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Detto in pochissime parole... Son tornati i tempi cupi, ora Vannacci ci spiega il fascismo

di Indiscreto controcorrente


Vannaccia!, pardon mannaggia!, ma non se ne sentiva il bisogno, anche se si sapeva che vi saremmo arrivati. Era soltanto questione di tempo. A rimorchio delle ricostruzioni sulle imprese della X Mas con la Repubblica di Salò a fucilare partigiani, ora Roberto Vannacci, l'uomo in mimetica e anfibi della Lega, ci regala la sua dotta lectio magistralis sul fascismo e sulla presa del potere delle camicie nere, giusto, come riportano le cronache, per dare una scrollatina al verbo dei manuali del partito democratico, dice lui.

Così si è gettato in un mirabile corpo a corpo, secondo le migliori tecniche di bufale da combattimento in cui è specialista. Le migliori bufale non per fare mozzarelle (peccato!), ma per riscrivere paragrafo su paragrafo, capitolo su capitolo, la vulgata ingrata che impregna i fascisti di dicerie su presunte violente e omicidi di oppositori e innocenti persone, mentre il loro unico torto è stato quello di amare la patria al di sopra di tutto, al punto da portarla in una rovinosa guerra.

Forte del suo mondo alla rovescia con cui si balocca, sognando di interpretare a modo suo Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin, l'uomo sa dove andare a parare con quella parte di italiani che vorrebbe un Ventennio in versione XXI secolo, accarezzando la suggestione di una società in cui gli altri stanno in silenzio, coperti e allineati, zitti e mosca, e loro padroni di fare i cavoli propri. Ripensandoci, non è un'idea molto diversa dal Ventennio del XX secolo. In fondo, neppure Vannacci è diverso. Allora, c'è ancora speranza.

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