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Un altro anno da "ricordare" per non cadere negli stessi errori

Aggiornamento: 2 gen

Il nostro addio al 2025


"Abbiamo lasciato alle spalle un Annus horribilis, un altro anno da dimenticare, in cui le cose che dividono hanno prevalso su quelle che uniscono. Sarà per questo che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha evitato di tracciare bilanci dettagliati e ha guardato con decisione al futuro nel suo messaggio di fine d'anno a reti unificate".

Cominciammo così, il 1° gennaio del 2024, la lettera di augurio ai lettori de la Porta di Vetro e ai collaboratori del sito che con grande abnegazione e a titolo gratuito, propongono e raccolgono proposte, dialogano e scrivono.

Il 1° gennaio 2025 ci ritrovammo a scrivere: A distanza di dodici mesi, guardando alle nostre spalle, è davvero difficile sottrarsi all'angosciante sensazione che il pendolo del tempo si sia fermato, radicalizzando ulteriormente il fosco presente di ieri. Ma non così. Le parole scandite dal Presidente della Repubblica nel tradizionale messaggio di fine d'anno e i pensieri di Papa Francesco nel Te Deum in piazza San Pietro, riflettono ancora una volta la speranza che non tutto possa essere deciso dall'alto, che le donne e gli uomini di questo mondo martoriato dalle guerre possano ritornare ad essere padroni del proprio destino e non a cedere il proprio destino nelle mani di pochi padroni.

Oggi, 1° gennaio 2026, che cosa potremmo mai scrivere di inedito? Che le guerre sono finite, come continua a insistere, pavoneggiandosi, il presidente americano Donald Trump? Un minimo di onestà, ce lo impedisce. Non possiamo farlo, perché non è vero. Secondo le statistiche sono aperti nel mondo 56 conflitti. Che siano regionali, locali o tribali, non fa differenza, non è fondamentale distinguerli, perché a chi muore non gliene importa nulla di essere catalogato. Si muore, punto e basta.

In Ucraina muore la meglio gioventù di quel Paese e della Russia, e non si riesce a vedere ancora il buio oltre la siepe, grazie anche all'Unione Europea che potrebbe diventare l'arbitro della situazione se soltanto volesse spiazzare Putin, e di conseguenza anche Trump, con l'apertura di una stagione di disgelo e di pace. Ma gli interessi economici che si sono messi in moto con l'incremento delle produzioni militari, soprattutto in Germania, l'impediscono.

Si muore a Gaza. Ufficialmente non più per le bombe israeliane: 71.250 palestinesi uccisi sembrano più che sufficienti, indipendentemente se si tratta o meno di genocidio. Oggi Netanyahu usa la più perversa arma della fame e dall'assottigliamento degli aiuti umanitari che corrisponde al mantenimento dell'umiliazione per quel popolo, cui è anche negata la protesta come minimo sindacale per non essere bollato con l'accusa di terrorismo.

L'impegno della Porta di Vetro per la Pace e la liberazione di Alberto Trentini

In questi 365 giorni La Porta di Vetro ha pubblicato un migliaio di articoli. La politica locale e nazionale, l'economia, le situazioni di crisi nel mondo del lavoro, la cultura, cinema, mostre, recensioni di libri, le numerose rubriche, l'attenzione dedicata da Pietro Terna, e non solo da lui, all'Intelligenza Artificiale, e tanto altro ancora, hanno fatto da sfondo all'attività sul sito. Ma, senza togliere nulla agli altri, sono stati due i temi cari alla Porta di Vetro, su cui non ha mollato mai la presa: il valore della Pace e la liberazione di Alberto Trentini.

Di Pace, in particolare ne ha scritto nell'ultimo scorcio dell'anno Savino Pezzotta, affiancando l'impegno che è da anni di Piera Egidi Bouchard, Luca Rolandi, Lanfranco Peyretti, Guido Tallone, Giorgio Ardito, Libero Ciuffreda, senza dimenticare quanti hanno offerto la loro penna in forma anonima o occasionalmente, o chi, ancora, come Michele Corrado, da anni con i suoi articoli riporta il senso della guerra su un piano di realtà e non sdraiato sul divano di un indolore war game.

La Porta di Vetro ha scelto di camminare su questo terreno minato. Impopolare. Minato e impopolare per chiunque, come ha ricordato Papa Leone XIV che con coraggio ha raccolto il testimone da Papa Francesco e con la sua flebile voce non fa sconti ai Grandi, incurante delle loro reazioni. Anche se, e lo si deve constatare amaramente, si ha a che fare con straordinari e Grandissimi baciapile quando sono in gioco interessi di bottega nell'uso della religione cattolica, quanto sono indifferenti agli accorati appelli del Pontefice.

Il 31 dicembre 2024, il presidente Sergio Mattarella disse che "la pace grida la sua urgenza e deve essere giusta e attenta al rispetto dei diritti umani, mai sottomissione". E noi scrivemmo: Vero, non possiamo sottometterci. Non lo possiamo fare davanti al regime clericale dell'Iran [ritornato protagonista oggi, in questo primo giorno del 2026 con nuove repressioni sfociate in arresti e spargimento di sangue] che ha imprigionato con futili accuse la giornalista italiana Cecilia Sala, detenuta dal 19 dicembre nel famigerato carcere di Evin. E non ci possiamo sottomettere ad accettare che i giornalisti paghino con la libertà e spesso anche con la vita il coraggio di fare bene il proprio mestiere. Nel 2024 sono oltre cento i reporter morti per seguire i conflitti, metà soltanto a Gaza, e sono oltre 550 quelli attualmente in carcere nei diversi continenti. "Liberazione", come parola chiave.

Vorremmo che questa parola valesse ora anche per Alberto Trentini che sopravvive in un carcere venezuelano dal 15 novembre del 2024 cioè da 412 giorni. La Porta di Vetro ricorda il suo calvario dal 170esimo giorno di prigionia. Ci siamo mossi in ritardo. Ma il ritardo maggiore lo ha accumulato chi ha il potere di tirarlo fuori di prigione e non vi è ancora riuscito.

Ieri, il presidente Mattarella ha parlato agli italiani e li ha guardati fissando la telecamera ricordando che "La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace". In precedenza, le principali reti televisive avevano mandato in onda le immagini che il presidente nel discorso ha così ha descritto: Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte.

Il punto è che oggi sono in molti a sentirsi più forti e altrettanto forti nel riprendere l'appello di Papa Leone XIV, che invita i Grandi della Terra a respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e a praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione. Un richiamo, il suo, alla necessità di disarmare le parole. Da parte dei cittadini, forse, è arrivato il momento di disarmare anche una parte del loro consistente potere. Ne hanno davvero troppo, se lo usano così male.

La Porta di Vetro


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