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La lezione sarda per il Piemonte

di Daniele Valle


Con l'articolo di Giancarlo Rapetti, componente della Assemblea Nazionale di Azione[1], la Porta di Vetro ha aperto, all'indomani del voto regionale in Sardegna, un dibattito sulle prospettive di una unità d'azione, oramai denominata "campo largo", delle opposizioni ai governi regionali a direzione centro destra prossimi a nuove elezioni. Tra questi vi è il Piemonte. E, in proposito, pubblichiamo l'intervento di consigliere Pd Daniele Valle, vicepresidente Consiglio regionale del Piemonte.


L’esito del voto della Sardegna con la vittoria di Alessandra Todde e della coalizione a guida Pd-5Stelle contiene importanti elementi di riflessione anche per chi in Piemonte, da mesi, sta cercando di costruire un’ampia alleanza per sconfiggere il presidente della Regione uscente, Alberto Cirio e la coalizione di centro destra che lo sostiene dal 2019. Senza cadere in letture semplicistiche (“uniti si vince”), senza dubbio in Sardegna sono prevalsi gli elementi che uniscono Pd e 5Stelle, la collaborazione tra le opposizioni alla Giunta Solinas, la generosità del Partito Democratico che, pur essendo il primo partito, ha accettato la candidata indicata dai 5Stelle, infine il profilo della neo presidente Alessandra Todde, che ha ben incarnato rinnovamento e competenza.

In Piemonte ci sono importanti differenze col caso sardo: in primis, che Alberto Cirio - a meno di improbabili sorprese - verrà ricandidato e che si voterà contestualmente per 800 comuni su 1180, e soprattutto per le elezioni europee, con un notevole effetto trascinamento della competizione nazionale.

Un'altra differenza non secondaria con il voto sardo, è il progetto Soru, cioè dalla presenza dell'imprenditore ed ex presidente della Regione Sardegna, punito dagli elettori, progetto che nasceva più in contrapposizione all’alleanza Pd-5Stelle che non come “Terzo Polo”. In un sistema a turno unico, infatti, dove vince chi prende un voto in più, chi si pone fuori dai due schieramenti principali resta fatalmente tagliato fuori e colpito dalla spinta al voto utile.

Personalmente, resto convinto che in Piemonte vi sarebbero le condizioni per fare come in Sardegna e anche meglio, anche se molto tempo si è perso. In Consiglio regionale in questi 5 anni il Pd ha lavorato bene con le opposizioni, a partire dai 5Stelle, creando buoni rapporti e stabilendo stima reciproca. Da qui, operando con il massimo del buon senso politico, bisognerebbe partire, cioè dalle cose che ci uniscono. Lo stesso vale per Italia Viva e Azione. La sanità con la sfida dei nuovi ospedali (oggi solo sulla carta) e della medicina territoriale, i trasporti, una cultura fatta non solo di sagre e contributi a pioggia, un Piemonte capace di attrarre imprese e investimenti, mi paiono punti programmatici adeguati per allearci e chiudere la stagione del centro destra e del suo presidente Alberto Cirio. Occorre, però, far prevalere generosità e collaborazione e impostare lo sguardo rivolto al futuro e non al passato. Se una lezione sarda c’è, è che si possono costruire percorsi unitari senza farsi troppo condizionare dalle logiche nazionali (e romane). Costruire un altro Piemonte, attrattivo, sostenibile e solidale, mi pare la ragione più forte per stare insieme e vincere.


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