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Ucraina, quello che possiamo fare, anche se non ci si crede

di Michele Corrado

 

La questione ucraina sta diventando, per la maggior parte degli italiani, una questione ormai noiosa della quale si continua, oltre che a comprendere molto poco nella sostanza delle motivazioni del conflitto, la poca utilità degli attori europei per la sua composizione.

La propaganda dei conflitti asserviti totalmente alle Operazioni sul terreno non rientra, da sempre, nello scenario di un confronto comprensibile e sensato.

Abituati a seguire tali problematiche a distanza, e con l’attenzione degna di una fiction ormai ripetitiva e non particolarmente avvincente, ci ritroviamo ad essere coinvolti in una realtà che ci rifiutiamo di comprendere.

Purtroppo, tale atteggiamento rappresenta la stragrande maggioranza degli italiani che inizialmente si entusiasmano per alcune cause e poi se ne stancano con la stessa velocità. È quindi necessario alimentare una propaganda interna di una narrazione che possa mantenere almeno minima la benevolenza dei cittadini per le vicende ucraine.

Rimanendo quindi attori passivi di avvenimenti lontani, ma che ci riguardano da molto vicino si cerca di convincere la pubblica opinione a non dimenticare che supportare la questione ucraina è cosa dovuta e naturale.

Con questo quadro di situazione poco ci si interessa delle attività dei russi e molto si confida nelle iniziative americane che, nell’immaginario collettivo, hanno sempre rappresentato sia la causa di molti mali, ma anche la soluzione a tali situazioni in veste di gendarmi globali.

È comunque opportuno soffermarci su perché, secondo la nostra visuale, i russi non accettano negoziati definitivi e non la smettono di cercare di occupare territori ucraini a prezzo di enormi perdite in termini di truppe e materiali essendo poi ad un passo dal baratro economico come sistema paese.

Va ricordato che, nel caso di un conflitto convenzionale, quale è quello russo-ucraino, la possibilità di un tavolo negoziale è diretta funzione di quanto accade sul terreno. Ed alle situazioni dei singoli contendenti; nel particolare, se l’Ucraina continua a perdere territori, e la distruzione del suo sistema energetico-industriale prosegue, sarà suo interesse, prima che non ci sia alcuna base su cui negoziare (tecnicamente si chiama Resa incondizionata), chiedere ai russi una qualche forma di armistizio.

Per i russi, fino a quando saranno in grado di sostenere l’attuale sforzo bellico, non vi è alcuna motivazione o convenienza ad una trattativa di alcun genere. Bisogna entrare nell’ottica di un avversario che ritiene l’attuale svolgimento delle operazioni sul terreno soddisfacente e gli obiettivi da raggiungere (l’occupazione delle quattro regioni nelle quali si combatte attualmente come obiettivo minimo, la caduta di Kiev e la resa incondizionata come obiettivo massimo), realistici. Pertanto non vi è alcun senso ad intavolare negoziati se non quello di prendere tempo e dare l’impressione di avere un qualche interesse.

All’interno di questo scenario, dove insieme al resto dei Paesi europei, recitiamo la parte dei comprimari che nulla di decisivo decidono, ma debbono comunque contribuire al sostegno dell’Ucraina. Confidando, ma senza reale certezza, nella buona riuscita della mediazione americana.

Per i russi è necessario impiegare il tempo in trattative inconcludenti con gli americani, ed anche in caso di firma di qualche accordo per loro è solo un ulteriore passo verso il controllo totale del Paese.

Per l’Ucraina il futuro è in ogni caso fosco: se riesce a patteggiare con la Russia sarà “lottizzata” dagli occidentali, se capitolerà militarmente diventerà qualcosa di simile alla Bielorussia.

Pertanto, per quanto ci riguarda, non ci resta che attendere ed in ogni caso “contribuire”. Ma l'interesse reale rimane comunque modesto se a prevalere sono le operazioni militari e non l'azione diplomatica.

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