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La Casa Pubblica in Italia rimane un serio problema strutturale

Aggiornamento: 4 giorni fa

di Pasquale Fedele


Il Piano Casa, il decreto con cui la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni mira a dare una risposta concreta ai bisogni abitativi dei ceti popolari, dimostra quanto la questione sia "esplosiva" nel nostro Paese. Ora, non entreremo nel merito dell'annuncio governativo. Lo faremo con un successivo articolo. Ciò che ci preme evidenziare, invece, è la "fame" di case a canone calmierato, cioè case di edilizia residenziale sociale, cosiddette ERS, ma case di edilizia residenziale pubblica, vale a dire le case popolari. Purtroppo anni di trionfante decentramento, abolizione della Gescal, ecc., hanno creato un sistema ripiegato su se stesso, che ha portato a delegare la risposta per trovare una soluzione all'emergenza abitativa, alle amministrazioni locali, già in difficoltà per offrire i servizi essenziali.

I litigi tra le varie forze politiche locali, comunali e regionali, che ci riportano le cronache sono uno sconcertante segnale della situazione attuale. Trovare le risorse mettendo intorno a un tavolo Governo e amministrazioni locali, regionali e comunali, non ha colore politico. Non sono le sole realtà locali a poter trovare una soluzione per l'emergenza abitativa, ma ci deve essere un concreta predisposizione di obiettivi a livello di Paese.

Proviamo a mettere insieme qualche dato.

Le amministrazioni locali devono provvedere a strade, scuole, trasporti, servizi sociali ed educativi, sanitari, polizia locale, in primo luogo. Tuttavia a fronte di sempre più costanti fenomeni meteorologici emergenziali, nonché epidemie, crisi politiche, economiche e climatiche globali, che generano a cascata conseguenze locali di tipo economico sociale, economico e demografico, vengono demandati alle amministrazioni locali sempre più adempimenti. Inutile dire che con le scarse risorse a disposizione anche quando vengono decisi investimenti per l'edilizia pubblica, puntualmente si devono dirottare le risorse, per sopravvenute emergenze varie, ad altre urgenze. Di nuovo, per la casa pubblica non ha senso lasciare tutto sulle spalle delle amministrazione locali.

In questo quadro, tornando all'emergenza abitativa, si possono trovare delle soluzioni, che però devono essere gestite in modo concertato a livello locale e centrale e certamente non in base al colore politico.

Per esempio, per rimanere in ambito torinese, ritornare a discutere del nuovo Piano regolatore della città, assegnando un ruolo centrale all'edilizia residenziale pubblica. E, quindi, ad impedire che la proprietà privata, possa da influenzare il Piano regolatore e diventare soggetto unico che guida direttamente i processi d'intervento. Per fermare questa deriva, bisogna incrementare la quota di alloggi pubblici in E.R.P. in primis, E.R.S pubblica per studentati pubblici. Ancora. Occorre inserire nel nuovo P.R. la regolamentazione dei PEEP (Piani di Edilizia Economica e Popolare) istituiti con la Legge 1678/1962 che si basa su un modello di pianificazione urbanistica finalizzato a fornire alloggi a prezzi accessibili, calmierando il mercato immobiliare.

Inoltre, è fondamentale l'aumento dell'offerta degli alloggi in locazione a canone sostenibile, anche includendo nei processi di rigenerazione urbana interventi di ERP riducendo ulteriore consumo di suolo, per esempio riqualificando edifici industriali dismessi o caserme. Un altro importante canale per dare fiato alle risorse finanziarie potrebbe essere quello di destinare una percentuale degli oneri di urbanizzazione per grossi centri commerciali alla manutenzione e costruzione di case popolari.

Tra l'altro, Torino in passato ha saputo coinvolgere importanti architetti per progettare e costruire case popolari. Ricordiamo che alcuni quartieri di case popolari progettati da illustri architetti sono inseriti in itinerari turistici, dal XVI Quartiere progettato dall' architetto Umberto Cuzzi, costituito da 561 alloggi al Quartiere 'Le Vallette" progettato tra gli altri dall'ing. Gino Levi-Montalcini, Roberto Gabetti e al Quartiere 'Ina-Case Falchera", che tra le firme illustri ha quella dell'architetto e docente universitario Giovanni Astengo, capo progettista, nominato nel 1975 assessore alla Pianificazione e gestione urbanistica del Piemonte e al Quartiere di corso Sebastopoli, Piano Ina-Casa per merito dell'architetto Carlo Mollino.

Secondo i dati dell'Osservatorio di Federcasa-Nomisma ci sono 61.300 case popolari inagibili. Ciò impone una presa di coscienza in due direzioni: non possono solo essere le Regioni a risolvere questo problema e che non c'è colore politico. Le notizie sul piano casa statale, fanno ben sperare, tuttavia sembra più incentrato sulle manutenzioni che sulle nuove costruzioni di case popolari. Si auspica che anche il tema della costruzione di nuove case popolari, visto il numero crescente di sfratti per morosità nel mercato privato, possa trovare qualche risposta. Le risorse in tal senso si possono trovare attraverso una concertazione statale, destinando una quota percentuale dai grossi fondi bancari, assicurativi, dalle aziende che operano su base nazionale sulle comunicazioni e l'energia.

A proposito dei dati su sfratti per morosità, le sentenze nel 2024 in Italia, secondo il Ministero dell'Interno, sono state 30.041. Circa il numero delle varie sentenze di sfratto, si rileva inoltre che Torino segue a ruota Roma e Napoli, con 2350 sentenze sempre nel 2024. Insomma, numeri emergenziali.



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