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L'APPUNTAMENTO DI OGGI. Cardinale Artime alla Consolata


Proseguono gli incontri alla Basilica della Consolata nell'ambito dell'iniziativa promossa dal settimanale della Curia torinese La Voce e il Tempo diretto da Alberto Riccadonna. Dopo il dialogo del 6 novembre scorso con Sergio Durando, 53 anni, direttore della Pastorale Sociale dei Migranti[1], stasera alle 21 la platea sarà per il cardinale Ángel Fernández Artime, Rettore maggiore dei Salesiani, intervistato dalla giornalista del settimanale diocesano Marina Lomunno su un tema di grande attualità dai risvolti sempre più controversi: i giovani oggi.[2] Ángel Fernández Artime è stato eletto, al primo scrutinio, il 25 marzo del 2014 decimo successore di Don Bosco. Nato il 21 agosto 1960 a Gozón-Luanco, nelle Asturie, in Spagna da una famiglia di pescatori, è stato ordinato sacerdote il 4 luglio 1987.

Delegato di Pastorale giovanile, direttore della scuola di Ourense, membro del consiglio e vicario ispettoriale, nel 2009 Ángel Fernández Artime è stato nominato ispettore dell’Argentina Sud, incarico che gli ha permesso di collaborare con l'allora arcivescovo di Buenos Aires, cardinal Bergoglio e che ha mantenuto fino al momento della successione a don Pascual Chávez al vertice della congregazione religiosa.

Nominato cardinale motu proprio da Papa Francesco

Il 9 luglio di quest'anno, al termine dell'Angelus, papa Francesco ha annunciato la sua creazione a cardinale al concistoro del 30 settembre in deroga al motu proprio Cum Gravissima, firmato da papa Giovanni XXIII nel 1962, il quale stabilisce che tutti i cardinali debbano essere ordinati vescovi.

Nell'ottobre scorso, alla domanda che "cosa cercano i giovani e quali sono le risposte dei salesiani? Come parlare di Gesù oggi alle nuove generazioni?, ha risposto sottolineato quando sia difficile offrire una risposta univoco "perché i giovani nel mondo vivono realtà molto diverse. Pensando ai nostri giovani qui in Europa riconosco che è un tempo molto difficile. Essere giovane oggi non è più facile che 25 anni fa. Hanno più mezzi che possono aiutare e anche rovinare, c’è tanta mancanza di paternità e maternità nella vita di tanti ragazzi e ragazze. Abbiamo una generazione tra le più istruite nella storia delle nostre nazioni, ma al termine degli studi non hanno le possibilità di trovare un lavoro che permetta loro progettare il futuro: immagino quanti genitori soffrono per questo. In Italia e in Spagna, per esempio, l’età media dei giovani che riescono a diventare autonomi è oltre i 30 anni, una situazione insostenibile che non dà speranza. Anche per questi motivi non è semplice parlare di Dio ai giovani che vivono questi problemi. L’unico modo per confortarli è camminare insieme a loro: spesso pensiamo che siano i giovani che devono venire in Chiesa. Ma da salesiano ho imparato che, come faceva Don Bosco, siamo noi che dobbiamo andare a cercarli ovunque si trovino. Questa è grande sfida per la nostra Chiesa: un cammino di vicinanza, di prossimità, incrociare le loro strade. È il modo migliore per poter parlare loro di Gesù".[3]


Note


[2] Stefano Capello, "Non scarichiamo tutto sulla scuola: l'educazione è alleanza in https://www.laportadivetro.com/post/non-scarichiamo-tutto-sulla-scuola-l-educazione-è-alleanza

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