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Genocidio Gaza, presidio ad Alessandria: "Se taci sei complice"


di Alberto Ballerino


La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha oscurato sul piano mediatico la drammatica situazione di Gaza. Ad Alessandria il coordinamento per la Palestina cerca di riportate l’attenzione sul tema con un presidio organizzato per domani, lunedì 20 dalle 9 alle 12,30 in piazza Garibaldi, lato giardini.

‘Contro il genocidio a Gaza’ e ‘Contro tutte le guerre’ è il titolo dell’iniziativa. Barbara Laveggio si occupa della organizzazione del coordinamento, a lei chiediamo come è nato e quali sono gli obiettivi di questa nuova iniziativa.

“È  nato – dice - nel 2025 con una riunione organizzata nella Casa di Quartiere dopo una serie di colloqui tra diverse associazioni e cittadini che da anni si occupano del tema Palestina. In questa assemblea furono molto numerosi i partecipanti, al termine si decise di creare un coordinamento con le maglie molto larghe. Non è una struttura ma è composto da singole persone e associazioni da sempre attive su questo argomento, ognuna delle quali continua a svolgere le proprie attività. C’è però un terreno comune: mantenere viva l’attenzione sulla tragedia del popolo palestinese. Non ci siamo dati nessun tipo di regolamento anche perché le sensibilità sono abbastanza diverse.

Non organizziamo raccolte di fondi da mandare in Palestina perché molte di queste associazioni lo fanno già autonomamente. C’è chi come Mara Scagni dell’Ulivo, che è andata molte volte in Palestina e ha numerosi contatti diretti. Ci sono già state molte manifestazioni, soprattutto a ottobre a sostegno della flottiglia che ha toccato molto la sensibilità di tante persone. Una parte era spinta da una sensibilità politica ma altre no, erano direi animate da un sentimento umanitario per qualcosa che andava oltre l’immaginazione e l’indicibile.  Si è sentita proprio la necessità di essere presenti”.

Il coordinamento è provinciale. “Sono rappresentate Tortona, Acqui Terme, Novi Ligure, Alessandria, Casale, Ovada. Facciamo parte a nostra volta di un coordinamento regionale molto attivo che organizza tutte le manifestazioni a Torino e che comunque è molto presente in Piemonte. Spesso partecipiamo alle iniziative che si tengono nel capoluogo sabaudo”.

L’obiettivo del presidio è mantenere viva l’attenzione sul tema Palestina. “Purtroppo, rispetto a quando è nato il coordinamento, la situazione è peggiorata. Perciò abbiamo pensato a un presidio per lo stop all’occupazione ma anche contro tutte le guerre. Si dirà che ovviamente è velleitario ma l’obiettivo è di mantenere viva l’attenzione delle gente sull’argomento. Purtroppo genocidi, aggressione, violenza vengono in qualche modo normalizzati dalla comunicazione e dalla narrazione mediatiche. Ci stiamo abituando all’idea che si possa scivolare verso la guerra. Siamo nati con l’intenzione di concentrarci sulla Palestina e quello è il nostro focus però pensiamo che in questo momento lotte diverse si stiano un po’ saldando”.

Nel presidio verrà proposta una dichiarazione di obiezione di coscienza alla guerra e alla sua preparazione. “Una iniziativa un po’ preventiva. La dichiarazione dice che non mi sottraggo al dovere di proteggere la comunità, ma che lo si può fare anche in forma non violenta: è un modo di dare corso alla Costituzione che ripudia la guerra come metodo di risoluzione delle controversie. Si chiede l’istituzione di un album in cui sono elencate tutte le persone che obiettano alla guerra”.

Alla base di tutto c’è la convinzione  che la società civile debba avere un suo peso. “Credo fermamente nella democrazia che parte del basso, vengo dall’esperienza della campagna contro le mine che ormai risale alla fine degli anni Novanta: veramente in quel caso ci fu un’ondata popolare che riuscì a iscrivere nell’agenda dei grandi il tema. Era molto più facile rispetto alla Palestina che è un argomento divisivo ma ritengo comunque che dobbiamo essere attivi. Se taci sei complice”.  

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