tempo di lavoro come ritengono opportuno pur di raggiugere gli obiettivi affidati.

Questi sistemi di lavoro non possono certamente essere applicati a tutte le professioni; quelle di cura della persona (personale sanitario in primis e non solo) non si adattano quasi mai al “lavoro da remoto”, anche se con la telemedicina si potranno aprire ipotesi fin ora inimmaginabili. D’altro canto assistiamo a richieste di apertura di negozi e centri commerciali H24 7 giorni su 7 con turni di lavoro che non si adattano certamente ad uno stile di vita rilassato e con periodi vacanza che possano migliorare la qualità della vita come suggerito dallo studio australiano.


Alla ricerca di soluzioni ideali per aziende e lavoratori

La nostra è una società piena di contraddizioni e non ha senso sforzarsi di ridurle quando è più produttivo gestirle per evitare che possibili esasperazioni portino a conseguenze nefaste o possano danneggiare la salute dei lavoratori e dei loro famigliari. Se molte aziende hanno predisposto locali attrezzati per il relax (comprese palestre e piscine in molte aziende americane, giapponesi e sud coreane) è perché molte tipologie di lavoro richiedono una perfetta condizione psicofisica ottenibile solo se si cura e si rispettano le persone, permettendo loro di condurre una vita sana ed equilibrata. Primo passaggio è quello di cercare le soluzioni più adatte che soddisfino le esigenze delle aziende e dei singoli individui e non la pedestre osservanza di qualche regolamento o altra rigidità imposta dal sistema, ma non rispondente alle esigenze.

La pandemia ha modificato la scala dei valori, oltre ad avere significativamente incrementato l’uso dei mezzi informatici: nei primi giorni della pandemia i tablet hanno permesso di comunicare e molte persone sono riuscite a salutare i loro cari e, seppur a distanza, si è continuato a formare le nuove generazioni, così come già avveniva in molte Università americane ben prima del coronavirus.

Oggi, a pandemia è ufficialmente finita, ci si deve interrogare su quali stili di vita meglio si adattino al mutare delle situazioni, utilizzando al meglio il know how acquisito. Sorprende come siano rari gli studi per migliorare le condizioni di vita, attuando soluzioni tanto semplici quanto efficaci. All'opposto, sembra sempre più evidente un “ritorno al passato” con alcune esperienze positive non strutturate, ma nate da un diverso rapporto fra datore di lavoro e lavoratore che cercano insieme le migliori soluzioni possibili per integrare produttività e qualità della vita.


* Fonte: International Journal of Behaviorall Nutrition and Physical Activity 2023

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